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Struttura articolo
Il modello anatomico sopra descritto si riferisce a latifoglie terrestri mesofite, cioè a piante a foglia larga tipiche di regioni a clima temperato. Le foglie delle specie idrofite e le conifere, adattate rispettivamente all’ambiente acquatico e a climi aridi, possiedono caratteristiche anatomiche particolari. Nelle piante acquatiche a foglia galleggiante, come la ninfea, la cuticola è piuttosto sottile e gli stomi si trovano sulla pagina superiore; nelle specie le cui foglie si trovano immerse nell’acqua, come l’elodea, gli scambi gassosi avvengono direttamente per diffusione attraverso la superficie epidermica, nella quale la cuticola generalmente è assente. Le conifere possiedono foglie aghiformi la cui forma permette di limitare al massimo la dispersione del calore e la perdita d’acqua. Osservati in sezione al microscopio ottico, gli aghi appaiono grossolanamente triangolari o tondeggianti e composti da strati concentrici: lo strato più esterno è l’epidermide, rivestito da una spessa cuticola; al di sotto, vi è un ipoderma, composto da cellule di tipo sclerenchimatico; segue il mesofillo, dotato di cellule tondeggianti piuttosto vicine le une alla altre; nella regione centrale vi è un ammasso di cellule, il cosiddetto tessuto di trasfusione, all’interno del quale si trovano due fasci conduttori che formano un’unica nervatura centrale. Il tessuto di trasfusione è formato da tracheidi (cellule xilematiche morte) e cellule parenchimatiche, vive, che mediano gli scambi tra i vasi conduttori e il mesofillo.
La colorazione verde tipica delle foglie della maggior parte delle piante è dovuta alla presenza della clorofilla, un pigmento capace di catturare la luce visibile e di utilizzarne l'energia per sintetizzare carboidrati attraverso la fotosintesi. Non tutte le foglie, tuttavia, sono verdi: molte contengono pigmenti supplementari, quali gli antociani, i carotenoidi o i flavonoidi, che conferiscono loro colorazioni differenti. In autunno la clorofilla si decompone, consentendo agli altri pigmenti presenti di manifestarsi: si spiegano, così, i cambiamenti di colore delle foglie tipici di questa stagione.
La morfologia della foglia è uno dei principali e più immediati criteri utilizzati per la classificazione tassonomica delle piante. I diversi tipi di foglie si distinguono in base alla forma della lamina (ad esempio, simmetrica o asimmetrica, lanceolata, cuoriforme, ovata, aghiforme), al profilo del margine (intero, dentato, lobato, ondulato), alla lunghezza del picciolo (foglia sessile o peduncolata) e alla disposizione delle nervature. In generale, le tipologie caratteristiche delle gimnosperme sono diverse da quelle delle angiosperme e, nell’ambito di queste ultime, quelle delle dicotiledoni sono diverse da quelle delle monocotiledoni.
Generalizzando, le foglie delle dicotiledoni possono essere suddivise in due tipi fondamentali: foglie semplici o indivise, caratterizzate da un'unica lamina, come nel caso delle foglie delle querce, e foglie composte, formate da più foglioline, come nel caso del trifoglio. Si definiscono pennate le foglie composte, come quelle del frassino, che hanno le foglioline disposte su due file e inserite su due lati opposti di una vena centrale, detta rachide; sono invece dette palmate le foglie, come quelle dell'ippocastano, costituite da una serie di foglioline disposte a ventaglio all’estremità del picciolo.
Le foglie si possono ulteriormente classificare in base al tipo e alla disposizione delle nervature. Sono dette penninervie quelle che presentano una larga nervatura centrale, da cui si dipartono ai lati due file di nervature secondarie parallele, a loro volta diramate in nervature ancora più piccole; ne è un esempio la foglia dell'olmo. Le foglie dette palminervie, come ad esempio quelle dell'acero, presentano, invece, una serie di larghe nervature principali di pari spessore, che si dipartono dalla base della foglia e si dividono in nervature via via più sottili. Alcune piante, ad esempio il podofillo, presentano le cosiddette foglie peltate, in cui il picciolo è inserito al centro di una lamina rotondeggiante o a forma di scudo, con numerose nervature principali che si estendono dal centro della foglia verso i bordi, ramificandosi progressivamente in nervature sempre più piccole. La maggior parte delle monocotiledoni presenta foglie caratterizzate da una serie di nervature parallele di eguale diametro, che si estendono dalla base fino all'apice della foglia. Le foglie di gran parte delle felci e di alcune piante superiori, come il ginkgo, hanno nervature dicotomiche: una fitta serie di nervature di eguale diametro è inserita alla base della foglia, in uno o più punti, e si estende parallelamente fino all'apice, biforcandosi ripetutamente man mano che si avvicina al bordo superiore.
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