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Scetticismo

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Michel Eyquem de MontaigneMichel Eyquem de Montaigne
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1

Introduzione

Scetticismo Dottrina filosofica secondo cui non è possibile formulare giudizi veri; di conseguenza, non è possibile neppure conoscere con certezza la natura della realtà. Le varie forme di scetticismo filosofico si collegano con l’epistemologia, in quanto investono il problema della definizione dei criteri di validità della conoscenza.

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Il dubbio nella filosofia scettica

Lo scetticismo (dal greco sképtesthai, “esaminare”) si distingue anzitutto per l’atteggiamento filosofico che nega l’esistenza di un criterio certo di verità e falsità, e quindi per l’esercizio del dubbio e della “sospensione” del giudizio. I motivi che giustificano il dubbio possono essere diversi, ma in generale riguardano l’inaffidabilità delle esperienze sensibili e l’impossibilità di individuare un criterio di verità: ad esempio, una cosa appare diversa a individui diversi, o a ogni individuo in base al suo particolare stato (se giovane o vecchio, se sano o malato). L’esercizio del dubbio e la sospensione del giudizio appaiono al filosofo scettico come l’unico atteggiamento possibile, in opposizione al dogmatismo dei filosofi che sostengono di aver raggiunto una verità stabile.

Distinto dal dubbio scettico è il dubbio metodico, inteso come condizione preliminare di ogni ricerca della verità. In questo senso il dubbio è stato teorizzato anche da chi, come Cartesio, ritiene possibile pervenire a una certezza fondamentale, da cui muovere in direzione di una conoscenza rigorosa e incontrovertibile.

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Lo scetticismo nella filosofia greca

I sofisti greci nel V secolo a.C. elaborarono concezioni di matrice scettica, rispecchiata nella massima di Protagora “l’uomo è la misura di tutte le cose” e nell’affermazione di Gorgia: “nulla esiste; se qualche cosa esiste, non può essere conosciuta”.

I principi dello scetticismo trovarono tuttavia la prima formulazione esplicita nel pirronismo, una scuola di filosofia greca che derivò il nome dal fondatore, Pirrone di Elide. Questi, interessato soprattutto all’etica, riteneva che non fosse possibile conoscere nulla della natura della realtà; il saggio doveva pertanto limitarsi a una sospensione del giudizio (epoché). Il discepolo di Pirrone, Timone di Fliunte (325-230 ca.), condusse lo scetticismo a conseguenze estreme asserendo che potevano essere sempre addotte buone ragioni sia pro sia contro qualsiasi tesi filosofica.

I membri dell’Accademia media (sviluppatasi nel III secolo a.C. dall’Accademia platonica) e dell’Accademia nuova (II secolo a.C.), capeggiata da Carneade, elaborarono uno scetticismo più sistematico ma meno radicale dei pirroniani, affermando che nulla è dimostrabile definitivamente, ma alcune tesi sono più probabili di altre. Gli scettici più importanti della tarda antichità furono il filosofo greco Enesidemo, che elaborò una serie di argomenti atti a giustificare la sospensione del giudizio sulla natura delle cose, e il medico greco Sesto Empirico, che rivalutò l’osservazione e il senso comune in funzione antiteorica.

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Lo scetticismo nella filosofia moderna

Durante il Rinascimento l’influenza dello scetticismo antico fu evidente negli scritti di Michel de Montaigne, mentre il maggior esponente dello scetticismo moderno fu l’empirista scozzese del XVIII secolo David Hume. Nel suo Trattato sulla natura umana (1739-40) e nella sua Ricerca sull’intelletto umano (1748), Hume mise in discussione la possibilità di dimostrare la verità delle nostre credenze sul mondo, in particolare quelle sulla validità dei nessi causali e sull’esistenza di entità metafisiche come l’anima e Dio.

Nel XIX secolo Friedrich Nietzsche negò completamente la possibilità dell’oggettività in ogni campo della conoscenza e della morale. Elementi di scetticismo possono essere rinvenuti in altre scuole moderne di filosofia, come il pragmatismo, la filosofia analitica e la fenomenologia, almeno per quanto riguarda il metodo della sospensione del giudizio, o epoché, teorizzato da Edmund Husserl.

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