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Ford, Gerald Rudolph

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Gerald R. FordGerald R. Ford
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Introduzione

Ford, Gerald Rudolph (Omaha, Nebraska 1913 – Rancho Mirage, California 2006), trentottesimo presidente degli Stati Uniti d’America (1974-1977).

Registrato all’anagrafe con il nome del padre naturale, Leslie Lynch King Jr., fu poi riconosciuto dal secondo marito della madre, di cui prese il nome. Ford fu ufficiale di Marina durante la seconda guerra mondiale e compì studi giuridici nelle università del Michigan e di Yale. Nel 1948 fu eletto per la prima volta al Congresso nelle fila del Partito repubblicano. Nel 1963 fu membro della commissione Warren che investigò sull’assassinio del presidente John F. Kennedy e nel 1965 diventò il leader dei repubblicani alla Camera dei rappresentanti.

Poco conosciuto al di fuori del mondo politico, nel 1973 venne chiamato dal presidente Richard Nixon a sostituire alla vicepresidenza Spiro Agnew, costretto alle dimissioni da uno scandalo. Il 9 agosto del 1974, in seguito alle dimissioni dello stesso Nixon, travolto dagli esiti dello scandalo Watergate, diventò il primo presidente non eletto degli Stati Uniti.

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Il mandato presidenziale

Per fronteggiare la grave crisi politica e istituzionale Ford adottò una politica pragmatica, rivolta a smussare le tensioni presenti nel paese, riscuotendo consensi ma anche aspre critiche. Egli bilanciò il controverso perdono concesso a Nixon a solo un mese dal suo insediamento amnistiando migliaia di giovani che si erano rifiutati di combattere in Vietnam.

I nodi cruciali dell’iniziativa interna dell’amministrazione Ford furono anche la crescita dell’inflazione, l’aumento della disoccupazione e dei consumi energetici, sui quali ingaggiò furiose battaglie con il Congresso, controllato dai democratici, e ricorse innumerevoli volte al veto.

Avvalendosi della collaborazione del segretario di stato Henry Kissinger, diventato già con Nixon il protagonista della politica estera statunitense, Ford completò il ritiro delle truppe statunitensi dal Vietnam, accettando con rassegnazione la presa di Saigon da parte delle forze comuniste nell’aprile 1975.

Proseguì poi la politica di distensione avviata dal suo predecessore nei confronti dell’Unione Sovietica e nel 1975 firmò gli accordi di Helsinki, che avrebbero contribuito a migliorare i rapporti tra i paesi dell’Europa occidentale e orientale. Ford fu anche il primo presidente statunitense a recarsi in Giappone dopo la seconda guerra mondiale.

Improntato ancora al clima di Guerra Fredda fu invece l’atteggiamento indulgente che Ford mantenne nei confronti dei sanguinari regimi dell’Iran di Reza Pahlavi e dell’Iraq baathista, e il sostegno fornito all’Indonesia di Suharto anche in seguito alla violenta occupazione di Timor Orientale.

Scampato a due attentati, nel 1976 si aggiudicò le primarie repubblicane prevalendo su Ronald Reagan, ma fu poi sconfitto nella corsa presidenziale, sebbene di misura, dal candidato democratico Jimmy Carter. Ritiratosi dalla vita politica, sostenne la moglie Bettie, uscita vincente dalla sua personale lotta per liberarsi dalla dipendenza dall’alcol, dando vita al Bettie Ford Center per la disintossicazione. Nel 1999 Ford ricevette da Bill Clinton la Presidential Medal of Freedom, uno dei più importanti riconoscimenti del paese.

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