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Polinesia Francese (Polynésie Française), collettività d’oltremare della Francia, costituita da diversi gruppi di isole sparse su una vasta area dell’oceano Pacifico sudorientale, in prossimità del Tropico del Capricorno, compresi tra i 10° e i 30° di latitudine sud. Il territorio ha una superficie complessiva (comprese le acque interne) di 4.167 km²; le isole si estendono invece per 3.660 km². La capitale è Papeete, sull’isola di Tahiti. La Polinesia Francese si divide in cinque arcipelaghi: le isole della Società, l’arcipelago Tuamotu, le isole Gambier, le Isole Australi e le isole Marchesi, oltre a Clipperton Island (o Isla de la Pasión), un atollo disabitato al largo della costa messicana. La popolazione è per la maggior parte composta da polinesiani, con minoranze di cinesi ed europei, e ammonta a 278.633 abitanti (2007). La lingua ufficiale è il francese, ma si parlano anche vari dialetti polinesiani. Le attività economiche comprendono la pesca e la coltivazione di frutta tropicale, mentre il turismo ha assunto un ruolo economico sempre più rilevante. I prodotti d’esportazione sono copra, vaniglia e perle coltivate.
Prima protettorato (1842) e poi colonia (1880), dal 1984 la Polinesia francese ha cambiato statuto diverse volte e tra le collettività d’oltremare gode di una più ampia autonomia, ulteriormente rafforzata nel 2004, quando è diventata “collettività e paese” d’oltremare. A capo del governo è un presidente eletto dall’Assemblea, che è composta da 57 membri eletti ogni cinque anni a suffragio universale. L’Assemblea ha prerogative in materia di bilancio, di diritto civile e del lavoro, mentre la difesa e l’ordine pubblico sono affidati alla Francia. La scena politica è stata a lungo dominata da un partito unionista, ma negli ultimi anni si è andato affermando un movimento indipendentista.
Lontano dalle coste australiane, l’arcipelago conobbe un popolamento tardivo rispetto a quello delle altre isole della regione. Le prime a essere raggiunte dalla migrazione di genti polinesiane furono le isole della Società, che costituirono in seguito la base per la colonizzazione delle altre isole. Il primo esploratore europeo a raggiungere la regione fu nel 1521 Ferdinando Magellano, che probabilmente avvistò solo alcuni scogli desertici ai margini dell’arcipelago delle Tuamotu. È al britannico Samuel Wallis che si deve la scoperta di Tahiti nel 1767. Nei due anni seguenti Tahiti fu raggiunta da Louis-Antoine de Bougainville e da James Cook, che vi tornò nel 1774. Nel 1797, con l’arrivo sull’isola di una missione calvinista, la Gran Bretagna pose la sua ipoteca sull’arcipelago, ma nel 1842 la Francia fece di Tahiti e Moorea un proprio protettorato, incluso nel 1880 con le isole Marchesi, Australi e della Società nella colonia dei Territori francesi dell’Oceania. I francesi introdussero la coltura del cotone, impiegando manodopera cinese, e avviarono lo sfruttamento della copra, favorendo la formazione di una piccola borghesia locale. Unita alla Francia libera del generale De Gaulle dal 1940, durante la seconda guerra mondiale la Polinesia francese svolse un importante ruolo strategico, ospitando a Bora-Bora una base aerea statunitense. Nel 1958 la Polinesia francese ebbe lo statuto di “territorio d’oltremare”, conoscendo a partire dagli anni Sessanta (quando la Francia avviò a Mururoa gli esperimenti nucleari, estesi dal 1975 a Fangataufa) lo sviluppo di un forte movimento indipendentista. Sotto questa pressione, la Francia concesse nel 1984 una più ampia autonomia, rafforzata nel 2003-2004 con l’attribuzione dello statuto di “collettività e paese d’oltremare”. Gli esperimenti nucleari a Mururoa e a Fangataufa vennero definitivamente sospesi solo nel 1996, dopo forti proteste interne e internazionali.
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