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India

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India: bandiera e innoIndia: bandiera e inno
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2.3

Flora e fauna

Nelle zone aride ai confini con il Pakistan la vegetazione è rada e perlopiù erbacea, con numerose specie arbustive. La pianura gangetica, grazie alla maggior presenza d’acqua, ospita una rigogliosa vegetazione con molte specie di piante, soprattutto nella zona sudorientale dove crescono la mangrovia e il sal (Shorea robusta).

Sulle vette himalayane si trovano diverse varietà di flora artica, mentre le pendici più basse, ricoperte di foreste, ospitano numerose specie di piante subtropicali, in particolare orchidacee. Nell’Himalaya nordoccidentale, al di sopra della fascia tropicale, predominano le conifere, specialmente il cedro e il pino, mentre in quella orientale la vegetazione tropicale e subtropicale, con querce e magnolie, si spinge sino a livelli altitudinali molto elevati; diffuso nell’area è anche il rododendro.

La costa del Malabar e le pendici dei Ghati occidentali, grazie alle abbondanti precipitazioni, sono ammantate da una rigogliosa foresta pluviale, con prevalenza di sempreverdi, bambù e alberi ad alto fusto come il teak e il sandalo (in particolar modo il Santalum alba). Nelle pianure paludose e lungo le pendici dei Ghati occidentali vi sono ampi tratti di giungla fitta e impenetrabile. La vegetazione del Deccan è meno lussureggiante e assume su vaste aree caratteri xerofili, presentandosi come una savana più o meno ricca, ma in tutta la penisola si possono trovare, lungo i fiumi, macchie di bambù, palme e varie specie sempreverdi.

Molteplici varietà di animali sono distribuite nel vasto territorio indiano all’interno di specifici habitat (forestale, savanico, montano ecc.). Numerosi sono i felini, tra cui la tigre, il leone e il leopardo delle nevi (protetti perché in pericolo di estinzione), la pantera e, nel Deccan, il ghepardo.

L’elefante indiano si trova sulle pendici nordorientali dell’Himalaya e nelle remote foreste del Deccan. Diffusi sono anche, in areali diversi, il rinoceronte, lo sciacallo, il bufalo, il cinghiale, l’antilope e numerose specie di scimmie (tra cui la scimmia Rhesus). Molto diffusi sono inoltre il serpente, soprattutto le specie velenose come il cobra, e il coccodrillo (tra cui il gaviale). Per quanto riguarda l'avifauna si ricordano il pappagallo, il pavone e uccelli come il martin pescatore e l’airone.

2.4

Problemi e tutela dell’ambiente

Per ovviare ai drammatici problemi della sovrappopolazione e della carenze di risorse alimentari l’India, che conta circa 1 miliardo di abitanti, ovvero circa 1/6 della popolazione mondiale, ha dovuto adottare strategie di sviluppo agricolo e industriale che hanno comportato e comportano pesanti ripercussioni in ambito ecologico. Benché il paese abbia fatto molto per limitare gli abusi sull’ambiente, l’India si trova ancora oggi a dover affrontare gravi minacce ambientali quali la deforestazione, dovuta in gran parte alla raccolta di legname impiegato come combustibile, lo sfruttamento eccessivo dei pascoli e la desertificazione, causata principilmante dalla pratica della monocoltura. Fra gli altri problemi ambientali vi sono l’erosione e la salinizzazione del suolo e l’inquinamento idrico, causato, tra l’altro, dal mancato trattamento delle acque di scolo e dallo scarico dei pesticidi agricoli. Problema rilevante è infine l’inquinamento atmosferico, causato dagli scarichi industriali e dai gas di scarico dei veicoli. Il peggiore incidente industriale della storia si verificò nel 1984 a Bhopal, dove il mancato rispetto delle fondamentali norme di sicurezza industriali provocò la morte di circa 3.300 persone.

Il paese ospita circa il 6% delle specie vegetali del mondo, il 33% delle quali è endemico. Il 10% della flora (circa 1.300 specie) è però in via d’estinzione, soprattutto a causa della deforestazione. Il paese ha varato il Piano nazionale di azione faunistica che fornisce un quadro per la protezione delle specie e prescrive l’istituzione di una rete di zone protette che coprano tutti i principali tipi di habitat per almeno il 4% delle terre emerse totali del paese. Il 4,9% (2004) della superficie territoriale è sotto tutela ambientale.

