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Prospettiva

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Raffigurazione della profondità spazialeRaffigurazione della profondità spaziale
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Introduzione

Prospettiva In arte, sistema di convenzioni rappresentative che mirano a ricreare sulla superficie bidimensionale della tela o del rilievo la profondità dello spazio reale. La prospettiva si fonda sulle leggi elementari dell’ottica, e in particolare sul fatto che gli oggetti distanti sembrano più piccoli e meno definiti rispetto a quelli vicini.

La prospettiva “lineare” traduce graficamente l’effetto di riduzione scalare degli oggetti determinato dalla distanza; la prospettiva “aerea” riproduce gli effetti dell’atmosfera e della luce sempre in relazione alla crescente distanza, come ad esempio la variazione di colore apparente nelle montagne viste da lontano. La prospettiva “a volo d’uccello”, utilizzata nelle vedute aeree di città fino alla fine dell’Ottocento, offre una visione dall’alto con angolo visuale di circa 45° rispetto alla verticale.

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Caratteristiche della prospettiva lineare

L’esempio intuitivo più semplice del principio della prospettiva lineare è offerto dalla percezione visiva illusoria per cui i binari della ferrovia sembrano avvicinarsi fino a convergere all’orizzonte. In un disegno prospettico, la superficie del foglio o della tela è chiamata “piano di proiezione”; l’“orizzonte” è la linea orizzontale che divide il piano di proiezione individuando l’altezza del punto di vista dell’osservatore ideale; il “punto di fuga”, collocato sull’orizzonte, è quello in cui convergono tutte le linee di profondità. I punti di fuga possono essere più d’uno, secondo l’allineamento degli oggetti presenti nella scena raffigurata.

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Cenni storici

Gli antichi egizi, greci e romani indicavano la profondità dello spazio nei dipinti mediante una serie di accorgimenti più o meno rudimentali, come la sovrapposizione parziale delle figure. A Roma il termine perspectiva (dal verbo perspícere, “vedere chiaramente”) indicava la “scienza della visione” e corrispondeva alla parola greca optiké (da cui deriva “ottica”). Perciò, nonostante fossero arrivati a utilizzare talvolta la convergenza apparente delle linee parallele di profondità, i pittori e gli scenografi greci e romani, legati all’esperienza della visione reale, non giunsero mai a determinare un “punto di vista” fisso, capace di coordinare tutti gli aspetti della visione.

La comprensione scientifica delle leggi della prospettiva è quindi un’acquisizione relativamente recente nella storia: esse furono per la prima volta descritte con precisione in Italia, nel Quattrocento. Tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo gli artisti erano arrivati a sviluppare una coscienza intuitiva della prospettiva; ma fu l’architetto fiorentino Filippo Brunelleschi che, con una serie di esperimenti attuati tra il 1417 e il 1420, mise a punto con esattezza le leggi della prospettiva lineare centrica. I pittori fiorentini Masaccio e Paolo Uccello furono tra i primi ad assimilare e ad applicare le regole prospettiche di Brunelleschi, vero punto di svolta nello sviluppo della cultura artistica del Rinascimento.

Nel 1435 l’architetto Leon Battista Alberti scrisse in latino il trattato Della pittura, pubblicandolo poi in italiano nel 1436. Il trattato accoglieva e spiegava il metodo di Brunelleschi e fissava le basi teoriche per tutti gli sviluppi successivi della teoria prospettica; ulteriori precisazioni teoriche e fondamentali applicazioni pratiche furono proposte da Piero della Francesca e Leonardo da Vinci.

La padronanza delle leggi della prospettiva lineare ha avuto un impatto enorme sullo sviluppo della produzione artistica in Occidente: bisognerà attendere il XX secolo, e in particolare le esperienze delle avanguardie, per vedere messi in discussione nelle arti figurative i fondamenti della prospettiva teorizzati in epoca rinascimentale. D’altronde, la ricerca di una soluzione definita scientificamente (secondo i principi della geometria descrittiva) per il problema della rappresentazione della profondità è un fatto che ha riguardato unicamente la cultura occidentale. Il problema non è mai stato posto altrove in modo analogo: anche presso le civiltà dove la produzione artistica raggiunse livelli di grande raffinatezza e complessità, come in Oriente o nell’America precolombiana, la resa della distanza e della profondità spaziale, talvolta molto efficace, si è fondata su presupposti più intuitivi ed empirici.

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