Scelti da Encarta
I migliori testi sull'argomento Tecnologia, scelti dalla redazione di Encarta
Elementi correlati
Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Tecnologia

Risultati di Windows Live® Search

Tutti i risultati in
Risultati di Windows Live® Search
Pagina 2 di 3

Tecnologia

Articolo
Multimedia
Novecento: si alza in volo il nuovo secoloNovecento: si alza in volo il nuovo secolo
Struttura articolo
4.1

L’impatto della tecnologia nella seconda metà del Novecento

Queste due analisi precedono tuttavia l’impatto che la tecnologia e le innovazioni tecnologiche hanno avuto alla fine del XX secolo. I risultati di tale impatto comprendono nuove risorse di fabbricazione, tra cui i materiali compositi e i cosiddetti “materiali intelligenti”, in grado di rispondere ai cambiamenti delle strutture con cui sono in rapporto, e che si comportano come se fossero dotati di memoria. La tecnologia si è miniaturizzata (vedi Nanotecnologia) e si è estesa al regno della vita: sono in numero sempre più crescente le nuove varietà di piante e animali prodotte grazie ai progressi dell’ingegneria genetica.

Oggi sono inoltre disponibili potenti mezzi di comunicazione e di elaborazione delle informazioni (vedi Computer; Supercomputer), che hanno permesso di applicare la tecnologia a problemi e scienze sociali, con una ricaduta che riguarda diversi aspetti sia del lavoro sia della vita di tutti i giorni.

La scala di queste innovazioni tecnologiche e le rispettive velocità di attuazione presentano differenze abbastanza significative rispetto a quanto sperimentato nelle fasi precedenti dell’evoluzione tecnologica. Una caratteristica distintiva della seconda metà del Novecento è stata la crescente consapevolezza degli aspetti negativi della tecnologia, dovuta in parte al verificarsi di grandi disastri tecnologici. Fra questi, la tragedia avvenuta nel 1984 a Bhopal, in India, dove un’esplosione nell’impianto chimico della Union Carbide provocò una fuga di isocianato di metile che causò la morte immediata di circa 3300 persone; l’incidente occorso nel 1986 alla navetta spaziale Challenger, esplosa subito dopo il lancio provocando la morte di sette astronauti e, nello stesso anno, il disastro di Černobyl, quando, in seguito a un incendio nel nucleo del reattore della centrale, si ebbe una fuga di scorie radioattive che raggiunse numerose regioni del mondo.

La conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo, meglio conosciuta come “Summit della Terra”, svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992 (vedi Conferenza di Rio), portò alla ribalta problematiche quali il cambiamento climatico (vedi Clima; Riscaldamento globale), lo sviluppo sostenibile e una gestione più responsabile dell’acqua e delle risorse energetiche, con particolare riguardo all’inquinamento ambientale, allo smaltimento dei rifiuti e alla riduzione del divario tecnologico tra il Nord e il Sud del mondo.

In questa fase, sul finire del XX secolo, qualsiasi processo tecnologico dovrebbe essere ritenuto incompleto se non prende adeguatamente in considerazione anche l’impatto sociale e ambientale associato. Ma per ora le cose non sono migliorate: nel dicembre del 1997 i rappresentanti di quasi tutti i paesi del mondo e delle maggiori associazioni ambientaliste si sono ritrovati a Kyoto, in Giappone (vedi Protocollo di Kyoto), per constatare che i problemi di protezione del patrimonio ambientale sono sempre più gravi e che l’umanità sta esponendosi volontariamente al grave rischio di lasciare in eredità alle future generazioni una Terra “non abitabile”.

Il settore della tecnologia in cui maggiormente si è acquisita questa consapevolezza è probabilmente quello dell’energia nucleare, quale conseguenza del lancio delle due bombe atomiche americane sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nella seconda guerra mondiale, della proliferazione delle armi nucleari nel dopoguerra (vedi Guerra Fredda) e di alcuni incidenti in centrali atomiche.

4.2

Interpretazioni attuali

Studi storici di diversa impostazione mettono in luce la natura e lo sviluppo della tecnologia. Una prima distinzione può essere operata tra le impostazioni cosiddette “internaliste” e quelle “contestualiste”. Nel primo caso, l’attenzione è posta sugli aspetti progettuali di un particolare dispositivo e sugli elementi correlati, quali ad esempio i possibili miglioramenti tecnici. Le fortificazioni medievali, gli aratri a vomere, le macchine a tastiera, gli orologi, i ponti a travi di acciaio, le macchine a vapore, i razzi interplanetari e la bussola sono stati e sono gli argomenti classici delle esposizioni di taglio internalista. Nonostante il loro carattere informativo, queste argomentazioni non contribuiscono molto ai fini della spiegazione del perché i manufatti abbiano assunto una determinata forma o perché in essi si siano prodotte delle trasformazioni.

