![]() Scelti da Encarta
I migliori testi sull'argomento Rivoluzione francese, scelti dalla redazione di Encarta Elementi correlati
Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Rivoluzione francese |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Introduzione; Cause storiche della rivoluzione; Le riforme fallite; La rivolta; La Costituzione; La crescita del radicalismo; L’Assemblea legislativa; La lotta per la libertà; Il Terrore; La caduta di Robespierre; Il Direttorio; L’ascesa di Napoleone; Cambiamenti portati dalla rivoluzione
Rivoluzione francese Insieme degli avvenimenti politici e sociali svoltisi in Francia tra il 1789 e il 1799, che ebbero come conseguenze principali la caduta della monarchia, il crollo dell’Ancien Régime e l’istituzione della repubblica.
Crisi e conflitti si manifestarono con intensità crescente negli anni che precedettero il 1789, riconducibili innanzitutto alla debolezza e all’incoerenza del sistema istituzionale e all’organizzazione fiscale dello stato, fonte di iniquità che un’opinione pubblica sempre più avvertita denunciava, ma che la monarchia non era in grado di riformare. Il re Luigi XVI, salito al trono nel 1774, non poté mettere in atto le misure di cambiamento che la situazione richiedeva, in parte per incapacità personale, ma ancor più per la resistenza dei ceti privilegiati. In molti settori della società era cresciuta l’avversione al re, alla corte, al regime assolutistico, alimentata anche dagli illuministi, dalle cui riflessioni, incentrate sui temi della libertà, della rappresentanza, dei diritti individuali, era scaturita una forte critica all’Ancien Régime. Decisiva fu anche la formazione di quella che viene definita con l’espressione “opinione pubblica”: nelle logge massoniche, nelle accademie letterarie, nelle società scientifiche, nelle redazioni dei giornali crescevano le voci dell’opposizione. Intorno al 1780 la situazione economica manifestò gravi problemi, derivanti principalmente dalla crisi finanziaria in cui si dibatteva lo stato. Il banchiere ginevrino Jacques Necker, controllore generale delle finanze dal 1776 al 1781, denunciò la gravità della situazione, proponendo una serie di risparmi sulla spesa che avrebbero colpito i privilegi nobiliari. Tale presa di posizione gli costò tuttavia la carica, per l’opposizione dell’alta nobiltà, della corte e dei parlamenti. Intanto nelle campagne cresceva il malcontento dei contadini, sottoposti a una pesante tassazione e a un complesso di oneri signorili divenuto sempre più gravoso. Alle difficoltà strutturali si aggiunse la crisi congiunturale esplosa nel 1787 per un insieme di disastri meteorologici che causarono un forte calo della produzione cerealicola: ne seguì un’impennata dei prezzi sui mercati urbani. L’intreccio di questi fattori scatenò un’autentica carestia.
Alla metà degli anni Ottanta del Settecento il problema finanziario si manifestò in tutta la sua gravità, al punto che il nuovo controllore generale delle finanze, Charles-Alexandre de Calonne, convocò nel 1787 un’Assemblea di notabili per risolvere la questione, ma dovette ripiegare in un nulla di fatto di fronte alla reazione scatenata dai ceti privilegiati. Anche il suo successore, l’arcivescovo di Tolosa Etienne-Charles Loménie de Brienne, propose una nuova imposta fondiaria, a cui sarebbero stati assoggettati anche l’aristocrazia e il clero; i notabili riuniti a Versailles rifiutarono però l’imposta e chiesero la convocazione dell’Assemblea degli Stati Generali, come unico organo competente a stabilire nuove forme di tassazione. Prima di rassegnare le dimissioni (agosto 1788), Loménie de Brienne comunicò la convocazione degli Stati Generali per il 1° maggio dell’anno seguente. Gli Stati Generali (l’assemblea formata da rappresentanti del clero, della nobiltà e del Terzo Stato) non si riunivano dal 1614. La loro convocazione fece da cassa di risonanza a un grande dibattito che coinvolse tutta la nazione francese, preparandone la politicizzazione. In un clima psicologico di generale