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Risultati di Windows Live® Search Lukács, György (Budapest 1885-1971), filosofo e critico letterario ungherese. I primi saggi, tra i quali L’anima e le forme (1911) e La teoria del romanzo (1915), risentono dell’influenza di Søren Kierkegaard, della filosofia tedesca contemporanea – in particolare del sociologo Max Weber – e del pensiero di Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Dopo la prima guerra mondiale Lukács aderì al marxismo, si iscrisse al Partito comunista ungherese e, nel 1919, entrò a far parte del governo della Repubblica ungherese dei Consigli. Alla caduta di Béla Kun si rifugiò a Vienna, dove scrisse – in tedesco, come gran parte delle sue opere – Storia e coscienza di classe: studi sulla dialettica marxista (1923), testo in cui è centrale l’elaborazione in teoria organica del concetto di alienazione e che lasciò una forte impronta sugli sviluppi del “marxismo occidentale”. Duramente attaccato nella Terza Internazionale, nel 1929 il saggio fu ripudiato dall’autore stesso, che si accostò a posizioni marxiste più ortodosse. Si apre così l’ultima fase del pensiero di Lukács, che nel 1930 si trasferì a Mosca dove visse fino al 1945, anno in cui tornò a Budapest. Qui ricoprì la cattedra di estetica fino al 1958 e fu ministro della Cultura Popolare durante la rivolta del 1956. In questo periodo Lukács si dedicò principalmente all’elaborazione di un’estetica marxista, nella quale si inquadrano importanti studi di critica e di storia della letteratura. Accanto ai contributi filosofici Il giovane Hegel (1948) e La distruzione della ragione (1954), scrisse Goethe e il suo tempo (1947), Thomas Mann e la tragedia dell’arte moderna (1949), i Saggi sul realismo (1948), i Contributi alla storia dell’estetica (1954) e la vasta Estetica (1964). Il realismo propugnato in questi e altri saggi, identificato dall’autore soprattutto con il realismo dei romanzi di Honoré de Balzac, Lev Tolstoj e Thomas Mann, si fonda sulla teoria del “rispecchiamento estetico”, ossia la capacità dell’arte – e la necessità – di cogliere attraverso il “particolare” e il “tipico” una certa realtà storica e sociale.
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