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Introduzione; L’intuizione nella filosofia antica e medievale; L’intuizione nella filosofia moderna; L’intuizione nella filosofia contemporanea
Intuizione In filosofia, termine che definisce la conoscenza diretta e immediata, indipendente da ogni forma di ragionamento, di un oggetto presente alla nostra coscienza.
Storicamente, i filosofi hanno discusso la possibilità di distinguere fra un’intuizione sensibile, relativa cioè alla percezione dei nostri sensi, e un’intuizione di tipo intellettuale. Platone, ad esempio, parla della conoscenza intuitiva come della conoscenza più alta, ossia di una visione intellettuale che l’anima ha delle idee, prescindendo da ogni riferimento all’esperienza sensibile. Aristotele, che pure criticava la dottrina platonica delle idee, ritiene che i primi principi delle scienze non possano essere oggetti di dimostrazione, ma siano conosciuti mediante un’intuizione intellettuale. Una conoscenza intuitiva come facoltà propria di Dio, il cui intuire le cose coincide con l’atto creativo, è affermata dai filosofi nel Medioevo, e talvolta è attribuita da essi anche all’uomo in quanto egli ha una conoscenza di Dio.
Nell’età moderna il concetto di intuizione perde in gran parte questi risvolti di ordine teologico. Il filosofo francese Cartesio parla dell’intuito della mente, o intuizione, come di “una concezione della mente pura e attenta, tanto ovvia e distinta, che intorno a ciò che pensiamo non rimane assolutamente alcun dubbio”, sottolineando che tale facoltà non è assimilabile alla “incostante attestazione dei sensi”. In questo senso, secondo Cartesio, noi conosciamo per intuizione della mente le verità elementari della matematica, come ad esempio che l’angolo è delimitato solo da due linee o che 2 per 2 fa 4, mentre le operazioni più complesse esigono il concorso del ragionamento dimostrativo, ovvero della deduzione. Questa consiste, in ultima analisi, in una catena di successive intuizioni, che ne formano per così dire gli anelli. Inoltre, sempre secondo Cartesio, oggetto dell’intuizione è il fatto che io esisto in quanto penso, ciò che costituisce l’evidenza e la certezza fondamentale da cui occorre muovere per pervenire a una conoscenza delle altre verità.
Il carattere privilegiato della conoscenza per intuizione rispetto a quella per dimostrazione è ribadito, con finalità diverse, sia dai filosofi razionalisti, come ad esempio Baruch Spinoza, sia dai filosofi empiristi, come John Locke. Spinoza parla di una conoscenza intuitiva che consente all’individuo una comprensione unitaria dell’universo, permettendogli di vedere come tutte le cose procedano eternamente da Dio. Locke restituisce un significato psicologico all’intuizione e la concepisce semplicemente come la percezione immediata della concordanza o della discordanza fra due nostre idee.
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