mobilitazione vennero redatti, nel corso delle assemblee elettorali, i cahiers de doléances (“quaderni di lagnanze”) che dovevano riportare al re le critiche e le richieste della società. Durante le elezioni la Francia fu invasa da opuscoli che diffondevano idee illuministe. Jacques Necker, nuovamente nominato controllore generale delle finanze, chiese di attribuire al Terzo Stato, cioè alla borghesia, tanti rappresentanti agli Stati Generali quanti erano quelli attribuiti al Primo e al Secondo Stato insieme. Gli Stati Generali si riunirono a Versailles il 5 maggio del 1789. Le delegazioni delle classi privilegiate si opposero immediatamente alle proposte di procedura elettorale avanzate dal Terzo Stato che, essendo il gruppo più numeroso, con il sistema del voto individuale si sarebbe assicurato la maggioranza. Dopo sei settimane di stallo i rappresentanti del Terzo Stato, guidati da Emmanuel-Joseph Sieyès (autore del famoso pamphlet Che cos’è il Terzo Stato?) e dal conte Honoré-Gabriel de Mirabeau, in aperta sfida alla monarchia che sosteneva clero e nobiltà, si proclamarono “Assemblea nazionale costituente”, attribuendosi il potere esclusivo di legiferare in materia fiscale. Privata dal re della sala di riunione, l’Assemblea per tutta risposta si trasferì nella sala attigua, dedicata al gioco della pallacorda (20 giugno 1789), giurando che non si sarebbe sciolta senza aver prima redatto una Costituzione (Giuramento della pallacorda). Divisioni interne fecero sì che si unissero al nuovo organo anche molti rappresentanti del basso clero e alcuni nobili liberali, tra i quali il marchese di La Fayette, che aveva guidato il corpo di spedizione francese in America in appoggio ai coloni inglesi in rivolta contro il governo della madrepatria.
Di fronte alle continue sfide ai suoi decreti e alla sedizione serpeggiante nell’esercito, il re Luigi XVI capitolò e il 27 giugno ordinò a nobiltà e clero di unirsi ai rivoluzionari, che si proclamarono Assemblea costituente. Allo stesso tempo, cedendo alle pressioni della regina e del conte di Artois (il futuro Carlo X), Luigi radunò alcuni reggimenti stranieri, più affidabili di quelli francesi, attorno a Parigi e a Versailles e licenziò nuovamente Necker. Di fronte al pericolo di un colpo di mano del re, il popolo parigino reagì con l’insurrezione e, dopo due giorni di tumulti, prese d’assalto la Bastiglia, il carcere simbolo del dispotismo reale (14 luglio 1789). Luigi XVI, impaurito dagli avvenimenti, decise il ritiro delle divisioni straniere e richiamò Necker. Alle due rivoluzioni sin lì scoppiate (quella politica degli Stati Generali e quella cittadina di Parigi) nell’estate del 1789 si aggiunse la rivoluzione contadina. Una serie di sollevazioni, indotte da un’ondata di panico collettivo conosciuta come “Grande paura”, percorse le campagne francesi: furono saccheggiati e distrutti i castelli, segno questo della spinta antifeudale presente nei contadini ribelli. Per arginare l’agitazione l’Assemblea nazionale decretò l’abolizione dei diritti feudali (4 agosto 1789); furono quindi proibite la vendita delle cariche pubbliche e l’esenzione dalle tasse, mentre alla Chiesa cattolica fu tolto il diritto di prelevare le decime. Spaventati dagli eventi, il conte di Artois e altri reazionari lasciarono il paese, dando inizio alla migrazione dei nobili (réfugiés). Per timore che il popolo approfittasse ulteriormente del crollo del vecchio apparato amministrativo e passasse nuovamente all’azione, la borghesia parigina si affrettò a istituire un governo locale provvisorio (la Comune) e una milizia popolare (la Guardia nazionale), comandata dal marchese di La Fayette. Un tricolore rosso, bianco e blu sostituì lo stendardo bianco dei Borbone, mentre anche nelle province si formavano municipalità borghesi e rurali e unità della Guardia nazionale. Luigi XVI, non potendo contenere la crescente rivolta, ritirò le truppe, richiamò Necker e legittimò le misure prese dalle autorità provvisorie.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |