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Mallarmé, Stéphane (Parigi 1842 - Valvins 1898), poeta francese. Compiuti gli studi, nel 1862 si trasferì in Gran Bretagna dove ebbe modo di perfezionare lo studio della lingua e della letteratura inglese. Al ritorno si sposò e ottenne un incarico di insegnante di inglese al liceo di Tournon.
Essenziale per la sua formazione fu la conoscenza delle liriche di Charles Baudelaire e di Edgar Allan Poe, che in seguito, nel 1888, tradusse. Nel 1866 pubblicò alcune poesie sulla rivista “Le Parnasse contemporain” e iniziò il poema Hérodiade, ultimato nel 1869, nel quale tentò di descrivere “non la cosa, ma l’effetto che essa produce”, proponendo una poetica opposta a quella del realismo. Intanto veniva trasferito in altri licei, prima a Besançon (1866), poi ad Avignone e infine a Parigi (1871). Nel 1867 attese alla composizione del racconto Igitur o la follia di Elbehnon, nel quale già si profilavano temi e figure delle poesie successive. Nella ristretta cerchia degli amici poeti Mallarmé andava assumendo la figura di un maestro, ma la consacrazione di caposcuola venne più tardi, anche grazie all’elogio che di lui fece Joris-Karl Huysmans nel romanzo A ritroso del 1884. Nel 1876 pubblicò Il meriggio di un fauno, poemetto scritto con l’ambizione di registrare, oltre il mondo dei sogni, l’assoluto. A quest’opera si ispirò il musicista Claude Debussy per il Prélude à l’après-midi d’un faune. Tra gli altri scritti di Mallarmé si ricordano l’antologia Versi e prose (1893) e il volume di prose Divagazioni (1897). Nel 1897 comparve anche Un colpo di dadi non abolisce mai il caso, in cui, superando il prevedibile impiego della sintassi e del sistema grafico tradizionale, riproponeva la tensione metafisica di Igitur.
Tra i più lucidi fondatori e teorici del simbolismo, Mallarmé elabora una poesia che, andando oltre la poetica baudelairiana delle corrispondenze, evita i dati naturalistici perché distraggono dalla ricerca di una realtà più profonda e segreta. Tale realtà, che rimane ineffabile con gli strumenti della logica, può essere però evocata con il potere magico e insieme mistico della parola: una realtà che si può indicare attraverso il simbolo, creando un cortocircuito inesplicabile attraverso il quale il particolare indica l’assoluto e svela il mistero delle cose. Considerato un maestro dalle nuove generazioni, Mallarmé raccolse attorno a sé nella sua casa di Parigi, negli “incontri del martedì”, molti giovani scrittori tra i quali Paul Claudel, André Gide e Paul Valéry. Enorme è stata la sua influenza sulla poesia, anche italiana, del Novecento.
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