Al contrario, nelle descrizioni di tipo contestualista viene sottolineato lo stretto rapporto di influenza reciproca fra sviluppi tecnologici e fattori culturali. L’ambiente economico, sociale e politico in cui si è espletata l’attività tecnologica e nel quale essa ha assunto la sua forma particolare vengono a costituire l’interesse centrale dell’indagine storica.

5

Il controllo della tecnologia

La valutazione di quanto la tecnologia sia realmente sotto il controllo umano costituisce argomento di un acceso dibattito. Da un lato troviamo i costruzionisti sociali, i quali ritengono che la tecnologia sia uno strumento foggiato secondo i desideri di chi lo ha creato o, in generale, che siano i gruppi sociali a definire e dare un senso ai prodotti tecnologici. Dall’altro lato si schierano coloro i quali sostengono che la tecnologia esiste come agente autonomo, in grado di pilotare la storia.

Secondo quest’ultimo punto di vista, la tecnologia non è al servizio della società ma ne è “padrona”, e imprime ai nostri destini, in misura sempre più profonda, forme che sembrano essere inevitabili e irreversibili.

Tra i due opposti poli del costruttivismo sociale e del determinismo tecnologico si collocano varie posizioni intermedie, in qualche modo sostenute dall’evidenza storica. È in effetti vero che grandi e complessi sistemi tecnologici sembrano in grado di sviluppare un proprio dinamismo, e che le tecnologie possono talvolta predisporre le persone a sviluppare determinati stili di vita piuttosto che altri.

L’esercizio della scelta tecnologica dovrebbe attuarsi con il coinvolgimento democratico delle istituzioni politiche, culturali e della cittadinanza, e idealmente dovrebbe avvenire dopo la valutazione degli effetti e dell’impatto che il cambiamento associato potrà produrre sui singoli e sulla organizzazione sociale.

6

Tecnologia e cultura

La cultura viene spesso chiamata in causa per spiegare il significato delle norme, dei valori, delle credenze e delle convenzioni di un gruppo. I membri di ciascun gruppo interpretano le loro esperienze in termini di questi valori e categorie condivisi, che li distinguono dai membri di altri gruppi. Sulla base di ciò è stata avanzata l’ipotesi che le tecnologie prodottesi in un particolare contesto culturale rechino l’impronta di tale cultura, e ne riflettano i valori e le credenze.

Il giapponese Kenji Ekuan, progettista delle moto e degli strumenti musicali Yamaha, ha sostenuto che il design giapponese è caratterizzato da una “semplicità complessa”; i prodotti sono piccoli e precisi, leggeri e robusti, poco dispendiosi in termini energetici e miniaturizzati, senza perdere in qualità: tutti attributi che, a suo dire, sono espressione della cultura giapponese. La moda e la cucina italiana sono un altro esempio di come i prodotti tecnologici siano comunemente considerati l’espressione di valori e regole culturali. In effetti, si potrebbe anche ampliare la definizione di cultura, per includere la tecnologia: vale a dire che la cultura può essere considerata espressione di valori, credenze e dei processi tecnologici.

7

Il trasferimento tecnologico

I valori insiti in una tecnologia assumono rilievo se riescono a trasferirsi da un contesto culturale a un altro. Quando, nel XIX secolo, i coloni nordamericani iniziarono a invadere le Grandi Pianure, nelle quali gli indiani andavano a caccia di bisonti (la principale risorsa di cui disponevano), tentando di persuaderli ad adottare le pratiche agricole dell’aratura, della semina e della raccolta, provocarono il conflitto tra due sistemi di valori contrastanti riguardo al rapporto tra uomo e ambiente.

La reazione dei nativi americani si specchia perfettamente nella seguente citazione: “Mi chiedi di arare la terra. Dovrei prendere il coltello e tagliare il seno a mia madre? Allora, quando morirò, essa non mi accoglierà a riposare nel suo grembo. Mi chiedi di tagliare l’erba e farne fieno e venderlo per diventare ricco come i visi pallidi: ma come potrei tagliare i capelli a mia madre?” (T.C. McLuhan, Touch the Earth: A Self-Portrait of Indian Existence). Lo stile di vita tradizionale degli indiani comportava il rispetto e l’armonia con la natura e con i poteri spirituali che si riteneva abitassero ogni cosa e tutti gli esseri viventi. L’impatto della tecnologia agricola portata dai coloni europei provocò confusione, stravolgimento e distruzione dello stile di vita degli indigeni.

