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Predestinazione

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Introduzione

Predestinazione Nella teologia cristiana, l'insegnamento secondo cui il destino eterno di una persona è predeterminato per immutabile decreto divino. La predestinazione non implica necessariamente una negazione del libero arbitrio. La maggior parte degli esponenti della dottrina sostiene infatti che sia predeterminato unicamente il destino eterno di ciascuno, non le sue azioni, che rimangono libere. La dottrina tradizionalmente assume due forme: predestinazione singola e duplice predestinazione.

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Predestinazione singola

La dottrina della predestinazione singola è basata sull'esperienza della presenza di Dio e del suo amore, e sulla convinzione che Dio conceda il dono della sua presenza per pura grazia. Per sottolineare la libertà della scelta di Dio, che non è in nessun modo una risposta all'azione umana, alcuni cristiani hanno affermato che il rapporto con Dio dipende solamente da Dio e dal suo decreto eterno stabilito prima della creazione del mondo.

Questa concezione risulta implicitamente solo in due passi del Nuovo Testamento, in Romani 8 ed Efesini 1. 'Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati' (Romani 8: 29-30). 'In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà' (Efesini 1: 4-6). Questi versetti implicano la predestinazione singola, perché riguardano solo la predestinazione alla vita con Dio.

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Doppia predestinazione

La doppia predestinazione è una conclusione tratta dalla predestinazione singola. Se alcuni godranno della presenza di Dio per sua decisione eterna, altri devono essere separati da Dio, ugualmente per suo decreto. Poiché salvezza e gloria sono predestinate, ne segue che anche condanna e distruzione devono essere predestinate. Il primo a enunciare la dottrina della doppia predestinazione fu sant'Agostino nel V secolo. Il più noto esponente della doppia predestinazione fu Giovanni Calvino, secondo cui 'predestinazione' è l'eterno decreto con il quale Dio ha deciso in sé che cosa sarà di ciascun uomo, perché non tutti sono stati creati per la stessa condizione; al contrario per alcuni è preordinata la vita eterna, per altri la dannazione eterna (Institutio 3.21.5).

Dopo Agostino, i teologi cattolici hanno rifiutato la doppia predestinazione, sottolineando che non esiste alcuna predestinazione al male e che chi è dannato ne ha la piena responsabilità. Nel XVII secolo il teologo protestante Arminio, al quale si ispira l'arminianesimo, criticò la dottrina calvinista e ne formulò una versione modificata che lasciava spazio al libero arbitrio. Nel XX secolo i teologi protestanti sono stati inclini a ignorare o negare la predestinazione in entrambe le forme: il teologo svizzero Karl Barth ha riformulato la dottrina della predestinazione singola, affermando che la volontà di Dio si è manifestata in Gesù Cristo e che tutti sono eletti in lui. In questa forma la dottrina della predestinazione è di fatto universalista, cioè a tutti è promessa la salvezza.

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