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Lucrezio Caro, Tito

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Lucrezio: La peste ad AteneLucrezio: La peste ad Atene
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Introduzione

Lucrezio Caro, Tito (98 ca. - 55 ca. a.C.), poeta latino. I pochi dati biografici sono tramandati da san Gerolamo, al quale si deve anche la notizia della follia e del suicidio di Lucrezio, oggi perlopiù ritenuta inattendibile.

2

Il De rerum natura

Il suo De rerum natura (Sulla natura) è un poema didascalico in sei libri (forse non finito) che espone le dottrine di Epicuro riguardo al mondo e all'uomo. Secondo la fisica epicurea, che recupera le teorie atomistiche di Leucippo e Democrito, l'universo vive del moto incessante degli atomi, che si aggregano e disgregano originando una serie infinita di mondi e di composti materiali; l'anima non è un'entità incorporea, ma anch'essa una combinazione fortuita di atomi che cessa di vivere insieme col corpo; il criterio di verità è determinato dall’esperienza sensibile, intesa come fondamento del sapere e misura dell'attendibilità dei processi conoscitivi; la morte non deve causare turbamento perché 'non è nulla per noi', ponendo fine alle sensazioni; tutti i fenomeni terreni hanno cause naturali e non conoscono intervento divino: gli dei non si devono temere poiché non si preoccupano delle vicende umane. La paura del soprannaturale non ha quindi alcun fondamento razionale.

2.1

Le fonti del poema

Tutta l'opera è un omaggio a Epicuro, che con le sue verità razionali illuminò l'animo dissolvendo le superstizioni e la paura della morte e degli dei, e aiutandolo a raggiungere l'atarassia, cioè l'imperturbabilità, che è il presupposto essenziale della felicità: l'uomo felice è colui che riconosce come canone dell'esistenza il piacere, inteso come soppressione del dolore, soddisfazione dei bisogni naturali e limitazione dei desideri. Per questo il proemio del De rerum natura si apre con un'invocazione a Venere, simbolo dell'amore e del piacere cui tendono naturalmente tutti gli esseri viventi. Oltre a quella di Epicuro, si avverte nell'opera di Lucrezio l'influenza di altre fonti: di Ennio, padre dell'epica latina, di Empedocle, del teatro greco e di Tucidide, modello primario per il grandioso affresco della peste di Atene con cui si chiude il sesto libro. In tutto il poema Lucrezio si mostra interessato al problema del linguaggio e, cosciente della carenza di termini filosofici nella lingua latina, si impegna costantemente a chiarire il significato delle parole, anche le più comuni.

2.2

La fortuna

Molto amato in età romana, il testo non ebbe fortuna nel Medioevo cristiano; rivalutato dagli umanisti per le sue qualità poetiche, entrò nel pensiero filosofico moderno con i filosofi naturalisti italiani del Cinquecento come Giordano Bruno, con i materialisti francesi del Seicento, con Giambattista Vico e con il sensismo nel Settecento, trovando infine nuova fortuna nel positivismo ottocentesco e nelle più recenti dottrine che si richiamano al materialismo storico.

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