In India il concetto di protezione delle aree naturali, in particolare delle foreste, risale a migliaia di anni fa, con l’istituzione di boschetti sacri e riserve di caccia. Le prime leggi forestali furono approvate verso la metà del XIX secolo. La legislazione moderna ha incorporato un certo numero di leggi in materia di diritto ambientale continuando così a considerare la conservazione ambientale uno dei problemi prioritari della nazione. Tra i numerosi parchi nazionali e riserve naturali del paese si ricordano il Parco nazionale Gir e il Parco nazionale Corbett.

L’India ha ratificato la Convenzione per la protezione dei luoghi patrimonio dell’umanità (WHS) e la Convenzione di Ramsar sulle zone umide. Nell’ambito del programma MAB (Man and the Biosphere, L’uomo e la biosfera) dell’UNESCO sono previste tredici riserve della biosfera. Tra i numerosi progetti di tutela ambientale adottati dal governo indiano vi sono il Progetto Tigre, che ha istituito nove riserve speciali per questo animale, e il Progetto per l’allevamento e la tutela dei coccodrilli. È inoltre previsto un Progetto per la conservazione del leopardo delle nevi per la regione dell’Himalaya. Il paese ha firmato e ratificato inoltre molti accordi internazionali per la tutela dell’ambiente, fra cui la Convenzione sul diritto del mare, il Trattato per il legname tropicale, il Trattato Antartico e quelli relativi alla biodiversità, al cambiamento del clima, alle specie in via d’estinzione, alle modificazioni dell’ambiente, ai rifiuti pericolosi, alla messa al bando dei test nucleari, alla protezione dello strato di ozono e all’inquinamento di origine navale.

3

Popolazione

Con 1.129.866.200 abitanti (2007) l’India è per popolazione il secondo paese del mondo dopo la Cina. La densità media è di 380 abitanti per km². Il 71% (2005) degli abitanti del paese vive in zone rurali e un terzo della popolazione totale vive al di sotto della soglia di povertà stabilita dai parametri delle Nazioni Unite.

Il rapido incremento demografico che l’India ha conosciuto a partire dagli anni Quaranta del XX secolo fu determinato dai ragguardevoli risultati raggiunti nella lotta contro le carestie locali e dal miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, che portarono a una forte riduzione del tasso di mortalità. Con un tasso di incremento demografico annuo pari all’1,61%, l’India registra attualmente una crescita demografica costante, tuttavia notevolmente inferiore ai picchi raggiunti tra gli anni Cinquanta e Settanta del XX secolo, che richiesero l’intervento di drastiche misure di pianificazione familiare, tra cui impopolari campagne di sterilizzazione.

La composizione etnica dell’India, estremamente eterogenea, è frutto di un continuo flusso di migrazioni che nei millenni ha portato sul suolo indiano popoli con culture, lingue e religioni estremamente diverse tra loro. La popolazione del subcontinente indiano deriva infatti da una complessa vicenda di popolamento in cui è possibile individuare tre differenti gruppi: europoide, mongoloide e australoide. Al primo gruppo appartiene il popolo degli ariani, l’etnia più numerosa insediatasi nell’area. Le genti ariane (originarie delle zone interne dell’Asia) hanno invaso le fertili pianure fluviali, dove hanno dato origine alla civiltà sedentaria e urbana dell’India. Gli ariani si sono qui sovrapposti alle popolazioni preesistenti, d’origine dravidica, ricacciate poi in larga parte verso sud, nelle foreste del Deccan, dove talune sono sopravvissute sino a oggi. Attualmente, i principali gruppi etnici presenti sul territorio indiano sono quelli indo-ariani (72%), dravidi (25%) e mongoli (3%).

