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Racconto e novella

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Andrea del Castagno: Giovanni BoccaccioAndrea del Castagno: Giovanni Boccaccio
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Introduzione

Racconto e novella Testo narrativo meno esteso e di argomento più circoscritto rispetto al romanzo. La differenza tra il racconto e la novella è, più che altro, di natura storico-terminologica, cioè è dovuta alla prevalenza dell’uso di un termine o dell’altro a seconda dell’epoca storica, piuttosto che a una differenza sostanziale tra due sottogeneri fra loro vicini: in Italia, a partire dall’Ottocento si diffuse l’uso di “racconto” per designare il genere narrativo che fino ad allora era stato generalmente definito “novella”.

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Dalle origini all’età moderna

Le raccolte più antiche, di carattere fantastico e avventuroso, provengono dall’Egitto (2000 a.C.), dall’area babilonese (Racconto di Ahiqar, VI secolo a.C.), e soprattutto indiana (Pañcatantra, IV secolo d.C., dai caratteri più simili a quelli della favola), i cui spunti confluirono nella celebre raccolta di novelle arabe Le mille e una notte (databili a partire dal IX secolo).

La novellistica orientale esercitò i suoi influssi sulla letteratura greca e su quella latina: se ne ritrovano echi nelle Milesie (100 ca. a.C.) di Aristide di Mileto (vedi Favole milesie) e all’interno di più lunghi testi narrativi, come il Satyricon di Petronio Arbitro, le Metamorfosi di Apuleio e l’omonima opera di Ovidio.

Nel Medioevo la novellistica ebbe una straordinaria diffusione e venne rielaborata in varie forme narrative quali fabliaux, racconti didattico-allegorici (vedi Allegoria), romanzi cavallereschi, o costituì un genere letterario a sé stante, come avvenne nel Decameron di Giovanni Boccaccio, che rappresentò un punto di riferimento costante nella novellistica medievale e rinascimentale.

All’esempio di Boccaccio si ispira il Novellino (postumo, 1476) di Masuccio Salernitano; nel Rinascimento, in seguito alle teorie di Pietro Bembo sulla questione della lingua, il Decameron fu considerato un modello anche sul piano stilistico ed espressivo, come risulta dalle Novelle di Matteo Bandello. Nella novellistica francese spiccano le Cent nouvelles (1460 ca.), racconti burleschi di autore ignoto, e l’Heptaméron (rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1558) di Margherita d’Angoulême.

Nel XVIII secolo “The Spectator” dei britannici Joseph Addison e Richard Steele pubblicò brevi prose ispirate alla realtà contemporanea, così come avvenne nel secolo seguente per l’americano Washington Irving, che prese di mira la società newyorkese.

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L’Ottocento

Nell’Ottocento il successo del racconto fu agevolato dalla sua diffusione su riviste popolari e letterarie. In età romantica comparvero i racconti dei tedeschi Heinrich von Kleist, E.T.A. Hoffmann e Hans Theodor Storm, degli statunitensi Edgar Allan Poe e Nathaniel Hawthorne, e di Nikolaj Gogol’, considerato l’iniziatore del realismo russo. Il racconto in Europa risentì della distaccata osservazione del reale tipica del naturalismo francese e del verismo italiano, efficacemente rappresentato dalle novelle di Giovanni Verga. I temi dell’irrazionale, dell’ironia e del sogno caratterizzarono invece i racconti della scapigliatura lombarda, soprattutto in autori come Arrigo Boito e Iginio Ugo Tarchetti; agli inizi del Novecento gli sfondi siciliani della narrativa verghiana riappaiono, con intonazione molto diversa, nelle Novelle per un anno di Luigi Pirandello.

Nel racconto dell’Ottocento, all’interesse per l’evento si sostituì quello per le motivazioni del comportamento dei protagonisti, mentre lo scrittore tendeva a diventare un perfetto regista del meccanismo narrativo, di cui elaborava attentamente la successione delle sequenze e l’attribuzione delle parti ai rispettivi interpreti. La cura per il montaggio del testo narrativo è tipica dell’opera di Poe, che espose il suo metodo nella recensione (1842) dei Racconti narrati due volte di Hawthorne.

Un altro maestro del racconto che influenzò intere generazioni di narratori fu lo statunitense Henry James, il quale ne espose i principi teorici nella prefazione all’edizione definitiva delle sue opere.

