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  • Manzù Giacomo

    Busto di Inge New York, P. Rosemberg Gallery. Bronze, detail, 1967. Bronzo, particolare, 1967. David Milano, Raccolta privata d'Arte Moderna

  • Manzù Giacomo Busto di Inge

    Scultura moderna. Secolo XX. Description: Bronze, detail, 1967. Descrizione: Bronzo, particolare, 1967. New York, P. Rosemberg Gallery. HP: Manzù Giacomo

  • Giacomo Manzù | sito ufficiale

    Sito ufficiale di Giacomo Manz&ugrave, grande scultore italiano del XX secolo.

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Manzù, Giacomo

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Manzù: Porta della morteManzù: Porta della morte

Manzù, Giacomo Pseudonimo di Giacomo Manzoni (Bergamo 1908 - Roma 1991), scultore e pittore italiano. Nato in una famiglia modesta (il padre era ciabattino), dodicesimo di quattordici figli, dopo le scuole elementari fu apprendista presso vari artigiani, doratori, carpentieri, stuccatori, intagliatori del legno; quindi si diplomò presso l’Istituto Fantoni d’arte decorativa a Bergamo. Durante il servizio militare a Verona, nel 1927, studiò con passione le porte della Basilica di San Zeno Maggiore e trascorse molte ore nell'Accademia Cicognini, dove ammirava i calchi di pezzi antichi.

Nel 1929 compì un viaggio a Parigi, ma fu costretto a rimpatriare presto provato dagli stenti e dalla fame. Stabilitosi a Milano l’anno successivo, ebbe la prima importante commissione: tra il 1931 e il 1932 eseguì la decorazione della Cappella dell'Università Cattolica, su incarico dell’architetto Giovanni Muzio. Entrò in contatto con Renato Birolli e Aligi Sassu e partecipò a una mostra collettiva alla Galleria Il Milione (1932). La notorietà iniziò ad arrivare, grazie anche a una monografia a lui dedicata da Giovanni Scheiwiller (per le edizioni Hoepli).

Insieme a Sassu, Manzù compì un secondo viaggio a Parigi, durante il quale visitò il Musée Rodin, rimanendo fortemente impressionato dalla potenza espressiva delle opere esposte. La meditazione sull’esempio del maestro francese (vedi François-Auguste Rodin) e l’interesse per i lavori di Medardo Rosso concorsero all’importante svolta nel percorso stilistico di Manzù, che abbandonò lo stile arcaizzante del periodo giovanile, in parte ispirato a fonti egizie e minoiche. Nel 1933 furono accolti positivamente dalla critica e dal pubblico i suoi busti esposti alla Triennale di Milano, e l’anno successivo riscosse successo la mostra che allestì insieme a Sassu alla Galleria della Cometa di Roma. Tra i temi preferiti in questi anni spiccano la figura femminile e i soggetti religiosi: ne sono esempi Testa di donna (1936, Galleria d'arte moderna, Milano) e Susanna (1937, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma), opere nelle quali la grazia e l'attenzione alle proporzioni di matrice classica si coniugano con una sensibilità per i giochi di luce d'origine impressionista.

Alla fine degli anni Trenta Manzù iniziò la serie di bassorilievi sul tema della Crocifissione (proseguita sino al 1946), nei quali espresse, attraverso il tema sacro, l’orrore per la guerra e i crimini del regime fascista: esposti alla Galleria Barbaroux di Milano nel 1942, questi lavori vennero messi al bando sia dalla Chiesa sia dallo Stato. Parallelamente diede vita alla serie dei Cardinali, per i quali ricevette un prestigioso riconoscimento alla Biennale di Venezia del 1948.

Nel 1940 fu nominato professore di scultura all'Accademia di Brera, dove insegnò fino al 1954; dal 1954 al 1960 fu docente all’Accademia di Salisburgo. Tra le opere più significative di questo periodo spiccano i bassorilievi per le tre grandi Porte ispirate al mistero della vita e alla storia dell’uomo: la Porta della Morte, dedicata a papa Giovanni XXIII, per la Basilica di San Pietro a Roma (1952-1964), la Porta dell'Amore per il Duomo di Salisburgo (1955-1958), la Porta della Pace e della Guerra, per la chiesa di San Laurenz a Rotterdam (1965-1968). Quanto alla scultura a tutto tondo, celebri sono il nudo di Francesca Blanc (che vinse il Gran premio di scultura alla Quadriennale di Roma del 1942), Passo di danza (1954, Städtische Kunsthalle, Mannheim), il Ritratto di Inge (1960, collezione Schnabel, Ardea).

Giacomo Manzù disegnò anche scenografie e costumi teatrali, ad esempio per l'Oedipus rex di Igor Stravinskij del 1965, per il Tristano e Isotta di Richard Wagner del 1971, per il Macbeth di Giuseppe Verdi del 1985. Fu inoltre eccellente incisore e medaglista. Visse gli ultimi anni diviso tra il suo studio di Ardea, nei pressi di Roma, e Londra. Nel 1979 fece dono della sua collezione allo Stato italiano.

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