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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Nel corso del XIX secolo, alla tratta degli schiavi (abolita nel 1807) si sostituì un fiorente commercio dell’olio di palma e la stessa regione del delta del Niger venne ribattezzata Oil Rivers (“riviera dell’olio”). Un console britannico si stabilì a Lagos, dove i britannici avevano avviato prosperi commerci. Il processo di colonizzazione ebbe formalmente inizio lungo la costa nel 1861, quando la Gran Bretagna prese pieno possesso dell’isola di Lagos, fondandovi l’omonima colonia. In seguito alla firma di vari accordi con i capi locali, la Gran Bretagna creò in seguito il protettorato dell’Oil Rivers, affidandone l’amministrazione alla Compagnia reale del Niger. Nel 1893 il protettorato venne ribattezzato con il nome di Niger Coast Protectorate (Protettorato della costa del Niger) e munito di un proprio esercito, la West African Frontier Force. Nel 1897 al suo territorio venne annesso il regno del Benin. Dopo ulteriori espansioni territoriali nel sud-est, nel 1900 l’intera regione venne quindi ribattezzata Protettorato della Nigeria meridionale e sottoposta all’autorità diretta della corona britannica. Nel 1886 il controllo britannico si era intanto esteso agli emirati fulani del nord. Nello stesso anno un decreto reale concesse alla Compagnia reale del Niger il potere di amministrare i territori sotto il controllo del governo britannico. Nel 1900 il territorio venne ribattezzato con il nome di Protettorato della Nigeria settentrionale e sottoposto a sua volta al controllo diretto della corona britannica. La colonizzazione inglese si concluse nel 1914, quando i due protettorati furono unificati nella Colonia e Protettorato della Nigeria sotto l’autorità di un governatore generale, Frederick Lugard, che tra il 1901 e il 1906 aveva ultimato la conquista del nord musulmano. Lugard si avvalse delle strutture tradizionali della società nigeriana, stabilendo un regime di amministrazione indiretta (Indirect Rule); nel sud del paese, per perfezionare il loro dominio, le autorità coloniali sfruttarono i contrasti tra i clan ibo. In seguito alla sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale, nel 1922 la colonia tedesca del Camerun venne affidata, con un mandato della Società delle Nazioni, alla Gran Bretagna e alla Francia. Alla Nigeria vennero così annessi altri due territori, uno a nord, abitato prevalentemente da fulani, e uno a sud, a maggioranza bamileke. Lo stesso anno fu creato un Consiglio legislativo, nel cui ambito i coloni europei erano rappresentati con una schiacciante maggioranza. Ciò creo forti malcontenti e la nascita del primo movimento nazionalista, il Nigerian National Democratic Party, sotto la guida di Herbert Macauley.
Dopo la seconda guerra mondiale, anche la Nigeria, come il resto del continente africano, vide lo sviluppo del movimento anticolonialista, caratterizzato da forti demarcazioni etniche al suo interno. Nel nord del paese, tra gli hausa e i fulani, emerse il Congresso del popolo (NPC) del Nord di Ahmadou Bello; nel sudest, tra gli ibo, si affermò la Convenzione nazionale dei cittadini nigeriani (NCNC) di Nnamdi Azikiwe; tra gli yoruba del sudovest, infine, si affermò il Gruppo d’azione (AG) di Obafemi Awolowo. A causa di queste divisioni, fomentate peraltro dalla Gran Bretagna, il mondo politico nigeriano fu a lungo incerto se assegnare al nuovo stato una struttura federale, con forti istituzioni centrali, oppure una più duttile organizzazione confederale. Una prima Costituzione, concessa dalla Gran Bretagna nel 1947, istituì delle assemblee provinciali e dei governi scarsamente rappresentativi degli interessi della popolazione nera. Nel 1954 venne creata un’amministrazione federale, raccogliendo le province in tre regioni (Est, Ovest e Nord) dotate di una certa autonomia, seppur dipendenti da regole poste a protezione della federazione. Il 1° ottobre 1960 la Nigeria divenne stato indipendente nell’ambito del Commonwealth britannico e il 7 ottobre membro delle Nazioni Unite. Come primo ministro fu eletto Abubakar Tafawa Balewa, a capo di una coalizione governativa che rappresentava i principali partiti delle regioni settentrionale e orientale. Nnamdi Azikiwe diventò prima governatore generale e poi, il 1° ottobre 1963, quando fu adottata la repubblica, presidente del paese. Nel 1961, in seguito a referendum, la sezione settentrionale dell’ex Camerun britannico entrò a far parte della Nigeria, mentre i territori bamileke si riunirono al Camerun.
