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Gor’kij, Maksim

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Maksim Gor’kijMaksim Gor’kij

Gor’kij, Maksim Pseudonimo di Aleksej Maksimovič Peškov (Nižnij Novgorod 1868 - Mosca 1936), scrittore russo, autore di romanzi, opere teatrali e saggi, iniziatore del realismo socialista in letteratura. Contrario alla sperimentazione stilistica e sospeso tra lezione romantica e visione socialista della storia, Gor’kij è considerato il maestro fondatore della letteratura sovietica. Sebbene sia conosciuto soprattutto come scrittore, fu anche una figura di spicco del movimento rivoluzionario russo.

Di famiglia contadina, orfano, autodidatta e costretto a guadagnarsi da vivere fin dall’età di nove anni, svolse umili lavori in varie parti della Russia europea. L’esordio letterario avvenne nel 1892 con il primo di numerosi racconti e schizzi pubblicati su vari periodici, che, raccolti in volume nel 1898, ebbero immediato successo e lo resero celebre in tutta la Russia.

Nel 1899 cominciò a prendere parte alle attività dei gruppi marxisti, e nel 1906, ormai noto drammaturgo (Bassifondi è del 1902), si recò all’estero per promuovere le finalità del socialismo e raccogliere fondi a favore della causa rivoluzionaria. Nel 1907 l’autorità zarista lo costrinse ad allontanarsi, e Gor’kij si trasferì a Capri, da dove fece ritorno in patria nel 1915. Sostenitore della Rivoluzione russa del 1917, divenne, all’indomani della vittoria delle forze rivoluzionarie, attivo organizzatore culturale. Costretto, questa volta dalle condizioni di salute, a lasciare il suo paese, nel 1922 si trasferì a Sorrento, dove visse sei anni; tornato in Unione Sovietica, riprese la propria attività di promozione culturale.

Fra i suoi romanzi si ricordano La madre (1907), storia dell’adesione allo spirito rivoluzionario da parte di una vecchia contadina, e la tetralogia La vita di Klim Samgin (1927-1936), ampio panorama della storia russa dal 1880 al 1917. Di grande interesse è anche la trilogia autobiografica che comprende Infanzia (1913-14), Fra la gente (1915-16) e il volume ironicamente intitolato Le mie università (1923).

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