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Mononucleosi Malattia infettiva di origine virale, detta anche morbo di Pfeiffer o febbre ghiandolare, che colpisce prevalentemente soggetti giovani e bambini che condividono ambienti comuni, come le aule scolastiche e le mense. La patologia è causata dal virus di Epstein-Barr, herpesvirus appartenente al genere Lymphocryptovirus; si diffonde con la saliva, che può trasmettersi tramite le vie aeree sotto forma di minute goccioline, oppure direttamente per contatto bocca a bocca. A causa di quest’ultima modalità di trasmissione, la mononucleosi è nota anche con il nome di malattia del bacio.
La mononucleosi non si manifesta immediatamente, ma dal momento dell’infezione vi è un tempo di incubazione, variabile tra i 30 e i 40 giorni, in cui la patologia resta silente, cioè non produce sintomi particolari. Trascorso tale periodo, compaiono manifestazioni aspecifiche come febbre, mal di gola, affaticamento, malessere, inappetenza, che spesso non vengono subito messe in relazione con una eventuale infezione da virus di Epstein-Barr. L’ingrossamento dei linfonodi e della milza e il riscontro di un aumentato numero dei globuli bianchi permettono di individuare la presenza dell’infezione in corso; la conferma della diagnosi si ottiene mediante una particolare indagine sierologica, la cosiddetta reazione di Paul-Bunnel-Davidsohn, con cui si evidenzia la presenza nel sangue di anticorpi anti-virus di Epstein-Barr. Normalmente, la mononucleosi non sviluppa complicazioni; l’infezione può, in alcuni casi, estendersi al fegato, e determinare epatite e ittero, e al sistema nervoso, causando encefalite o meningite.
Il decorso della malattia può essere più o meno lento, e variare da poche settimane fino a circa sei mesi; la guarigione avviene comunque spontaneamente, quando le naturali difese del sistema immunitario riescono a debellare l’infezione virale. Per questo motivo, non esiste una specifica terapia farmacologica della mononucleosi. Il trattamento consiste nel trascorrere lunghi periodi a riposo a letto, in particolare in concomitanza con gli episodi di febbre, e nel seguire un’alimentazione equilibrata e semplice, per evitare danni al fegato. Il medico può eventualmente prescrivere l’assunzione di antibiotici per curare infezioni secondarie di natura batterica, a cui il paziente risulta particolarmente esposto, dato che il suo organismo è già indebolito dall’infezione virale.
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