Fin dai primi giorni dell’indipendenza, divergenze politiche e rivalità etniche e religiose lacerarono la federazione. Le tre maggiori componenti etniche, gli hausa, i yoruba e gli ibo, cercarono infatti di stabilire ognuna per proprio conto il controllo sulle istituzioni centrali, provocando un aspro conflitto che avrebbe influenzato la successiva vicenda politica e storica nigeriana, costellata da una lunga serie di colpi di stato, da un incerto susseguirsi di regimi militari e civili, da molteplici e inefficaci tentativi di riforma istituzionale. Nel 1965, le prime elezioni legislative si svolsero in un clima di violenza. Boicottate da diversi partiti e più volte rinviate, videro la partecipazione di meno di un terzo dell’elettorato. Nel gennaio 1966 i contrasti politici culminarono in un primo tentativo di colpo di stato militare. Con un’azione ben coordinata, alcuni reparti dell’esercito a prevalenza ibo insorsero e uccisero il primo ministro Balewa e diversi altri esponenti politici, tra cui Ahmadou Bello, e militari. Il tentativo fu sventato dal capo di stato maggiore Johnson Aguiyi-Ironsi, che, ripristinata la disciplina nell’esercito, arrestò i congiurati. Nell’intento di porre un freno al contrasto etnico e approfittando dell’assenza del presidente Azikiwe, ricoverato in un ospedale di Londra, Ironsi abolì la Costituzione federale, sciolse il parlamento e instaurò un governo militare. A sua volta appartenente all’etnia ibo, Ironsi si oppose al giudizio degli ufficiali golpisti, perdendo il sostegno dell’esercito e dell’opinione pubblica. In luglio Ironsi venne rovesciato da un nuovo colpo di stato e giustiziato insieme con altri ufficiali ibo; l’esercito insediò al suo posto un giovane ufficiale estraneo al colpo di stato, Yakubu Gowon, un cristiano appartenente a una piccola etnia, gli anga, che come primo atto ripristinò la Costituzione federale. I successivi sforzi di preparare l’elezione di un’assemblea costituente e il ritorno del governo civile naufragarono di fronte all’intensificarsi dei contrasti etnici, anche all’interno dello stesso esercito. Nel maggio 1967 il governo federale annunciò la sua intenzione di dividere in tre stati la regione orientale, dove gli ibo rappresentavano la maggioranza della popolazione; gli ibo sarebbero in tal modo rimasti privi di sbocchi al mare ed esclusi dall’amministrazione delle aree petrolifere, in pieno sviluppo dalla scoperta del primo giacimento nel 1956. Dopo inconcludenti trattative, il 30 maggio il governatore militare della regione orientale, il colonnello Chukwuemeka Odumegwu Ojukwu, proclamò la secessione della regione e la creazione della Repubblica del Biafra. Agli inizi di luglio il governo federale avviò l’offensiva contro il Biafra; la guerra durò due anni e mezzo, provocando un milione di vittime, e si concluse solo con la resa del Biafra il 15 gennaio 1970.
La Nigeria conobbe quindi alcuni anni di crescita economica, sostenuta dai crescenti profitti della vendita del petrolio, di cui il paese divenne il quinto produttore mondiale. Non cessò invece l’instabilità politica; Gowon fu rovesciato nel 1975 e l’anno successivo un nuovo colpo di stato portò al potere il generale Olusegun Obasanjo. Obasanjo si impegnò a ridare al paese un governo civile. Nel 1978 fu varata una nuova Costituzione e nel 1979 si svolsero le elezioni, in seguito alle quali Alhaji Shehu Shagari del Partito nazionale nigeriano, basato nel nord del paese, fu eletto alla presidenza. Il governo di Shagari avviò ambiziosi programmi di sviluppo e tentò di impostare una nuova politica agricola che permettesse al paese di attenuare la crescente dipendenza dalle importazioni di prodotti alimentari. La crisi petrolifera dei primi anni Ottanta vanificò tuttavia gran parte di questi sforzi. Il calo dei proventi del petrolio, la cattiva gestione amministrativa e la corruzione dilagante condussero il paese a una grave recessione economica. Nel 1983, circa un milione di immigrati, principalmente ghanesi, vennero brutalmente accompagnati alle frontiere. Tra le popolazioni del nord musulmano, le più povere del paese, il malcontento causò la comparsa di sette fondamentaliste e lo scoppio di violente rivolte (Kano nel 1980, Yola nel 1984 e Gombe nel 1985), che furono represse nel sangue dall’esercito. Nell’agosto 1983 Shagari venne rieletto alla presidenza, ma a dicembre venne deposto da un colpo di stato guidato dal generale Muhammad Buhari.
Nel tentativo di risollevare l’economia, Buhari adottò un rigido programma di austerità che gli alienò la fiducia di gran parte dei suoi sostenitori e, nell’agosto 1985, venne deposto in seguito a un ulteriore colpo di stato guidato dal generale Ibrahim Babangida. Babangida abolì i provvedimenti più impopolari, rinegoziò parte dei debiti internazionali e allentò i controlli governativi sull’economia. Nel 1990, dopo un ennesimo tentativo di colpo di stato, in ossequio a un programma che prevedeva il graduale ritorno a un governo civile, si tennero le elezioni amministrative, cui fecero seguito, nel 1992, le elezioni parlamentari. Nel giugno 1993 si tennero consultazioni elettorali per eleggere un presidente non appartenente al corpo militare, che vennero vinte dall’uomo d’affari Moshood Abiola. Ma Babangida annullò le elezioni e in agosto, dimettendosi, affidò il potere a un governo provvisorio guidato da Ernest Shoneka. In novembre il generale Sani Abacha, ministro della Difesa, rovesciò Shoneka, mise al bando i partiti politici e imprigionò molti oppositori, tra cui Abiola. Fatto segno dalle critiche della comunità internazionale, Abacha annunciò la sua disponibilità a preparare un graduale ritorno al regime civile a partire dal gennaio 1996.
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