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Kline, Franz

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Kline, Franz (Wilkes-Barre, Pennsylvania 1910 - New York 1962), pittore statunitense. Compì gli studi artistici a Boston e a Londra, dedicandosi principalmente alla grafica pubblicitaria. Trasferitosi nel 1938 a New York, per tutti gli anni Quaranta coltivò, accanto alla pittura figurativa (acquistò una certa fama con ritratti e paesaggi, tra cui Palmerton, Pa., 1941, Smithsonian American Art Museum, Washington), una tendenza cubista e astratta, guardando in particolare all’arte di Willem de Kooning.

Negli anni Cinquanta aderì infine all’espressionismo astratto, divenendone uno dei più significativi interpreti (Capo, 1950, Museum of Modern Art, New York). Alla sua prima esposizione personale, alla Egan Gallery di New York nel 1950, si presentò come “action painter” (vedi Action Painting), suscitando interesse e curiosità con dipinti caratterizzati da spessi tratti neri, simili a frammenti di ideogrammi giapponesi, realizzati con ampie pennellate su fondo bianco (Mahoning, 1956, Whitney Museum of American Art, New York).

Kline lavorò di preferenza su tele dalle dimensioni monumentali (Monitor, 1956, Milano, Collezione privata), adatte ai liberi movimenti del corpo con cui le realizzava, e predilesse l’uso del bianco, il non-colore, per la capacità di evocare il vuoto e il senso di smarrimento esistenziale. Negli ultimi anni aggiunse tuttavia qualche colore intenso, come in Dahlia (1959, Whitney Museum of American Art) e in Muro arancione e nero (1959, collezione Mr e Mrs R.C. Schull, New York), che crea forti effetti di contrasto.

Kline espose nel 1956 e nel 1960 alla Biennale di Venezia e nel 1957 alla Biennale di São Paulo in Brasile; nel 1962 la Galleria d’arte moderna di Washington gli dedicò una retrospettiva.

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