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Introduzione; Mummificazione naturale; Mummificazione artificiale; Pratiche e credenze religiose egizie relative ai defunti; Le tecniche egizie di imbalsamazione; Le mummie egizie nella storia dell’archeologia; La mummificazione presso altre culture antiche
Mummificazione Processo naturale o artificiale attraverso il quale viene bloccata la decomposizione dei tessuti di un cadavere, preservandolo nel tempo in forme simili all’aspetto originario.
La mummificazione si può produrre come fenomeno naturale e casuale in particolari condizioni climatiche e ambientali, laddove la temperatura molto alta o molto bassa, la buona ventilazione, l’assenza di umidità o la mancanza di ossigeno ostacolano i processi putrefattivi. Corpi mummificati furono rinvenuti, ad esempio, nelle regioni aride del Perù, sepolti nella sabbia del deserto, e in alcune località della Cina occidentale, in terreni con forte componente salina; il clima caldo e secco, nel primo caso, e la proprietà igroscopica del sale, nel secondo caso, favorirono la graduale evaporazione o perdita dei liquidi corporei. Diverse furono le trasformazioni chimiche subite dalle mummie scoperte in alcune caverne dell’Alaska e della Groenlandia, dove fu il freddo estremo a rallentare la decomposizione dei cadaveri; simile è il caso di “Ötzi”, il cosiddetto Uomo di Similaun, rinvenuto in un ghiacciaio alpino all’inizio degli anni Novanta. Una situazione differente portò invece alla mummificazione di alcuni corpi scoperti nelle torbiere scandinave, dove responsabili della conservazione della materia organica furono l’acido tannico e la mancanza di ossigeno.
Costituisce invece il risultato di un intervento artificiale la trasformazione dei cadaveri in mummia presso molti popoli antichi, ancora oggi presente in alcune culture. Articolata in vari procedimenti di essiccazione o imbalsamazione, tale pratica trova giustificazione nell’ambito della religione e della cultura del tempo. Numerose mummie essiccate sono state rinvenute nel Sud-Est asiatico, in Australia, in Cina, in diverse regioni dell’Africa settentrionale e centrale. Il metodo dell’imbalsamazione pare invece essere stato prevalente in Perù, nel Vicino Oriente e soprattutto in Egitto, dove la diffusione, la complessità e l’efficacia della mummificazione rituale, adottata dall’Antico Regno intorno al 700 ca. a.C., raggiunsero livelli assolutamente ineguagliati. Per la particolare rilevanza storica e archeologica che assumono, le mummie dell’antico Egitto meritano una trattazione specifica e approfondita.
Gli antichi egizi imbalsamavano i propri defunti mossi dalla credenza che le spoglie mortali sarebbero servite all’anima per la vita nell’Aldilà: era dunque necessario che venissero preservate dalla normale decomposizione. Il termine mummia deriva forse dal nome persiano che indicava il bitume, sostanza della quale si pensava facessero uso gli egizi nel procedimento di imbalsamazione. In realtà, gli egizi utilizzavano perlopiù resine vegetali. Le principali fasi della realizzazione di una mummia prevedevano lo svuotamento del corpo del defunto dai principali organi, l’asciugatura e parziale essiccazione, vari trattamenti con sostanze imbalsamanti e la definitiva copertura con bende e drappi di lino strettamente avvolti attorno alle membra. La mummia veniva quindi deposta tra varie stuoie nella tomba; solo più tardi si affermò l’uso di chiuderla in un sarcofago di legno o di pietra. Nel tempo le tecniche di imbalsamazione si moltiplicarono, raffinandosi anche in relazione alle possibilità economiche della famiglia del defunto; tuttavia, grazie alle particolari condizioni climatiche del paese, in larga parte desertico, anche i corpi preparati con i procedimenti più elementari potevano preservarsi a lungo. Le più antiche mummie egizie, ritrovate nella città di Hieraconpolis, datano al 3400 circa a.C. A quel tempo il corpo del defunto veniva solo parzialmente privato dei liquidi, quindi tamponato e avvolto in bende di lino; uno strato di una sostanza simile alla pece, steso sulle bende più esterne, le rendeva infine impermeabili all’umidità. Le mummie di epoca più tarda venivano invece preparate in modo più complesso: gli organi interni venivano estratti dal corpo, in seguito sottoposto a vari trattamenti di essiccazione e imbalsamazione prima di essere bendato. La preparazione della mummia era solo un passaggio del complesso cerimoniale funebre egizio, che era programmato nei minimi particolari. Le sepolture dei ricchi dignitari di corte dovevano contenere, oltre a oggetti personali del defunto, anche manufatti votivi e simbolici espressamente realizzati per il mondo dell’Oltretomba, e testi religiosi (come il famoso Libro dei morti) che offrissero una guida per la vita dell’Aldilà. Numerosi dei erano associati al culto dei morti e invocati nelle pratiche di mummificazione. Il dio Anubi, dalla testa di sciacallo, era noto anche come “colui che avvolge in bende”: la sua effigie era posta all’ingresso delle necropoli. Signore del regno dei morti era il dio Osiride, un tempo potente faraone: secondo alcune leggende, il suo corpo, smembrato in più pezzi dal suo assassino, venne ricomposto e imbalsamato dalla fedele moglie Iside, che permise così al marito di entrare nella vita dell’Oltretomba (in altre leggende, invece, Iside seppellì i poveri resti di Osiride in vari luoghi, divenuti perciò sacri). Gli antichi egizi credevano che i morti dimorassero tra gli dei nell’Aldilà, ma non perdessero del tutto il contatto con il mondo dei viventi. Una delle tre forme in cui si poteva manifestare l’anima del defunto, raffigurata con aspetto di uccello dalla testa umana e chiamata Ba, poteva lasciare l’oltretomba e tornare sulla terra per compiere determinate azioni. Ba poteva dunque essere invocato dai familiari del defunto, ad esempio con lettere lasciate nella tomba, affinché venisse loro in aiuto guarendo dalle malattie, propiziando la fertilità dei campi, volgendo al meglio le cause legali.
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