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Struttura articolo
Introduzione; La teologia come scienza; Fonti della teologia; L’importanza delle Scritture; Tradizione e Magistero; Il metodo teologico; I settori della teologia; La teologia cristiana antica; La teologia cristiana nel Medioevo; La Riforma protestante; La teologia moderna e contemporanea
Consegnandosi alla storia e agli uomini, la rivelazione di Dio si consegna anche alla comprensione che gli uomini ne hanno. In ambito cristiano, il cattolicesimo ha riconosciuto grande valore alla tradizione, reputata la voce vivente della Chiesa e attraversata da quello Spirito che attraversa anche la stessa Scrittura. In questo contesto assume un ruolo particolare il Magistero ecclesiastico rappresentato dal papa e dai vescovi che, in quanto custodi dell’ortodossia, svolgono il compito di mantenere la riflessione teologica all’interno dell’esperienza della fede. I protestanti, per motivi storici oltre che teologici, hanno invece sottolineato soprattutto il primato della Bibbia, senza tuttavia negare il contesto ecclesiale nel quale la comprensione biblica avviene. Anche l’esperienza mistica, che si realizza in particolari contesti o investe singoli individui, può divenire occasione di elaborazione teologica: in questi casi la teologia, oltre che esplicitare e sistematizzare i contenuti di un’esperienza, svolge il ruolo di controllo critico della coerenza tra esperienza stessa e depositum fidei, l’orizzonte cioè della rivelazione.
Non esiste un “metodo teologico”, unico e universalmente riconosciuto; ne esistono numerosi, differenti l’uno dall’altro secondo l’importanza attribuita alle fonti cui si attinge e alle procedure intellettuali messe in opera. Sant’Anselmo d’Aosta, ad esempio, fece uso di argomentazioni rigorosamente logiche: nel Proslogion egli cercò di dimostrare l’esistenza di Dio procedendo dalla nozione di essere perfetto; nel Cur Deus Homo (Perché Dio si è fatto uomo) egli sostenne che, data l’esistenza di un Dio benevolo e di un’umanità peccatrice, la dottrina cristiana dell’incarnazione e della redenzione poteva esserne dedotta per necessità logica. Tertulliano, padre della Chiesa del II secolo, negò l’avvicinamento di fede e sapienza umana: egli polemizzò aspramente con la filosofia pagana, giudicandola superba e incapace di giungere a Dio: “Il Figlio di Dio fu crocefisso: non me ne vergogno, proprio perché è vergognoso. Il Figlio di Dio è morto: questo è credibile, perché è una stoltezza. E fu sepolto e risorse: questo è certo, perché è impossibile”. Solo i semplici sono in grado di giungere a questa verità. A secoli di distanza, la polemica contro lo spirito di sistema della filosofia, in questo caso quella di Hegel, la si può ritrovare anche nelle opere del filosofo danese del XIX secolo Søren Kierkegaard che insistette sul tema del carattere paradossale della fede, singolare rapporto assoluto con Dio, irriducibile a schemi prefissati e razionalmente controllabili. I teologi protestanti della Riforma e del periodo seguente cercarono di elaborare la teologia solo sulla base della Bibbia (“Sola Scriptura”), alla quale si dovevano sempre ancorare gli enunciati teologici. Con la diffusione degli studi biblici, tuttavia, tale teologia divenne più raffinata e condusse un esame sempre più accurato dei manoscritti per determinare una versione attendibile del testo, un rigoroso vaglio del linguaggio e delle fonti letterarie e un’attenzione approfondita allo sfondo storico: questo lavoro ebbe il nome di “esegesi biblica”. Ci si chiese poi come il significato originale del testo biblico si fosse articolato nel corso della storia della dottrina e quale significato possedesse nell’epoca e nel contesto culturale in cui nacque. Attualmente, la ricaduta di tali problematiche in teologia può essere osservata nelle dinamiche dell’ermeneutica biblica che, recependo le istanze del soggetto, sia esistenziali sia storiche, intende proporre un articolato riferimento alla Scrittura e alla rivelazione. Un atteggiamento simile è adottato in ambito cattolico anche da quelle teologie che si ispirano ai pronunciamenti dogmatici della Chiesa: le questioni ermeneutiche sono, infatti, tanto rilevanti per i dogmi quanto per la Bibbia.
