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Risultati di Windows Live® Search Concilio di Efeso Terzo concilio ecumenico della Chiesa cristiana, convocato a Efeso nel 431 dall’imperatore d’Oriente Teodosio II per risolvere la controversia sollevata dall’eresia del nestorianesimo. Questa prese avvio nel 428, quando Nestorio, patriarca di Costantinopoli, rifiutò di riconoscere a Maria, madre di Gesù Cristo, il titolo di “madre di Dio”. Egli affermava l’esistenza in Cristo di due persone, quella divina e quella umana, che agivano di comune accordo; Maria veniva considerata madre del Gesù-uomo, non del Gesù-Dio. Tale concezione si opponeva alla dottrina comunemente accolta dell’unicità della persona di Cristo, contemporaneamente Dio e uomo. Sotto la guida di Cirillo, patriarca di Alessandria, il concilio depose Nestorio e ne condannò come eretica la dottrina, dichiarando che Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, dotato di due nature (umana e divina) unite in una sola persona. Come logica conseguenza di questa dottrina, il concilio approvò il titolo di “madre di Dio” per Maria. Gli altri pronunciamenti del concilio furono la dichiarazione di completezza del simbolo niceno (vedi Concili di Nicea), che non avrebbe più dovuto subire modifiche e variazioni, e la condanna del pelagianesimo, dottrina che negava il peccato originale e riduceva la salvezza a qualcosa che non necessitava dell’intervento della grazia di Dio, essendo controllabile dalla libertà umana.
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