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Diritto divino

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Introduzione

Diritto divino Dottrina politica secondo la quale i sovrani sono rappresentanti della divinità e da Dio hanno ricevuto il potere di governare. La dottrina è suscettibile di due diversi sviluppi. Il primo costituisce una giustificazione della teocrazia, ovvero di un regime in cui il potere temporale viene gestito da una casta sacerdotale della quale fa parte anche il governante supremo (è questo il caso dell'antico Egitto, all'epoca dei faraoni). Il secondo costituisce invece un potenziamento di un potere temporale esistente, che rafforza le sue pretese vantando una diretta investitura divina.

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Le origini in Occidente

L'idea che i monarchi e più in generale coloro che detengono il potere politico derivino questo potere direttamente dal Signore è presente nella Bibbia, nella lettera ai Romani di san Paolo, in cui si dice che le autorità superiori sono ordinate da Dio. Nel corso dell'Alto Medioevo la dottrina fu intesa come la duplice giustificazione dell'autorità politica degli imperatori (imperium) e dell'autorità spirituale dei papi (sacerdotium). Tuttavia tra i secoli XI e XII i papi diedero un'interpretazione diversa del rapporto tra sacerdotium e imperium, sostenendo che solo il primo era istituito direttamente da Dio, mentre il secondo derivava da questo la sua autorità. Al pontefice spettava quindi sia il potere spirituale sia quello politico, che egli poteva decidere di delegare ai vari sovrani terreni. Di conseguenza il papa, che diveniva così un monarca universale, era in diritto di deporre e nominare i sovrani e di sciogliere i sudditi da ogni vincolo di obbedienza.

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L'età moderna

I sostenitori dell'imperatore svilupparono sin dal Medioevo una serie di dottrine che confutavano le pretese papali di egemonia assoluta, insistendo soprattutto sulla netta divisione tra potere temporale e potere spirituale e sulla validità dell'investitura divina alle autorità politiche. Seguendo questa linea argomentativa alcuni pensatori – tra i quali lo stesso re d'Inghilterra Giacomo I – sostennero che dalla teoria dell'ordinamento divino della monarchia derivavano altri principi egualmente importanti: l'inviolabilità del diritto ereditario; l'assolutezza del potere del re (vedi Assolutismo), che doveva rispondere delle sue azioni solo a Dio; l'illegittimità di ogni forma di resistenza al sovrano. A queste idee si ispirarono molti monarchi seicenteschi; la loro applicazione più compiuta si ritrova probabilmente nel regno di Luigi XIV di Francia.

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