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  • TRIPANOSOMIASI

    TRIPANOSOMIASI. Le tripanosomiasi sono malattie parassitarie causate da protozoi del genere Tripanosoma. Si distinguono una forma africana ed una americana.

  • TRIPANOSOMIASI

    Si conoscono 2 tipi principali di tripanosomiasi: 1) la Tripanosomiasi americana o malattia di Chagas; 2) la Tripanosomiasi africana o malattia del sonno.

  • SANITA' E SICUREZZA - Tripanosomiasi

    Si conoscono 2 tipi principali di tripanosomiasi: la Tripanosomiasi americana o malattia di Chagas e la Tripanosomiasi africana o malattia del sonno.

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Tripanosomiasi

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Tripanosoma della malattia del sonnoTripanosoma della malattia del sonno
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Introduzione

Tripanosomiasi o Malattia del sonno Malattia tropicale causata da protozoi parassiti appartenenti al genere Trypanosoma. Si identificano due forme: la tripanosomiasi africana, nota anche con il nome di malattia del sonno ed endemica nel continente africano (nella regione sub-sahariana), e il morbo di Chagas, endemico in Sud America.

Nella malattia del sonno, a sua volta, si distinguono due varianti: quella provocata da Tripanosoma rhodesiense ha un decorso più severo e sintomi che si manifestano in modo acuto, con decesso entro pochi giorni o settimane; la variante causata da Tripanosoma gambiense ha invece sintomi più blandi che si protraggono anche per anni, e ha decorso letale se non adeguatamente trattata.

Esiste una variante di tripanosomiasi africana, la n’gana, che colpisce solo il bestiame ma non gli esseri umani, della quale è responsabile Tripanosoma brucei.

Si calcola che la malattia del sonno mieta circa 50.000 vittime all’anno, principalmente in aree rurali dove le condizioni igienico-sanitarie sono molto precarie, così come è limitato l’accesso ai farmaci; anche la n’gana, provocando la morte del bestiame in aree già povere e in cui prevale un’economia di sussistenza, può limitare le possibilità di sopravvivenza della popolazione.

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Trasmissione della malattia

I tripanosomi hanno un ciclo vitale in più stadi che, per completarsi, necessita di un ospite principale (l’uomo) e di un ospite intermedio: si tratta di un insetto-vettore ematofago, la mosca tse-tse Glossina palpalis.

L’insetto ingerisce i parassiti suggendo il sangue da una persona infetta; nel suo intestino i tripanosomi si riproducono per scissione e subiscono alcune fasi di maturazione; infine, si portano verso le ghiandole salivari, diventando infettivi. L’insetto, quindi, pungendo la cute di un altro essere umano vi inocula con la propria saliva anche i parassiti; questi si riproducono e, entro pochi giorni, si diffondono nel corpo umano trasportati dal sangue, colonizzando vari organi. Alcuni tripanosomi, però, entrano in uno stadio in cui possono essere ingeriti da un nuovo insetto, per cui il ciclo può ricominciare.

Anche il bestiame può fungere da “serbatoio” del parassita che causa la malattia nell’uomo; la mosca tse-tse può dunque ingerire i tripanosomi suggendo il sangue sia da una persona infetta sia da un animale “serbatoio” (che non sviluppa i sintomi).

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Sintomi

La variante acuta della malattia del sonno, legata a T. rhodesiense, si manifesta in breve tempo con spossatezza, febbre, ingrossamento dei linfonodi e della milza, dolori alle articolazioni; subentrano poi danni neurologici, delirio, uno stato di coma e infine il decesso.

La variante cronica, da T. gambiense, come si è detto progredisce molto più lentamente e può perdurare per anni. Non è necessariamente fatale se affrontata con farmaci che, tuttavia, sono inefficaci negli stadi neurologici della malattia: la pentamidina è uno dei trattamenti più usati; il melarsoprol è un medicinale di vecchia formulazione contenente arsenico e, anche se utile negli stadi più progrediti, può dare effetti collaterali anch’essi pericolosi; recente è l’impiego della eflornitina (in realtà nata come antitumorale in chemioterapia), che sembra dare risultati promettenti nella forma da T. gambiense.

Il controllo della malattia del sonno è però legato soprattutto alla prevenzione, mediante la distruzione dell’habitat della mosca tse-tse: in alcune zone si è già ottenuto un certo controllo della popolazione di questi insetti con l’eliminazione della vegetazione in cui la mosca nidifica e con l’impiego di insetticidi.

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