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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
La lentezza del processo di democratizzazione e il comportamento di Abacha nei confronti degli oppositori politici furono oggetto di dure condanne internazionali nel corso del 1995. Abacha continuò tuttavia a trattenere in carcere Moshood Abiola e i suoi sostenitori, lasciando cadere nel vuoto anche gli appelli del presidente sudafricano Nelson Mandela e dell’arcivescovo anglicano Desmond Tutu. Le critiche al regime si intensificarono dopo l’esecuzione, il 10 novembre, dello scrittore ogoni Ken Saro-Wiwa, nonostante le richieste internazionali di clemenza. I capi di stato dei paesi appartenenti al Commonwealth, riunitisi in Nuova Zelanda, votarono la sospensione della Nigeria e ne minacciarono l’espulsione definitiva qualora non fosse stato ripristinato un regime democratico entro due anni. Nello stesso tempo la Coalizione democratica nazionale (NADECO) e altri partiti politici nigeriani presentarono richieste per il ritorno a un governo democratico. Anche l’Unione Europea inasprì le sanzioni contro la Nigeria, ma Abacha considerò le critiche provenienti dall’estero e le azioni del Commonwealth come interferenze negli affari interni. Nelle prime settimane del 1996 il figlio di Abacha, Ibrahim, rimase ucciso in un incidente aereo; nelle stesse ore, nell’aeroporto di Kano e in un hotel di Kaduna esplodevano alcune bombe. Abacha accusò paesi stranieri di fornire denaro e armi agli oppositori del regime e anche il premio Nobel (in esilio) Wole Soyinka venne indicato come uno dei responsabili degli attentati. Nello stesso anno Abacha acconsentì tuttavia di avviare i lavori di una Commissione elettorale nazionale per preparare il ritorno al governo civile, sottoponendola tuttavia allo stretto controllo del governo militare e impedendo la formazione di partiti su base etnica o regionale.
Nell’aprile 1998, le cinque formazioni politiche approvate dal regime militare annunciarono la candidatura unica di Abacha alla presidenza del paese, suscitando nuove tensioni. Alla fine dello stesso mese si svolsero le elezioni amministrative, che furono boicottate dalle opposizioni e videro una scarsissima partecipazione al voto. A giugno, al culmine di un aspro scontro all’interno del regime, Abacha morì, in circostanze mai del tutto chiarite, e venne sostituito dal generale Abdulsalam Abubakar. Questi si impegnò a indire nuove elezioni e a liberare gli oppositori politici, tra cui Abiola, il quale però morì, ancora in prigione, agli inizi di luglio. Con le elezioni presidenziali del febbraio 1999, vinte da Olusegun Obasanjo (il generale che alla fine degli anni Settanta aveva restituito il potere ai civili), la Nigeria riavviò la faticosa transizione alla democrazia, avversata tuttavia da una parte della potente oligarchia militare e dalle varie fazioni e clientele politiche ed etniche risolute a conservare i privilegi loro assicurati da anni di corrotta conduzione del potere. Le elezioni amministrative di gennaio e quelle legislative, svoltesi contestualmente alle presidenziali tra febbraio e marzo 1999, videro l’affermazione di tre partiti, con una divisione del voto che rispecchiava quella etnica. Il Partito democratico del popolo (PDP), che ottenne il 57% dei voti e la maggioranza dei seggi (206 su 360 della Camera), conquistò il voto del sud-est del paese a maggioranza ibo; il Partito di tutti i popoli nigeriani (ANPP) si affermò nel nord tra le etnie hausa e fulani, ottenendo il 30,6% dei voti; l’Alleanza per la democrazia (12,4% dei voti) si affermò tra gli yoruba del sud-ovest. Nel maggio 1999 venne promulgata una nuova Costituzione federale, che ripartiva il territorio del paese in 36 stati più il distretto della capitale. La nuova Costituzione instaurava un regime presidenziale forte, dotando di una certa autonomia gli stati della federazione; prevedeva inoltre una migliore ripartizione dei proventi del petrolio a beneficio delle popolazioni del delta del Niger. La Nigeria venne riammessa nel Commonwealth e si vide alleggerire o sospendere del tutto le sanzioni che le erano state imposte durante il regime di Abacha. Il paese continuò però a scontare, soprattutto da un punto di vista sociale, la pesante eredità del passato e l’endemico contrasto etnico si tramutò spesso in scontro aperto, causando migliaia di vittime (secondo alcune stime tra il 1999 e e il 2003 lo scontro etnico e religioso causò la morte di circa 10.000 persone).
