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Psicologia dell’età evolutiva

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Sigmund e Anna FreudSigmund e Anna Freud
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Relazioni familiari

Lo sviluppo dei bambini è condizionato dall’atteggiamento e dal comportamento dei genitori nei loro confronti; i genitori sono a loro volta influenzati dalle caratteristiche dei figli: ad esempio, bambini disabili richiedono maggiori attenzioni e inducono nei genitori una maggiore attenzione. Molti studi hanno dimostrato, inoltre, che il comportamento dei genitori nei confronti dei figli varia ampiamente, oscillando dalla rigidità al permissivismo, dal calore all’ostilità, dal coinvolgimento ansioso al calmo distacco.

Tale varietà di atteggiamenti produce differenti modelli relazionali nelle famiglie: l’ostilità e il permissivismo nei genitori, ad esempio, sono spesso associati ad aggressività e intrattabilità nei figli; un comportamento particolarmente protettivo, invece, può provocare dipendenza e obbedienza da parte dei bambini. Anche le modalità punitive influenzano il comportamento: i figli di genitori che ricorrono frequentemente alla punizione corporale tendono a usare l’aggressione fisica, più di quanto non facciano, in media, i loro coetanei. Sembra, quindi, che l’imitazione dei genitori sia uno dei modelli principali del comportamento infantile.

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Relazioni sociali

Le relazioni sociali tra bambini sono caratterizzate da mutuo interesse in assenza di interazione, situazione conosciuta come “gioco parallelo”. Le relazioni tra bambini della stessa età e appartenenti approssimativamente alla stessa classe sociale (il cosiddetto “gruppo dei pari”) si instaurano prima della scuola ed evolvono dando luogo a sistemi sociali sempre più complessi, in grado di influenzare valori e comportamenti.

L’ingresso nel mondo sociale adulto è facilitato dall’esperienza di appartenenza a un gruppo organizzato di coetanei, in cui sono presenti un leader e dei membri con un ruolo più o meno incisivo, che permette il riconoscimento della necessità di attuare comportamenti collaborativi. L’adesione alle regole del gruppo di appartenenza raggiunge l’apice verso i 12 anni e non scompare mai, anche se è meno evidente tra gli adulti.

La composizione del gruppo cambia con l’età. I gruppi di preadolescenti tendono a essere costituiti da individui dello stesso sesso e provenienti dallo stesso quartiere. Le relazioni sociali tra ragazzi più grandi, invece, sono maggiormente basate su interessi e valori comuni. La socializzazione è il processo con cui i bambini imparano la differenza tra comportamenti accettabili e non: ci si aspetta, ad esempio, che i bambini comprendano che l’aggressione fisica, così come il furto e l’inganno, sono comportamenti da biasimare, al contrario della cooperazione e dell’onestà.

Alcuni studiosi affermano che la socializzazione si raggiunge attraverso l’imitazione o tramite un processo educativo che implichi lodi e punizioni. I teorici contemporanei, comunque, mettono in luce il ruolo fondamentale dei processi cognitivi, quali la percezione, il pensiero e la conoscenza: una socialità matura, infatti, implica che una persona, consciamente e inconsciamente, riesca a capire le regole del comportamento sociale che governano le varie situazioni.

Il processo di socializzazione include anche l’acquisizione del concetto di moralità. Lo psicologo statunitense Lawrence Kohlberg (1927-1987) ha dimostrato che il pensiero morale passa attraverso tre livelli: a quello più basso (“preconvenzionale”), l’individuo obbedisce alla regola per evitare la punizione (è il livello caratteristico dei bambini molto piccoli); a quello intermedio (“convenzionale”), ci si adegua alle regole per uniformarsi alle norme sociali; al livello più alto (“postconvenzionale”), la persona comprende i principi morali universali necessari per la sopravvivenza nella società, anche se a volte non si comporta di conseguenza.

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Orientamenti recenti

Attualmente le ricerche sull’età evolutiva vengono condotte attraverso il metodo longitudinale (l’individuo, cioè, viene seguito per un determinato periodo di tempo), che permette di descrivere lo sviluppo secondo una prospettiva generale, non limitata cioè all’infanzia o alla fanciullezza, ma estesa a tutta la vita. In questo senso la psicologia dell’età evolutiva, concentrando il proprio interesse sull’intero arco di vita, non solo si occupa di argomenti quali le strategie della memoria e le differenze individuali nell’intelligenza, ma anche di temi quali l’attaccamento, le interazioni familiari, l’amicizia, l’amore e la perdita. Ad esempio, le ricerche sull’intelligenza, a lungo influenzate dalla teoria di Jean Piaget e dagli studi statistici, attribuiscono ora grande importanza ai fattori storici, cioè alle esperienze dei singoli individui.

Nello studio della personalità, infine, assume sempre più importanza il modo in cui interagiscono e si influenzano reciprocamente i fattori genetici, ambientali e situazionali.

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