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Pacifismo Atteggiamento politico di opposizione più o meno radicale alla guerra e ad altre forme di violenza.
Per evitare i conflitti armati e creare un clima favorevole alla pace è necessario rimuovere le cause di attrito fra le nazioni, potenziare gli strumenti di soluzione pacifica delle controversie (mediazione, arbitrato ecc.) e garantire l'osservanza degli accordi di pace. Il pacifismo è un atteggiamento presente in molte grandi religioni, nel cristianesimo, dove tali idee sono esposte nel Discorso della montagna del Nuovo Testamento, e negli insegnamenti di Buddha e di Confucio. Tuttavia, come per molti atteggiamenti che toccano la sfera dell'etica, la risposta pacifica alla violenza e alle provocazioni resta spesso limitata a rari comportamenti individuali. Una forma interessante di pacifismo moderno è lo status di obiettore di coscienza scelto da molti giovani chiamati a svolgere il servizio militare obbligatorio. Negli affari internazionali l'influenza del pensiero pacifista ha promosso nel corso del XX secolo la creazione di meccanismi di soluzione delle controversie e di rispetto delle decisioni raggiunte, in linea con l'operato della Corte permanente d'arbitrato, prima ancora con quello della Società delle Nazioni e, negli ultimi decenni, con quello dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e della Conferenza sulla sicurezza e sulla cooperazione in Europa (CSCE).
Affermatosi a partire dal XIX secolo, il movimento fu preceduto da idee emerse già al sorgere dell'età moderna. Singoli pensatori come il quacchero William Penn e il francese Charles Irénée Castel, noto come Abate di St-Pierre, le ripresero poi abbozzando il progetto di pace perpetua che, successivamente, sarebbe stato delineato in modo compiuto da Immanuel Kant. Argomenti laici e pragmatici confluirono nell'insieme degli ideali pacifisti grazie all'opera dei filosofi Jeremy Bentham e John Stuart Mill. Le prime 'società per la pace' nacquero negli Stati Uniti nel 1815 e nel 1828 e si riunirono nella Società americana per la pace fondata da William Ladd; in seguito, anche in Europa si costituirono società pacifiste e dal 1848 si diffuse in molti paesi la Lega per la fraternità universale creata da Elihu Burritt. Nel 1863 fu fondato l'International Committee of the Red Cross (ICRC, Comitato internazionale della croce rossa); all'evento fecero seguito nel 1864 la firma della Convenzione di Ginevra sui rapporti umanitari in tempo di guerra e, nel 1899 e 1907, le Conferenze dell'Aia, con cui venne istituita la Corte permanente di arbitrato. Sul finire del XIX secolo si costituì anche l'Associazione internazionale dei lavoratori, la quale si impegnò a usare lo strumento dello sciopero per prevenire la guerra, e fu creato l'International Peace Bureau (Ufficio internazionale per la pace). La guerra anglo-boera, la guerra ispano-americana, e infine la prima guerra mondiale videro tuttavia il drammatico fallimento degli ideali del movimento pacifista.
Nel primo dopoguerra le speranze pacifiste si concentrarono sulla Società delle Nazioni, che fu però incapace di bloccare l'espansionismo nipponico, tedesco e italiano; un risultato importante fu raggiunto con il Protocollo di Ginevra del 1925 contro l'uso di armi biologiche e di gas. Nel 1939 divampò la seconda guerra mondiale, e nel secondo dopoguerra la nascita dell'ONU fece sperare in un sistema di mantenimento della pace. Dopo Hiroshima, il pacifismo internazionale si è concentrato sul problema degli armamenti nucleari, degli esperimenti nucleari e del disarmo, lanciando la Campagna per il disarmo nucleare (CND, Campaign for Nuclear Disarmament). Nel 1981 alla CND si aggiunse il movimento per il Disarmo nucleare europeo (END, European Nuclear Disarmament), guidato da Edward Palmer Thompson e volto a estendere i negoziati sul disarmo. Le attività del pacifismo internazionale si indirizzano anche contro il traffico internazionale di armi, ma l'obiettivo primario resta il controllo degli armamenti; tappe fondamentali sono state raggiunte con la Convenzione sulle armi chimiche del 1993, di cui resta però sempre difficile verificare l'attuazione, e con l'impegno ormai generale sul bando alle mine antiuomo. Il pacifismo contemporaneo si è espresso anche in occasione di conflitti locali e a favore dei diritti umani. Negli anni Sessanta si manifestò nella forte opposizione espressa a livello mondiale alla guerra del Vietnam e alla presenza attiva degli USA in essa; le pressioni del movimento contribuirono a provocare il disimpegno statunitense nel 1973.
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