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Partiti comunisti Organizzazioni politiche che si ispirano al comunismo e che sono modellate sul partito che prese il potere in Russia con la Rivoluzione d'ottobre del 1917. Negli anni Ottanta, prima del crollo del blocco sovietico, più di un quarto della popolazione mondiale viveva in stati governati da partiti comunisti: URSS e Cina (due dei paesi più popolati del pianeta), Albania, Bulgaria, Cambogia, Cecoslovacchia, Corea del Nord, Cuba, Repubblica Democratica Tedesca, Etiopia, Iugoslavia, Laos, Mongolia, Polonia, Romania, Ungheria e Vietnam. Tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta molti regimi comunisti sono caduti (fanno eccezione Cina, Corea del Nord, Cuba e Vietnam) e l'influenza dei partiti comunisti si è affievolita in tutto il mondo.
Il Partito comunista dell'Unione Sovietica è stato fino alla fine degli anni Ottanta il depositario di un enorme potere. Alla sua origine vi fu la scissione (1903) del Partito socialdemocratico russo in due correnti, quella maggioritaria dei bolscevichi e quella minoritaria dei menscevichi. Nel 1912 i bolscevichi, guidati da Lenin, costituirono un partito marxista indipendente, che continuò, comunque, a chiamarsi Partito operaio socialdemocratico di Russia, con l'aggiunta tra parentesi del termine “bolscevico”. Conquistato nel 1917 il potere, nel 1918 il partito bolscevico cambiò nome in Partito comunista russo (bolscevico). Nel 1925 assunse il nuovo nome di Partito comunista (bolscevico) dell'URSS e, infine, nel 1952 lo modificò in Partito comunista dell'Unione Sovietica (PCUS).
La struttura del PCUS replicava quella dell'amministrazione sovietica. A livello di base vi erano circa 400.000 organizzazioni di partito; al di sopra di queste e in numero più ristretto vi erano i comitati rurali, cittadini, di distretto, quelli regionali e delle repubbliche. Al vertice della piramide erano: il Congresso dell'Unione, nominalmente l'organo supremo del partito; il Comitato centrale, eletto dal Congresso; il Politburo, scelto dal Comitato centrale e il segretario generale, il quale concentrava nelle sue mani il potere politico. La composizione del Politburo rispecchiava la preponderanza dell'etnia russa nel partito. In base alla Costituzione del 1977 il PCUS divenne la guida della società sovietica e il nucleo del suo sistema politico, di ogni organizzazione statale e di ogni organizzazione pubblica. Le associazioni di massa, incaricate di attuare le politiche del PCUS, comprendevano il Komsomol (la Lega giovanile comunista), dalla quale veniva reclutato il 75% dei membri del partito, e il Consiglio centrale dei sindacati, con oltre 100 milioni di iscritti. Gli organi ufficiali del PCUS erano la “Pravda”, con una circolazione di 10 milioni di copie, e la rivista ideologica “Kommunist”. In virtù della potenza e del prestigio dell'URSS il PCUS era il leader del movimento comunista internazionale (vedi Internazionale). Gli sconvolgimenti dei primi anni Novanta portarono prima alla legalizzazione dei partiti d’opposizione (1990), poi, dopo il fallimento del colpo di stato organizzato da esponenti dell'ala “dura” del partito (1991), alla messa al bando del PCUS: i suoi archivi vennero posti sotto sequestro, le sue proprietà confiscate. Dopo il disorientamento seguito alla dissoluzione dell'URSS si sono formati alcuni nuovi partiti comunisti. A ciò si è aggiunta la decisione della Corte costituzionale, che ha approvato la messa al bando dell'organizzazione nazionale del PCUS, ma non di quelle locali, che si sono riunite nel Partito comunista della Federazione russa. Per quanto numerose e attive, le forze comuniste in Russia non sembrano in grado di mirare alla riconquista del potere.
Il rapido declino del PCUS venne immediatamente seguito dal crollo dei partiti comunisti dell'Europa orientale, che dovettero cedere il potere a governi pluripartitici in Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Ungheria, Iugoslavia e Polonia. Tuttavia, diverse organizzazioni comuniste non si sono sciolte, hanno semplicemente cambiato nome, come il partito bulgaro che ha mutato il nome in Partito socialista, o i comunisti romeni che si sono ribattezzati Fronte di salvezza nazionale.
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