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Patrizi

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Patrizi Nella Roma antica, i membri delle famiglie dotate di proprietà terriere che, discendenti dei patres (i capostipiti delle gentes), esercitavano il predominio sul resto della cittadinanza. A essi erano riservate tutte le cariche politiche e religiose ed era loro proibito il matrimonio con membri appartenenti alla plebe. L'egemonia politica del patriziato venne tuttavia articolandosi, nel corso dell'età repubblicana, attraverso la presenza di gens maggiori e minori, frutto dell'inclusione di famiglie plebee arricchitesi con attività di carattere mercantile. Una lunga lotta tra i due gruppi, iniziata nel VI secolo a.C., ebbe fine quando la plebe ottenne l'uguaglianza politica e si costituì una nuova aristocrazia di nobiles formata dalle famiglie dominanti di entrambi gli ordini. A partire dal 300 a.C. le vecchie distinzioni politiche tra patrizi e plebei non ebbero più significato, eccetto il fatto che i patrizi non potevano essere eletti tribuni della plebe, né partecipare all'assemblea della plebe.

Dall'inizio del IV secolo d.C. in poi, patricius divenne un titolo personale e non più ereditario, che veniva conferito con alti onori e privilegi.

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