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India

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India: bandiera e innoIndia: bandiera e inno
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7

Storia

Le prime tracce di insediamenti umani nel subcontinente indiano risalgono a circa mezzo milione di anni fa. Una cultura di tipo mesolitico si sviluppò fra l’8000 e il 6000 a.C. e nel Neolitico si svilupparono attività di agricoltura e allevamento.

Intorno al 2500 a.C. si colloca l’origine della cosiddetta civiltà della valle dell’Indo, caratterizzata dalla formazione di città (come Mohenjo-Daro) che avevano intensi scambi commerciali con la Mesopotamia.

Verso la metà del secondo millennio l’India fu ripetutamente invasa dagli arii, tribù di lingua indoeuropea che dalle catene montuose nordoccidentali giunsero gradualmente a occupare il territorio a nord dei monti Vindhya e a ovest del fiume Yamuna. Con l’invasione di questi popoli la civiltà della valle dell’Indo si estinse e nacque una nuova forma di organizzazione sociale basata sulla divisione in classi, che porterà in seguito al sistema delle caste.

7.1

Dal periodo vedico all’epoca indù

Le informazioni relative a questo periodo provengono dai Veda, testi sacri composti fra il 1300 e il 1000 a.C., che illustrano l’origine di alcuni caratteri fondamentali del sistema socio-religioso noto come induismo. Durante il primo millennio a.C. furono fondati sedici stati autonomi nella regione compresa tra l’Himalaya, il tratto meridionale del Gange, i monti Vindhya e la valle dell’Indo. Il più importante di questi regni fu quello di Magadha, nell’attuale Bihar, che intorno alla metà del VI secolo a.C. divenne lo stato dominante in India. All’epoca del sovrano Bimbisara (543-491 a.C.) si svolse nel Magadha la predicazione di Buddha e di Nataputta Mahavira, fondatori rispettivamente del buddhismo e del giainismo.

L’India nordoccidentale fu conquistata dagli Achemenidi (518 ca. a.C.) e in seguito da Alessandro Magno (326 a.C.); si formarono allora, nel Pakistan, piccoli regni detti indo-greci.

7.2

Dall’epoca dei Maurya all’invasione dei kusana

Nel 321 a.C. Chandragupta impose il suo controllo sul regno di Magadha. Fondatore della dinastia Maurya, nei dieci anni che seguirono estese la sua sovranità a gran parte del subcontinente. Di fronte alla nuova potenza militare Seleuco I, generale di Alessandro Magno e fondatore della dinastia dei Seleucidi, riuscì a stringere un’alleanza con Chandragupta dandogli in sposa sua figlia (305 a.C.).

La dinastia Maurya durò fino al 185 ca. a.C. Durante il regno di Aśoka, il più grande sovrano Maurya (274-232 a.C.), il buddhismo divenne la religione dominante. L’India richiamava, con i suoi centri di cultura quali Nalanda e Takshasila, studiosi dalla Cina e dal Sud-Est asiatico. Tra le dinastie successive a quella Maurya, quella Sunga durò oltre un secolo.

Durante il I secolo d.C. l’India settentrionale fu invasa dai kusana, una popolazione nomade proveniente dall’Asia centrale. I traffici lungo la Via della seta e gli scambi commerciali con l’impero romano resero ricco e potente il dominio kusana che durò fino al III secolo.

7.3

L’impero Gupta

Nel 320 il Magadha tornò a essere il centro di un vasto impero, quello della dinastia Gupta, che si estendeva su tutto il subcontinente a nord del fiume Narmada. Durante il regno della dinastia Gupta l’India visse un’epoca di pace, di prosperità economica e culturale. L’induismo, che da tempo aveva conosciuto un certo declino, tornò a rifiorire assorbendo alcune caratteristiche del buddhismo.

Verso la fine del V secolo l’impero Gupta decadde in seguito alle incursioni degli unni provenienti dall’Asia centrale. Questi imposero il proprio dominio in India per diversi decenni, fino alla sconfitta subita per opera dei turchi (565). Tra i discendenti odierni degli unni rimasti in India figurano alcuni gruppi dello stato del Rajasthan.

Un altro potente regno fu fondato nel 606 nell’India settentrionale da Harsha, l’ultimo sovrano buddhista della storia indiana. Harsha impose il suo dominio sulla quasi totalità del territorio, tentando senza successo di conquistare anche il Deccan, ma dopo la sua morte il regno si divise in numerosi principati.

7.4

Il dominio musulmano e l’invasione dei mongoli

Il sorgere in Asia occidentale di una nuova potenza, che trovava la sua forza unificatrice nell’Islam, mise fine al lungo periodo di conflitti interni. Il turco-afghano Mahmud di Ghazni (che regnò dal 998 al 1030), di religione musulmana, estese il suo dominio da Lahore alla Persia. Un altro grande sovrano turco-afghano fu Muhammad al-Ghuri, il cui regno, che pose fine al dominio gazhnavide, iniziò nel 1175; in dieci anni egli estese i suoi domini sull’intera pianura del Gange. Il dominio musulmano dell’India continuò con il sultanato di Delhi.

Nel 1398, le contese dinastiche e la mancanza di una resistenza organizzata esposero l’India all’invasione dei mongoli di Tamerlano, che saccheggiarono e distrussero Delhi. Al suo ritiro dall’India, Tamerlano lasciò ciò che rimaneva dell’impero a Mahmud, l’ultimo sovrano della dinastia Tughlaq. A questa dinastia succedette quella dei Sayyd (1414-1451) e dei Lodi (1451-1526).

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