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Tebe (Grecia)

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Grecia nel V secolo a.C.Grecia nel V secolo a.C.
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Introduzione

Tebe (Grecia) Antica città della Beozia (Grecia); situata a nord del monte Citerone e a nord-ovest di Atene, è al centro di molte vicende mitiche, a partire dalla sua fondazione, che sarebbe opera del fenicio Cadmo (vedi Ciclo tebano), durante la sua ricerca della sorella Europa. Sempre a Tebe sono connessi i miti dei gemelli Anfione e Zeto, i nuovi fondatori della città, che unirono la parte bassa alla Cadmea (l'acropoli di Tebe) e costruirono le mura con le sette porte; di Edipo e dei suoi discendenti Eteocle e Polinice, la cui rivalità provocò la spedizione dei Sette contro Tebe e la successiva distruzione della città da parte degli Epigoni, i figli dei sette eroi; del dio Dioniso, che tornò in città per introdurre il suo culto.

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La rivalità con Atene e Sparta

Dal punto di vista storico, Tebe era già prospera in epoca micenea (XIV-XII secolo a.C.); alla fine del VI secolo a.C. era la città più importante della Beozia e iniziò le ostilità con Atene, tanto che nel 479 a.C., durante l'invasione persiana, si schierò con gli invasori, combattendo contro i confederati greci a Platea. Durante la guerra del Peloponneso nel 431 a.C., Tebe combatté al fianco di Sparta, ma presto cominciò a temere la crescente potenza della sua alleata e, nella guerra corinzia (395-386 a.C.), si unì ad Atene contro Sparta. Fra Tebe e Sparta sorse così un forte antagonismo: lo scontro che ne derivò si risolse in un breve periodo di predominio tebano in Grecia, ottenuto grazie alla vittoria di Epaminonda a Leuttra nel 371 a.C. e conclusosi con la morte di quest'ultimo a Mantinea nel 362 a.C.

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Il declino della potenza tebana

L'eloquenza dell'oratore ateniese Demostene persuase in seguito i tebani a unirsi agli ateniesi contro il pericolo costituito dal re di Macedonia Filippo II, ma quest'alleanza non poté impedire che nel 338 a.C., con la battaglia di Cheronea, anche la capitale della Beozia divenisse possedimento macedone. Dopo la morte di Filippo, i tebani tentarono, senza successo, di riguadagnare la libertà. Nel 335 a.C. Tebe venne distrutta da Alessandro Magno, che vendette come schiavi gli abitanti sopravvissuti (si dice che Alessandro risparmiò soltanto i templi e la casa del poeta Pindaro). Benché la città fosse stata ricostruita nel 315 a.C. dal re di Macedonia, Cassandro, due secoli dopo si era ridotta a un piccolo villaggio senza importanza.

Il sito dell'acropoli è occupato dalla moderna città di Tebe, che si estende anche ai suoi piedi; tra i resti archeologici vi sono il palazzo di Cadmo, in realtà due palazzi di epoca micenea (da cui provengono documenti in lineare B), la cinta muraria comprendente alcune porte (IV secolo a.C.) e alcuni santuari, oltre a varie tombe micenee. Nei pressi era situato l'importante santuario dei Cabiri (di cui si vedono ora i resti), dove si celebravano antichissime cerimonie di iniziazione maschile, frequentato dal IX secolo a.C., più volte rifatto fino all'epoca romana imperiale.

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