Non tutti i trasferimenti tecnologici hanno avuto le stesse disastrose conseguenze sulla cultura d’arrivo, anche se in moltissimi casi l’adozione di una nuova tecnologia causò grossi cambiamenti nei modelli di lavoro subordinato e nelle strutture sociali. Il cambiamento dei mezzi di fabbricazione dei sandali nell’Africa settentrionale fu un caso emblematico. I sandali erano tradizionalmente fabbricati da artigiani calzolai che utilizzavano prodotti locali come cuoio, colla, filo, attrezzi manuali, chiodi, cera e lucido, rivestimenti di tessuto, stringhe, forme di legno e scatole di cartoncino. A un certo punto furono introdotte le macchine per lo stampaggio a iniezione di plastica – per la produzione di sandali in plastica – ciascuna funzionante per tre turni al giorno con l’impiego di soli 40 operai.

Ciò aumentò la produzione dei sandali, che venivano ora venduti a un prezzo inferiore e duravano più a lungo dei sandali di cuoio, ma il risultato fu complessivamente deleterio: molte piccole fabbriche indigene fallirono e vennero meno le opportunità di lavoro; vi fu un incremento della dipendenza dai prodotti di plastica, dai ricambi per le macchine e dai servizi di manutenzione, tutti elementi d’importazione che dovevano essere pagati in valuta estera. Il contestuale aumento del fenomeno dell’inurbamento contribuì all’instaurarsi di una “doppia società”.

Simili esperienze di trasferimento tecnologico testimoniano la non neutralità delle tecnologie e delle modalità con cui esse possono ricreare gli aspetti del sistema sociale dei luoghi d’origine in una nuova cultura di destinazione. Per queste ragioni la tecnologia è stata talvolta paragonata a un “gene sociale”, in grado di tramandare relazioni sociali codificate da un contesto all’altro e ivi replicarle.

Benché il trasferimento unilaterale di tecnologia possa essere una potente alternativa alla colonizzazione militare e possa costituire un mezzo per promuovere la dipendenza a lungo termine della cultura di destinazione da chi fornisce la tecnologia, il processo di trasferimento stesso è in genere più complesso e interattivo. Le tecnologie non sono infatti utilizzate da ciascuna cultura nello stesso modo. Ad esempio, la polvere pirica, inventata dai cinesi e da essi usata per i fuochi artificiali e per le prime armi da fuoco, una volta introdotta in Europa stimolò la produzione di cannoni sempre più potenti e devastanti.

Un esempio che risale a tempi più recenti è quello di un progetto intrapreso dall’UNICEF per rifornire d’acqua potabile alcuni villaggi rurali dell’India, nel quale inizialmente venivano utilizzate pompe di ghisa uguali a quelle destinate alle fattorie statunitensi ed europee. Ma tali pompe, adatte a famiglie singole, non erano state progettate per far fronte al carico di lavoro continuativo di un intero villaggio, con la conseguenza di un’elevata frequenza di guasti.

Si decise allora di progettare un tipo di pompa più idoneo al caso specifico: tra i criteri di progettazione figuravano il basso costo, la lunga durata, la facilità di installazione, di manutenzione e di riparazione e la possibilità di produzione in serie in India. La produzione della nuova pompa, tuttavia, non risolse il problema. Si presentò, infatti, l’esigenza di un’infrastruttura di supporto per lo stoccaggio dei ricambi, di reti di distribuzione per la consegna del prodotto e di programmi di formazione per coloro che avrebbero dovuto controllare la qualità della fornitura idrica e mantenere le pompe in buono stato di funzionamento.

Si rese quindi necessario il progressivo decentramento della responsabilità tecnologica dagli enti statali e internazionali ai costruttori e ai fornitori locali, e venne attuato un sistema di controllo della qualità che prevedeva, tra l’altro, la standardizzazione della componentistica delle pompe. La tecnologia poteva aver successo solo a patto di un funzionamento perfettamente sincronizzato di tutte le componenti del sistema cui il manufatto pompa era intimamente legato. La trivellazione di pozzi artesiani e la costruzione di pompe idonee non era che una delle componenti dell’impresa globale di trasferimento tecnologico.

Precedente
| |
Successiva
Trova nell'articolo
Anteprima di stampa
Invia




© 2008 Microsoft