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Silvicoltura

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Silvicoltura Disciplina che si occupa dei problemi riguardanti la conservazione, la coltivazione e lo sfruttamento razionale dei boschi e delle foreste. Scienza complessa, è strettamente legata ad altre discipline quali la botanica, l'ecologia, la pedologia, l'entomologia e l'ingegneria forestale. La coltivazione razionale dei boschi, infatti, richiede la conoscenza della natura e della tipologia dei terreni che li compongono, nonché delle esigenze delle essenze forestali e delle loro patologie; al fine di evitare degradazione e danni causati dallo sfruttamento, occorre anche individuare le forme più idonee della pratica colturale, del taglio dei boschi cedui e delle fustaie, della riforestazione e sistemazione dei terreni.

La silvicoltura comprende svariate attività di ricerca e controllo e investe molteplici campi, quali la pianificazione territoriale, le attività di sorveglianza e pronto intervento in caso di emergenze (incendi, alluvioni), l'organizzazione di piani di ripristino e manutenzione, la stesura di valutazioni sulla qualità ambientale dei siti, il rilevamento di dati sulle dimensioni delle superfici forestali e sulla loro composizione e sviluppo; inoltre, la costruzione di strade e infrastrutture all'interno delle aree forestali, la gestione e il ripristino degli assetti idrogeologici, la lotta a parassiti e malattie.

In realtà, gli obiettivi delle politiche di sfruttamento forestale non si discostano completamente da quelli dei programmi di conservazione, in quanto mirano a pianificare lo sfruttamento delle foreste in modo tale da non comprometterne irrimediabilmente la naturale capacità produttiva. Alcune tradizionali tecniche di sfruttamento, nate nel rispetto dei ritmi biologici delle foreste, hanno consentito di conservare inalterata la capacità produttiva delle aree sfruttate per interi secoli, fino ai giorni nostri. La pratica della ceduazione (il taglio periodico degli alberi) ne è un valido esempio. In molte zone dell'Italia centrale, ad esempio, fin dai tempi più antichi i boschi di leccio (leccete) vengono rasi a intervalli regolari (in media ogni undici anni) per ricavarne carbone di legna o materiale per staccionate. Nonostante gli alberi vengano recisi al piede e diradati, il lungo lasso di tempo che intercorre tra un taglio e l'altro consente ai lecci di rigenerarsi e al bosco di ringiovanirsi. Al contrario, la deforestazione selvaggia e indiscriminata, praticata in molte regioni del mondo, ha provocato danni irreparabili e la perdita totale della capacità rigenerativa delle foreste. Il tempo che intercorre tra i tagli effettuati nel rispetto dei ritmi di rigenerazione della foresta è detto rotazione. Durante la rotazione le piante possono essere diradate.

Gran parte delle foreste ripiantumate a scopo commerciale sono composte da esemplari della stessa età, mentre le foreste naturali comprendono esemplari di età differenti. In Europa e nel Nord America la maggior parte delle foreste è gestita secondo criteri di sfruttamento controllato ed è formata da specie ripiantumate, mentre solo una minima parte del patrimonio forestale è formata da foreste primigenie. Nei paesi in via di sviluppo, all'opposto, lo sfruttamento avviene perlopiù in modo incontrollato e gran parte del legname prodotto viene ancora ricavata dall'abbattimento di foreste vergini.

La graduale scomparsa delle foreste dovuta a massicci interventi di deforestazione ha suscitato le proteste dell'opinione pubblica mondiale e una sempre più pressante richiesta di leggi che impongano la conservazione o almeno la gestione controllata del patrimonio boschivo. Queste rivendicazioni e la crescente domanda di spazi verdi da destinare a un uso diverso da quello 'produttivo' hanno determinato in molti paesi un cambiamento di rotta nelle politiche di gestione delle foreste, i cui obiettivi, ora più ampi, non riguardano più unicamente l'incremento della produttività delle superfici boschive solo in termini di volumi di legname prodotto, ma anche di altri beni naturali (frutti, funghi, piante medicinali, animali) e di tutela di tutte le componenti dell'ecosistema foresta. Le più recenti strategie gestionali sono fondate su principi di sostenibilità volti a conciliare le esigenze economiche con il bisogno di conservare il patrimonio forestale anche per le generazioni future. In molti paesi ciò ha portato a un rivoluzionamento del ruolo giocato dai vari utenti delle foreste, nella gestione del patrimonio forestale comune.

Gli enti preposti alla gestione e alla conservazione si avvalgono della collaborazione delle comunità locali, con cui condividono i diritti di sfruttamento e le responsabilità per quanto riguarda la salvaguardia del patrimonio forestale. In Italia, province e comunità montane si occupano direttamente della gestione del patrimonio forestale; nel Piano di sviluppo rurale, documento predisposto in conformità alle prescrizioni comunitarie e strumento con cui sono stati programmati gli investimenti comunitari nell’ambito rurale per il periodo 2000-2006, vengono illustrate diverse azioni volte allo sviluppo e al miglioramento delle superfici forestali; si sente in sede comunitaria la necessità di ricostituire superfici forestali danneggiate, di monitorare le risorse forestali, di mantenere e migliorare la stabilità ecologica, d’imboschire terreni non agricoli. Soprattutto nelle regioni in cui le foreste rappresentano una fonte di reddito o sono comunque parte integrante della vita sociale e della cultura locale, si stanno sviluppando forme di gestione congiunta in cui le amministrazioni locali lavorano a fianco dei cittadini.

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