Dopo aver vissuto una breve fase di crescita economica, favorita dall’alto prezzo del petrolio, e di relativa stabilità politica, la Nigeria ripiombò nella crisi. Mentre la popolarità e l’autorità del presidente Olusegun Obasanjo andavano via via indebolendosi, negli stati settentrionali, i più poveri del paese, si riaccese la tensione tra le diverse comunità etniche e religiose, che culminò spesso in aperto scontro provocando centinaia di vittime. Particolarmente critica diventò, alla fine dell’estate 2001, la situazione a Jos, capitale dello stato di Plateau, e a Kano, capitale dell’omonimo stato del nord, dove lo scontro tra cristiani e musulmani causò centinaia di morti e migliaia di feriti. Incapace di fornire una risposta politica alla crisi, il governo tentò di contrastare le rivolte ricorrendo all’esercito, che si rese a sua volta responsabile di gravi massacri; a ottobre, in risposta all’uccisione di 19 soldati, l’esercito attaccò quattro villaggi al confine tra gli stati di Benue e Taraba, uccidendo più di 200 civili. Nel gennaio 2002, a Ikeja, un popoloso quartiere della periferia di Lagos, esplose un arsenale dell’esercito, causando la morte di più di mille persone e migliaia di feriti. L’introduzione della shariah, la legge islamica (vedi Islam: la shariah e i riti), in dodici dei diciannove stati a maggioranza musulmana, suscitò nuove tensioni religiose e un allarme in tutto il paese. Il caso di Safiya Hussaini, una donna condannata a morte per adulterio in applicazione della shariah, nell’ottobre 2001 sollevò l’unanime protesta internazionale, in seguito alla quale la condanna venne prima sospesa e poi annullata. Nel marzo 2002 fu la stessa Corte suprema federale a pronunciarsi contro l’adozione della legge islamica, ma la questione rimase tuttavia irrisolta. Alla fine del mese si svolse ad Abuja il vertice del NEPAD (Nuovo partenariato per lo sviluppo dell’Africa), nato grazie all’impegno di alcuni leader africani (tra cui Obasanjo, il sudafricano Tabo Mbeki, l’algerino Abdelaziz Bouteflika e il senegalese Abdoulaye Wade) per favorire lo sviluppo della democrazia e della cooperazione economica tra i paesi africani e per sensibilizzare la comunità internazionale sulla grave situazione del continente. Il 20 ottobre del 2002 la protesta della comunità musulmana contro lo svolgimento del concorso di “Miss Mondo” in corso ad Abuja degenerò a Kaduna, capitale dell’omonimo stato, in violenti scontri interreligiosi che causarono più di 200 morti e un migliaio di feriti. Migliaia di persone furono costrette ad abbandonare le case, saccheggiate e distrutte come molte chiese e moschee. Il concorso venne in seguito trasferito a Londra, continuando a suscitare polemiche. Nella primavera 2003 Obasanjo fu confermato nella carica con il 62% dei suffragi, prevalendo su Muhammad Buhari (capo di una giunta militare dal 1983 al 1985) e Chukwuemeka Odumegwu Ojukwu, capo della rivolta secessionista del Biafra nel 1967. Le contestuali elezioni legislative videro la vittoria del Partito democratico del popolo di Obasanjo, che con il 53,7% dei voti conquistò 213 dei 360 seggi della Camera dei rappresentanti e 73 dei 109 seggi del Senato. Gli osservatori internazionali segnalarono tuttavia gravi irregolarità negli scrutini e i risultati furono contestati dalle opposizioni. In luglio uno sciopero generale paralizzò per nove giorni il paese in senso di protesta contro l’aumento del prezzo della benzina.
Nel maggio 2004 nello stato del Plateau fu imposto lo stato d’emergenza dopo che circa 200 musulmani erano stati uccisi da milizie cristiane. Nelle settimane successive la rappresaglia musulmana si abbatté sulla comunità cristiana di Kano. Al conflitto etnico-religioso nel centro e nel nord del paese, si aggiunse nel corso dell’anno quello nel delta del Niger, dove la comunità ijaw degli stati di Bayelsa, Delta, e Rivers rivendicava da anni un compenso per il profondo degrado ambientale causato dallo sfruttamento del petrolio. Nella regione avviò la sua attività armata la Forza volontaria del popolo del delta del Niger, facendosi portavoce delle richieste della comunità ijaw. Nel 2005 fecero la loro comparsa le più agguerrite milizie del MEND (Movimento per l’emancipazione del delta del Niger), che portarono a segno numerosi attacchi agli impianti petroliferi e rapimenti di funzionari delle multinazionali straniere (tra cui l’ENI italiana). Nel maggio 2006 il Parlamento si oppose alla richiesta di modificare la Costituzione, facendo naufragare il tentativo del presidente Obasanjo di concorrere per un terzo mandato presidenziale.
Le elezioni presidenziali di aprile 2007 vedono l’affermazione di Umara Yar’Adua, candidato del Partito democratico del popolo (People’s Democratic Party, PDP), su Muhammadu Buhari del Partito di tutti i popoli nigeriani (All Nigeria People’s Party, ANPP). Nelle contestuali elezioni legislative il PDP si aggiudica il 53,7% dei voti e 76 seggi, seguito dall’ANPP (27,9% e 27 seggi) e dal Congresso d’azione (Action Congress, AC), che ottiene solo il 9,7% dei voti e 6 seggi. Entrambi gli scrutini sono segnati da controversie e accuse di brogli, confermati dagli osservatori internazionali.
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