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Struttura articolo
Introduzione; Caratteristiche fisiche; Evoluzione; Composizione del phylum; Classificazione scientifica
La superficie corporea degli artropodi è sede di numerosi organi di senso, del tutto diversi da quelli dei vertebrati: da uno a molte paia di occhi (semplici, composti o di entrambi i tipi) e antenne che funzionano da recettori del tatto e del gusto. Il sistema nervoso è piuttosto complesso, benché limitato a causa delle dimensioni relativamente piccole di questi animali; simile a quello degli anellidi, è costituito da una massa gangliare situata in posizione cefalica, da cui si diparte, nella regione ventrale del corpo, una lunga catena costituita da due nervi paralleli recanti una coppia di gangli per ogni segmento.
Gli antenati più probabili degli artropodi furono animali affini agli attuali anellidi, come testimoniato dalla somiglianza tra la struttura corporea di questi ultimi e quella degli artropodi più primitivi: il corpo infatti è in entrambi molle e allungato, e suddiviso in numerosi segmenti uguali, ciascuno dotato di un paio di appendici locomotorie. Nel corso dell’evoluzione i segmenti, originariamente non differenziati, si sono specializzati a svolgere diverse funzioni e si sono riuniti in gruppi detti tagmi; inoltre le appendici, un tempo caratterizzate da una funzione puramente locomotoria, si sono evolute diventando, secondo i casi, strutture per la masticazione (mandibole), antenne, pedipalpi o zampe. L’evoluzione degli artropodi è particolarmente interessante per le numerose variazioni che sono state messe in atto dai diversi gruppi rispetto alla struttura anatomica degli artropodi più primitivi. Si pensi, ad esempio, a organi come le ali, che hanno consentito a molti membri del phylum di occupare nicchie ecologiche vergini. Anche il ciclo vitale si è specializzato, con la comparsa di stadi distinti, adatti a circostanze ambientali diverse; nel caso degli insetti, il ciclo vitale presenta generalmente una o più metamorfosi, che permettono la trasformazione da uno stadio larvale all’altro, fino ad assumere l’aspetto definitivo tipico dell’animale maturo.
Il phylum degli artropodi è suddiviso in tre subphyla: trilobitomorfi, chelicerati e mandibolati. Fra i gruppi di artropodi estinti, la classe delle trilobiti, appartenente al subphylum dei trilobitomorfi, è quella meglio conosciuta, perché ben rappresentata nella fauna fossile. Il subphylum dei chelicerati comprende animali privi di antenne e con appendici boccali specializzate, chiamate appunto cheliceri. Ai chelicerati appartengono le classi dei picnogonidi, dei merostomi e degli aracnidi. La prima è costituita da organismi dotati di arti lunghissimi che si nutrono succhiando i liquidi tissutali di animali marini; la seconda comprende gli xifosuri; la terza, la classe degli aracnidi, comprende animali come i ragni (araneidi), gli opilionidi, gli scorpioni, le zecche e gli acari, tutti prevalentemente terrestri. Il subphylum dei mandibolati è caratterizzato da un capo munito di antenne, mandibole e appendici boccali variamente specializzate. Ne fanno parte i crostacei (aragoste, gamberi e granchi), che comprendono in gran parte animali marini, ma anche specie d’acqua dolce e terrestri; gli insetti, che rappresentano l’apice evolutivo degli artropodi e hanno colonizzato pressoché tutte le nicchie ecologiche; alcuni di essi (pterigoti) sono dotati di ali e hanno sviluppato la capacità di volare, mentre talune specie, come le api mellifere e le termiti, hanno evoluto sistemi di organizzazione sociale e di comunicazione particolarmente complessi. Il subphylum comprende inoltre le classi dei diplopodi e dei chilopodi.
Gli artropodi costituiscono un phylum del regno animale. Si suddividono nei tre subphylum dei trilobitomorfi, dei chelicerati e dei mandibolati.
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