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Portogallo

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Portogallo: bandiera e innoPortogallo: bandiera e inno
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7.5

Gli Asburgo

In seguito alla morte di Enrico, sette pretendenti si disputarono la successione; tra questi Filippo II, re di Spagna, nel 1580 riuscì a ottenere il regno e ascese al trono col nome di Filippo I. L’annessione del Portogallo alla monarchia spagnola degli Asburgo, nel periodo conosciuto come la “schiavitù dei sessant’anni”, costrinse il paese a farsi carico di parte delle pesanti spese militari spagnole.

Dopo il 1600 il dominio commerciale portoghese nelle Indie Orientali venne contrastato dall’espansione olandese e inglese. Durante il regno di Filippo I il Portogallo godette di una discreta autonomia, mentre fu considerato alla stregua di una provincia spagnola da Filippo II (vedi Filippo III di Spagna) e da Filippo III (vedi Filippo IV di Spagna). Dopo i falliti tentativi di rivolta del 1634 e del 1637, il Portogallo riconquistò l’indipendenza nel 1640 (vedi Guerra d’indipendenza portoghese), con l’aiuto della Francia. Giovanni, duca di Braganza, fu proclamato re con il nome di Giovanni IV, primo sovrano di quella dinastia che regnò in Portogallo fino alla caduta della monarchia.

7.6

I Braganza

Scacciati dal Brasile gli olandesi, Giovanni IV rinnovò la tradizionale alleanza con l’Inghilterra. Per quanto indebolito dagli scontri con la Spagna nella seconda metà del XVII secolo, nel secolo successivo il Portogallo riuscì a riconquistare una certa prosperità, in seguito alla scoperta di giacimenti di diamanti e d’oro in territorio brasiliano. Tra il 1683 e il 1750, durante i regni di Pietro II e di Giovanni V, il paese cadde sotto l’influenza britannica e la monarchia governò in modo sempre più dispotico. Il regno di Giuseppe I (1750-1777) fu caratterizzato dall’azione politica del marchese di Pombal, considerato uno dei più grandi statisti della storia moderna portoghese; costui, pur essendo uno spietato despota, riuscì a ridurre il potere dei nobili e del clero e a dare un forte impulso all’industria e all’istruzione.

Con l’ascesa al trono di Maria I, figlia di Giuseppe I, nel 1777, Pombal fu destituito dal suo incarico. Durante la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, il Portogallo si alleò con la Gran Bretagna contro la Francia. Nel 1807, quando le armate di Napoleone minacciarono i confini portoghesi, la famiglia reale si rifugiò in Brasile e dichiarò sede del governo la città di Rio de Janeiro. I francesi occuparono quindi il Portogallo, ma furono sconfitti nel 1808 da un’armata britannica comandata da Arthur Wellesley, divenuto in seguito primo duca di Wellington. Dopo la convenzione di Sintra (30 agosto 1808) la Francia abbandonò il paese per invaderlo di nuovo l’anno seguente; nel 1811 Wellington liberò definitivamente il Portogallo dai francesi. La famiglia reale decise tuttavia di restare in Brasile, dove nel 1815 fondò un altro regno cosicché, nel 1816, Giovanni VI salì contemporaneamente su due troni, governando il Portogallo attraverso un consiglio di reggenza.

7.7

La monarchia costituzionale

Nel 1820 l’esercito portoghese guidò una rivolta tesa a ottenere la formazione di un governo costituzionale e Giovanni accettò di ritornare in Portogallo nel ruolo di monarca, nominando il figlio Pietro reggente del Brasile. Nel 1822 il Brasile proclamò l’indipendenza e Pietro ne divenne imperatore con il nome di Pietro I. Nel 1826 Pietro I succedette al trono del Portogallo come Pietro IV; egli promulgò una carta costituzionale che prevedeva un regime parlamentare, basato sull’autorità della monarchia e non sulla volontà popolare, quindi abdicò in favore della figlia, Maria II, una bambina di 7 anni.

