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Ge’ez

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1

Introduzione

Ge’ez Lingua classificata nel ramo meridionale delle lingue semitiche. Detto anche etiopico classico, è oggi estinto come lingua parlata, ma sopravvive come lingua liturgica della Chiesa etiope (vedi Chiese cattoliche orientali).

L’amarico e il tigrino, parlati in Etiopia, sono strettamente connessi con il ge’ez e forse ne discendono.

2

Letteratura in ge’ez

Le prime, scarse, iscrizioni in ge’ez risalgono al V secolo a.C., ma una vera e propria letteratura è attestata a partire dal III-IV secolo d.C., all’epoca della diffusione del cristianesimo in Etiopia, durante il regno di Axum. Ai secoli dal V al VII risalgono le traduzioni della Bibbia, comprese quelle dei libri apocrifi (tra cui il libro di Enoc).

Verso il XIV secolo il ge’ez si estinse come lingua parlata, ma sopravvisse come lingua colta e della letteratura fino al XIX secolo. Una letteratura classica in ge’ez fiorì dal XIV al XVII secolo. Al XIV secolo risalgono testi agiografici, ma soprattutto il Kebra nagast (“Splendore dei re”), il testo nazionale etiopico, che narra di re Salomone, della regina di Saba e del loro figlio, Menelik I d’Etiopia.

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Scrittura

Gli antichi esempi di ge’ez scritto usavano un alfabeto privo di vocali, di origine semitica meridionale. In iscrizioni più tarde, dal IV secolo in avanti, fu introdotto un sistema di notazione vocalica in cui le vocali erano indicate allungando o accorciando i tratti, o aggiungendo segni diacritici. Questo sistema di scrittura, detto abugida, è utilizzato anche dalle lingue moderne dell’Etiopia.

Le righe delle prime iscrizioni in ge’ez erano scritte alternativamente da destra a sinistra e da sinistra a destra (scrittura bustrofedica, dal greco boustrophedon, che significa “aratro”: l’andamento della scrittura ricorda infatti i solchi lasciati da un aratro in un campo). Successivamente, sotto l’influsso del greco e in opposizione alle scritture delle altre lingue semitiche, prevalse la scrittura da sinistra a destra.

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