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Censura

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Lisippo: Busto di SocrateLisippo: Busto di Socrate
Struttura articolo
1

Introduzione

Censura Azione di un’autorità politica o religiosa tendente a controllare, limitare o sopprimere la libertà di espressione. La censura non è ammessa dalla Costituzione italiana; per la nostra legislazione il controllo non può essere preventivo ma solo successivo alla manifestazione pubblica del pensiero, che si attua attraverso la stampa, la televisione, il cinema ecc.

2

Il mondo antico

Ad Atene, culla della democrazia, Socrate preferì sacrificare la propria vita piuttosto che tollerare di essere censurato nell’insegnamento. Accusato di venerare divinità straniere e di corrompere i suoi giovani allievi, difese il diritto alla libera discussione quale supremo bene pubblico. Paradossalmente proprio un suo discepolo, Platone, fu invece il primo a teorizzare la censura intellettuale, religiosa e artistica. Secondo Platone l’arte deve educare, altrimenti va condannata. Nello stato ideale delineato nella Repubblica i governanti hanno il compito di controllare persino le fiabe che le madri e gli educatori raccontano ai bambini. In aggiunta a ciò, nelle Leggi Platone propose di punire severamente le false credenze religiose.

A Roma soltanto i personaggi pubblici, in particolare i membri del senato, avevano libertà di parola. Gli autori di declamazioni e testi ritenuti scurrili o sediziosi venivano puniti. L’imperatore Caligola, ad esempio, ordinò che uno scrittore che lo aveva offeso fosse arso vivo, e Nerone fece deportare i suoi detrattori e bruciò le loro opere. Nel complesso, tuttavia, esistevano spazi di libertà. L’impero romano non sarebbe durato quattro secoli se non si fosse mostrato tollerante verso i numerosi culti religiosi praticati sul suo territorio. I cittadini romani erano tenuti a venerare la persona e l’immagine dell’imperatore, ma questo atto aveva valore esclusivamente politico; sul piano strettamente religioso erano infatti liberi di adorare i propri dei e di osservare i propri riti. Poiché per gli ebrei e i primi cristiani adorare l’immagine dell’imperatore era comunque manifestazione di idolatria, essi si rifiutarono di farlo e furono perciò perseguitati, subendo il martirio.

3

La censura della Chiesa

Dopo che l’imperatore Teodosio dichiarò la religione cristiana religione dell'impero, cominciarono le persecuzioni sia contro i pagani sia contro gli eretici cristiani. Il papa divenne la principale autorità ecclesiastica e politica, e si servì dei poteri dello stato per ottenere obbedienza. Libri e sermoni non conformi all’ortodossia furono proibiti e i loro autori puniti. Un primo elenco di libri proibiti fu pubblicato da papa Gelasio nel 496. In seguito i libri degli eretici furono vietati da speciali editti papali. In epoca medievale la censura ecclesiastica si occupò soprattutto delle eresie; per questo motivo, papa Gregorio IX istituì l’Inquisizione (nel 1231), un tribunale che rimase il più efficiente strumento di censura religiosa per quasi 500 anni.

Sul finire del XV secolo, a seguito dell’invenzione della stampa, papa Innocenzo VIII introdusse un nuovo tipo di censura: i tipografi erano tenuti a sottoporre alle autorità ecclesiastiche tutti i manoscritti, che non potevano essere pubblicati se non previa approvazione. Papa Paolo III nel 1542 istituì la Congregazione dell’Inquisizione romana, o Congregazione del Sant’Uffizio, che aveva tra i suoi compiti quello di esaminare e condannare le opere considerate immorali o eretiche. Nel 1559 papa Paolo IV pubblicò il primo Indice dei libri proibiti, che fu ampliato dai suoi successori. Circa cinquemila opere furono iscritte nell’Indice, la cui ultima edizione (la ventesima) venne pubblicata nel 1948. Nel 1965 papa Paolo VI introdusse alcune riforme sostanziali: modificò il nome del Sant’Uffizio in Congregazione per la dottrina della fede, abolì la figura del censore, annunciò che l’Indice non sarebbe stato più pubblicato e che la scomunica non sarebbe più stata efficace. L’Indice fu definitivamente soppresso nel 1966; la Congregazione per la dottrina della fede continuò però a pubblicare saltuariamente liste di libri la cui lettura era sconsigliata.

3.1

La censura protestante

La Riforma protestante non eliminò la pratica della censura. Giovanni Calvino, John Knox e Martin Lutero rivendicarono la libertà di coscienza solo per se stessi e per i propri seguaci. Quando ebbero il potere repressero ogni manifestazione contraria all’ortodossia; perseguitarono gli eretici protestanti e i cattolici.

In Inghilterra, re Enrico VIII prese il posto del papa al vertice della Chiesa d’Inghilterra. L’Atto di supremazia (1534) investì il re del potere di condannare e punire le eresie. Enrico stabilì un sistema di censura simile a quello di papa Innocenzo VIII che restò operante fino al 1695: gli editori erano tenuti a sottoporre all’autorità della Chiesa le pubblicazioni affinché fossero approvate. Il poeta inglese John Milton denunciò tale violazione della libertà di pensiero nel suo famoso saggio Areopagitica (1644).

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