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Epicureismo Sistema di filosofia fondato sugli insegnamenti del filosofo greco Epicuro. Secondo la dottrina epicurea, che concepisce la felicità come bene supremo della vita, la virtù consiste nella liberazione dal turbamento e dal dolore; pertanto, la serenità è raggiunta dominando razionalmente le paure: in particolare, la paura degli dei, della morte e dell’aldilà.
La fisica epicurea è atomistica, sulla scia della tradizione speculativa dei filosofi Leucippo e Democrito. In biologia, Epicuro postulò che le forze naturali avessero originato organismi di tipi differenti e che fossero sopravvissuti solo i tipi capaci di sostenersi e riprodursi. La gnoseologia epicurea è materialista: le sensazioni sono provocate dalle “immagini” (éidola) emesse dai corpi, ossia da un flusso di atomi sottili e velocissimi che colpisce i nostri organi di senso. Le sensazioni sono considerate del tutto attendibili; l’errore sorge solo quando la sensazione viene interpretata impropriamente dall’intelletto. Anche l’anima, per gli epicurei, è costituita da atomi sottili. La dissoluzione del corpo con la morte conduce alla dissoluzione dell’anima, che non può esistere indipendentemente dal corpo: la vita nell’aldilà non è dunque possibile. Poiché la morte significa estinzione totale, essa non ha significato per i vivi o i morti, giacché: “Se ci siamo, non c’è la morte; e quando c’è la morte, non ci siamo più noi”.
Le virtù cardinali nel sistema dell’etica epicurea sono la giustizia, l’onestà e la prudenza, cioè l’equilibrio tra piacere e dolore: Epicuro enfatizzava il valore dell’amicizia, sentimento meno perturbante dell’amore. Il suo edonismo individualistico insegnava che solo mediante la continenza, la moderazione e il distacco si raggiunge quello stato di serenità che è la vera felicità. Nonostante il suo materialismo, Epicuro credeva nella libertà della volontà, ipotizzando che persino gli atomi fossero “liberi” e talvolta deviassero spontaneamente dalla loro orbita originaria. Epicuro non negava l’esistenza degli dèi, ma riteneva che, in quanto “esseri felici e imperituri” dotati di poteri sovrannaturali, essi non intervenissero nelle questioni umane, sebbene potessero trarre piacere dalla contemplazione della vita di uomini virtuosi.
L’epicureismo, che a differenza della corrente filosofica rivale, lo stoicismo, ha attraversato la storia come una tradizione viva e feconda, trovò eminenti seguaci anche tra i romani: la fonte principale per la conoscenza degli insegnamenti di Epicuro è infatti il De rerum natura di Lucrezio; a partire dal III secolo, conobbe una lenta decadenza, per poi giungere a nuova fioritura nel XVII secolo con il filosofo francese Pierre Gassendi.
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