Seguì un periodo di accese lotte civili che terminò, nel 1834, con il ritorno al trono di Maria II, il cui regno venne caratterizzato dal conflitto politico che opponeva i liberali, sostenitori della Costituzione del 1822, ai cartisti, sostenitori della Carta del 1826. Durante i regni di Pietro V (1853-1861) e di Luigi I (1861-1889) vennero effettuate alcune riforme, tra le quali l’abolizione della schiavitù nelle colonie e la redazione di un codice civile.

7.8

La repubblica

Durante il regno di Carlo I i movimenti repubblicani e radicali andarono aumentando; inoltre la nomina di João Franco, un agguerrito antirepubblicano, a primo ministro (1906) esacerbò la situazione e accrebbe consenso ai repubblicani. Nel 1908 Carlo I e il suo primogenito furono assassinati e ascese al trono il secondogenito, con il nome di Manuele II; tuttavia, il grado di corruzione raggiunto durante il nuovo regno fu tale da provocare, nell’ottobre del 1910, una rivoluzione guidata dall’esercito, che depose il sovrano e instaurò la repubblica.

Nel 1911 venne promulgata la Costituzione, che stabiliva peraltro la separazione tra Chiesa e Stato. Manuel José de Arriaga venne eletto primo presidente della Repubblica portoghese. Nei seguenti quindici anni il Portogallo visse un periodo di instabilità politica, con governi che rimanevano in carica per periodi assai brevi.

Nel corso della prima guerra mondiale, in seguito all’occupazione tedesca di alcune colonie, il Portogallo sequestrò le navi tedesche nella baia di Lisbona, provocando così la dichiarazione di guerra della Germania (9 marzo 1916). Le truppe portoghesi combatterono in Francia e in Africa e, durante il conflitto, non cessarono i disordini interni e le turbolenze politiche. Nel maggio del 1926 un colpo militare depose il quarantesimo governo dalla proclamazione della repubblica. Pochi giorni dopo la loro vittoria, i leader militari scelsero, per presiedere il nuovo governo, il generale António de Fragoso Carmona, che nel 1928 venne nominato presidente attraverso elezioni in cui era l’unico candidato. Nello stesso anno egli nominò ministro delle finanze António de Oliveira Salazar, professore di economia dell’Università di Coimbra.

7.9

Il regime di Salazar

Nel 1930 Salazar fondò la União Nacional (Unione nazionale), un’organizzazione politica filofascista. Assumendo la carica di primo ministro nel 1932, influì sulla promulgazione della nuova Costituzione del 1933, che instaurò nel Portogallo una dittatura centralista e corporativa, chiamata Estado Novo (“Stato nuovo”).

Nel 1936, all’inizio della guerra civile spagnola, Salazar e Carmona si schierarono con i falangisti guidati dal generale Francisco Franco. Nel 1939 il Portogallo firmò con la Spagna un patto di amicizia e di non aggressione al quale, il 29 luglio 1940, si aggiunse un protocollo che garantiva la neutralità di entrambi i paesi durante la seconda guerra mondiale. Nell’ottobre 1943 tuttavia, quando le potenze dell’Asse si stavano ormai indebolendo, il Portogallo consentì agli Alleati di disporre di basi militari nelle Azzorre.

Durante gli anni del conflitto fu quasi impossibile attuare il programma di economia pianificata: l’industria della pesca declinò, le esportazioni diminuirono e i profughi affollarono il paese; inoltre l’avanzata dei giapponesi nelle Indie Orientali costituì una minaccia per i territori portoghesi d’oltremare in Asia. Alla fine della guerra il paese era afflitto dalla disoccupazione e dalla povertà, che crearono un diffuso malcontento; l’opposizione politica a Salazar venne soffocata e i candidati dell’Unione nazionale monopolizzarono le elezioni del novembre 1945. Nel maggio del 1947, dopo aver represso un tentativo di rivolta, il governo deportò molti leader sindacali e ufficiali dell’esercito nelle isole di Capo Verde. Il maresciallo Carmona, rieletto alla presidenza senza opposizione nel 1949, morì nel febbraio del 1951 e gli succedette il generale Cravero Lopes.

Nel 1958 Salazar permise a Umberto Delgado, rappresentante dell’opposizione, di candidarsi alla presidenza; tuttavia le elezioni vennero vinte dal candidato governativo Américo Deus Tomás, che fu in seguito rieletto nel 1965 e nel 1971.

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