3.1

Lingua e religione

In India vengono parlate più di 1.600 tra lingue e dialetti; le lingue ufficiali sono l’hindi, parlato da circa il 30% della popolazione, e l’inglese, lingua dell’amministrazione e del commercio parlata solo da una minoranza della popolazione. La Costituzione indiana riconosce come lingue ufficiali anche il bengali, il tamil, l’urdu, il telugu, il marathi, il gujarati, il kannada, il malayalam, l’orya, il punjabi, l’assamese, il kashmiri, il sanscrito e il sindhi. La maggior parte delle lingue diffuse nelle aree settentrionali del paese (urdu, hindi e bengali, ma anche punjabi, assamese) appartengono al ceppo indoeuropeo e derivano dal sanscrito, l’antica lingua con cui fu stilato il vasto corpo di scritture religiose e laiche che costituisce il nucleo della letteratura indiana classica (vedi Letteratura sanscrita). Per contro, le lingue dravidiche parlate al sud (telugu, kannada, malayalam), traggono le loro origini dal tamil che, utilizzato anticamente a livello letterario, è ancor oggi molto diffuso. Il manipuri (parlato nello stato del Manipur, nell’estremo nord-est del paese) si ritiene appartenga al ceppo sinotibetano. Vedi Lingue indiane.

I principali gruppi religiosi del paese sono costituiti da induisti (che rappresentano circa l’82% della popolazione), musulmani (12%), cristiani (2,3%) e sikh (2%). Altre importanti minoranze sono rappresentate dai buddhisti (0,7%), dai giainisti e dai parsi. La crescita del nazionalismo e del fondamentalismo religiosi nel corso degli anni Ottanta e Novanta ha fomentato in alcune zone del paese tensioni di natura politica e sociale, manifestandosi talora in forma violenta, come nel caso delle rivolte avvenute nel Punjab nel 1992 e nel 1993; ciò costituisce una seria minaccia per il futuro dello stato laico in India.

La Costituzione indiana esprime il proposito di sradicare l’antico sistema della casta che per secoli ha negato ogni possibilità di progresso sociale agli strati inferiori del sistema, i cosiddetti “intoccabili”. Attualmente sono circa 240 milioni i dalits, termine recentemente utilizzato per designare gli harijans, “figli di Dio”, come furono chiamati gli “impuri” da Gandhi. All’indomani dell’indipendenza furono intraprese importanti misure per promuovere attivamente l’istruzione e migliorare le condizioni di vita di queste classi marginali, la cui origine si collega alla sovrapposizione di gruppi etnici economicamente e culturalmente superiori su popolazioni sottomesse. Attualmente, malgrado il pregiudizio sia rimasto vivo, persone appartenenti alle caste più basse sono presenti ormai in tutti i livelli sociali e ricoprono in alcuni casi importanti ruoli all’interno della società indiana.

3.2

Istruzione e cultura

Dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1947, l’India cercò di sviluppare un sistema scolastico unico e integrato, ma l’acculturazione della giovane popolazione indiana, con la complessità sociale e religiosa che la caratterizza, non fu opera facile. Ciononostante sono stati intrapresi, e largamente realizzati, cambiamenti radicali e strutturali e dall’epoca dell’indipendenza il numero delle scuole e degli allievi è notevolmente cresciuto.

Dopo le riforme degli anni Ottanta il sistema scolastico, quasi interamente gestito dai governi dei singoli stati, prevede l’istruzione obbligatoria e gratuita dai 6 ai 14 anni; recentemente è stato inoltre istituito un programma nazionale di alfabetizzazione degli adulti. Nel 2005 il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta era del 56,6%, contro il 43% degli anni Ottanta del XX secolo.

Il paese conta circa 200 atenei, tra cui i più antichi sono le università di Kolkata, Mumbai e Chennai, sorte nel 1857. Numerosissimi i musei e le istituzioni culturali disseminati nel paese, tra i quali si ricordano il Prince of Wales Museum of Western India (1905) a Mumbai, il Museo nazionale indiano e il museo Birla, a Kolkata.

Per ulteriori approfondimenti sulla cultura del paese, vedi Danza indiana; Teatro indiano; Arte indiana; Musica indiana; Filosofia indiana; Cinema indiano; Letteratura indiana; Mitologia indiana.

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