L’esigenza di un’organizzazione logica e razionale del sapere teologico ha accompagnato da sempre la riflessione cristiana, producendo opere che sono divenute veri e propri monumenti del pensiero occidentale. Basti ricordare l’impianto medievale costituito dalle Summae, di cui quella di Tommaso d’Aquino resta la più nota, nelle quali si intendeva proporre un piano di comprensione del mistero cristiano attraverso i contributi della filosofia. Il dibattito contemporaneo, differenziato e a volte contraddittorio, attraversato da ricerche settoriali e molteplici opzioni filosofiche, non è in grado di proporre una ricostruzione della teologia universalmente accettata. È possibile, tuttavia, identificare alcuni settori fondamentali: la “teologia biblica”, impegnata nell’individuazione dei nodi teologici presenti nella rivelazione biblica, delle sue categorie fondamentali e delle dinamiche e relazioni che connettono e distinguono i vari testi della Scrittura; la “teologia storica”, che percorre le vicende della fede nella storia per poterne osservare modalità espressive e contesti culturali di riferimento (patrologia, storia della Chiesa, storia dei dogmi, storia della teologia); la “teologia dogmatica”, che recepisce e riorganizza i trattati classici dedicati a Dio, Cristo, uomo, Chiesa, sacramenti, escatologia; la “teologia fondamentale”, che recuperando e superando i limiti angusti dell’apologetica tradizionale, intende esporre le ragioni del credere nel più ampio dibattito filosofico e culturale contemporaneo; la “teologia pratica”, che costituisce la riflessione critica sull’agire del credente e della Chiesa e che quindi comprende la teologia morale, la teologia spirituale, la teologia pastorale, la catechetica, la teologia liturgica.
Benché la Bibbia offra infinite occasioni di elaborazione teologica, essa non è, ovviamente, un trattato di teologia sistematica. La Lettera ai romani di san Paolo è forse quanto nel Nuovo Testamento si avvicina di più a un trattato teologico. Partendo dalla considerazione fondamentale dell’evento di salvezza rappresentato da Cristo e riflettendo sulla condizione di peccato dell’uomo, Paolo sviluppò la dottrina della “giustificazione per fede” e tracciò lo schema della salvezza universale. Come già osservato, la teologia ebbe inizio tra i greci come disciplina razionale; la convergenza tra elementi concettuali provenienti dalla filosofia greca e la fede biblica diede poi inizio alla grande età della teologia patristica (vedi Padri della Chiesa). Benché il teologo tedesco Adolf von Harnack abbia lamentato l’“ellenizzazione” del Vangelo, numerosi teologi converrebbero con Paul Tillich nell’affermare che la fede biblica doveva rispondere alla sfida intellettuale della filosofia greca. Nel Vicino Oriente Origene, autore del III secolo appartenente alla scuola di Alessandria, fu forse il più eminente teologo dei primi secoli dell’era cristiana: nel suo De Principiis (Sui princìpi) egli introdusse i temi principali della teologia e nel Contra Celsum (Contro Celso) ribatté alle critiche di un filosofo pagano, offrendo un notevole esempio di apologetica. Il più grande teologo occidentale fu sant’Agostino. Nel De Civitate Dei (La città di Dio) egli condusse una riflessione sulla storia umana, nella quale si svolge un’eterna lotta tra bene e male; di grande influenza sulla teologia è anche il vasto trattato De Trinitate (Sulla Trinità). Sia Origene sia Agostino compilarono commenti a libri biblici, ed entrambi furono profondamente influenzati dagli atteggiamenti culturali e filosofici del neoplatonismo. Nel periodo patristico vennero formulate le principali dottrine cristiane.
Nel Medioevo l’attività teologica conobbe una seconda fioritura: oltre alle opere del già citato Anselmo d’Aosta, si devono menzionare quelle di san Tommaso d’Aquino, la cui poderosa Summa theologiae rappresenta un’esposizione sistematica e dettagliata delle dottrine riguardanti Dio, la natura umana, la retta condotta, l’incarnazione e la salvezza, e costituisce l’opera che, intrecciando finemente temi filosofici (Tommaso attinse largamente ad Aristotele) e teologici, ha esercitato un’influenza senza pari sulla teologia cattolica, e più in generale sulla cultura occidentale. Analogo rilievo possiede la sua opera apologetica Summa contra gentiles (Summa contro i gentili).
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