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Alien and Sedition Acts

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Alien and Sedition Acts Insieme di quattro leggi introdotte negli Stati Uniti nel 1798. La prima innalzava da cinque a quattordici anni il periodo che uno straniero doveva trascorrere negli Stati Uniti per ottenere la cittadinanza (fu abrogata nel 1802). La legge sugli stranieri dava al presidente l'autorità di arrestare e deportare qualsiasi straniero giudicato pericoloso (questa legge decadde nel 1800). Con quella sugli stranieri nemici, abrogata nel 1801, si dispose invece l'arresto e l'espulsione di cittadini di potenze straniere ritenute ostili agli Stati Uniti. Infine, la legge sulla sedizione stabiliva che fosse reato qualsiasi forma di dissenso sui provvedimenti legali del Congresso, l'opposizione o la critica al Congresso, al presidente e ai funzionari pubblici in generale, il complotto con nazioni straniere ai danni degli Stati Uniti.

Gli Alien and Sedition Acts furono approvati dal Congresso, dominato dal Partito federalista, e vennero firmati dal presidente John Adams; tra i principali oppositori alla loro introduzione vi furono Thomas Jefferson e James Madison, nel contesto della più ampia polemica sulle violazioni dei diritti civili e della libertà di stampa attuati dai federalisti. Le Kentucky and Virginia Resolutions proposte a questo scopo nel 1798, avrebbero costituito nei decenni successivi un importante punto di riferimento per i sostenitori della dottrina della nullification, secondo la quale i singoli stati della confederazione avevano il diritto di annullare le leggi federali. Largamente impopolari, gli Alien and Sedition Acts contribuirono significativamente al declino elettorale del Partito federalista e all'elezione di Jefferson alla presidenza nel 1801.

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