All’attenzione per l’introspezione psicologica dimostrata da Michail Lermontov si contrappone l’interesse per la vita nelle campagne russe descritta da Ivan Turgenev. Alla sovrapposizione di sogno e realtà presente nel Cappotto di Gogol’, le cui novelle mescolano elementi umoristici e grotteschi, si ricollega il racconto fantastico di Fëdor Dostoevskij Il coccodrillo. Un diverso filone narrativo emerse nella Morte di Ivan Il’ič di Lev Tolstoj (che fu tradotto in italiano da Tommaso Landolfi, egli stesso autore di raffinati racconti). Una sorridente malinconia affiora nella narrativa di Anton Čechov, che punta soprattutto alla rappresentazione dei caratteri dei personaggi.

Mentre Honoré de Balzac e Gustave Flaubert divennero famosi più per i romanzi che per i racconti, la narrativa di Prosper Mérimée trovò invece la sua dimensione ideale nelle storie brevi (fra cui Colomba, Carmen e Il vaso etrusco), che all’interesse per il mondo delle passioni uniscono uno stile distaccato. Alle Lettere dal mio mulino (1869) è legata la popolarità di Alphonse Daudet, che scrisse anche opere di intonazione naturalistica. Gli esempi più notevoli del naturalismo francese sono offerti dalle novelle di Guy de Maupassant che, con perfetto equilibrio compositivo, tracciano un dettagliato affresco della società francese di fine Ottocento.

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Il Novecento

Nel XX secolo la produzione di racconti si moltiplicò in tutto il mondo. Il filone grottesco e surreale di cui Franz Kafka fu tra i massimi rappresentanti ebbe in Italia ottimi sviluppi nelle raccolte di Massimo Bontempelli, Dino Buzzati e Tommaso Landolfi. L’interesse per problematiche psicologiche e sociali caratterizza invece i racconti di Italo Svevo, aperti alle esperienze della cultura europea attraverso le frequentazioni dell’autore con James Joyce, che in Gente di Dublino (1914) diede un’efficace rappresentazione della vita dei suoi concittadini. Fra gli esempi più significativi del Novecento italiano si segnalano i racconti di Carlo Emilio Gadda, Alberto Moravia, Cesare Pavese e Italo Calvino.

È nella narrativa statunitense che il racconto conobbe la sua massima fioritura. Agli inizi del secolo troviamo autori come Mark Twain, O. Henry (famoso per i paradossi e le conclusioni a sorpresa), Stephen Crane, Willa Cather e Sherwood Anderson, che in Winesburg, Ohio (1919) dimostrò come alla fragilità della trama possa corrispondere una migliore definizione dei caratteri. Molti racconti di Ernest Hemingway sono ricchi di dettagli apparentemente insignificanti, che invece contribuiscono a evidenziare le diverse sfumature degli stati psicologici. William Faulkner sondò i profondi recessi della mente umana delineando al tempo stesso i tratti di un Sud mitico.

Dopo la seconda guerra mondiale, fra i più raffinati autori statunitensi troviamo John Cheever e John Updike, noti per l’ironico distacco con cui descrissero la vita nelle periferie cittadine del Nord. Esperimenti narrativi d’avanguardia furono condotti da Kurt Vonnegut, Donald Barthelme e Joyce Carol Oates. L’opera di Raymond Carver si iscrive tutta nell’ambito del genere racconto, ed è soprattutto a lui – ma anche a Grace Paley e ad Ann Beattie – che negli anni Ottanta si ispirò un’intera generazione di giovani narratori (i cosiddetti “minimalisti”) quali David Leavitt, Jay McInerney, Bret Easton Ellis e Susan Minot.

La letteratura ebraica israeliana trova abbondanti fonti di ispirazione nelle tradizioni della letteratura yiddish, magistralmente interpretate dallo scrittore polacco naturalizzato statunitense Isaac Bashevis Singer.

La narrativa dell’Africa subsahariana interpreta spesso le difficili situazioni politiche e sociali dei paesi d’origine e le problematiche femminili in genere. È questo il caso della britannica Doris Lessing, nota per le sue Storie africane (1951). Altri interpreti di rilievo sono Es’kia Mphahlele e Nadine Gordimer, di cui si ricordano le raccolte Selected Stories (1976) e Qualcosa là fuori (1984).

La narrativa asiatica unisce raffinati richiami alle antiche tradizioni a moderne sperimentazioni formali, come avviene per i giapponesi Akutagawa Ryunosuke e Mishima Yukio, e l’indiano Rabindranath Tagore.

Nella narrativa della letteratura latinoamericana, un maestro riconosciuto del racconto è l’argentino Jorge Luis Borges, ma occorre anche ricordare il suo connazionale Julio Cortázar, la brasiliana Clarice Lispector e il colombiano Gabriel García Márquez.

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