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Introduzione; Cenni storici; La ripresa televisiva; Trasmissione del segnale; Ricevitore televisivo; Televisione a colori
Televisione (tecnologia) Sistema di comunicazioni per la trasmissione istantanea di immagini fisse o in movimento. Le immagini vengono trasmesse in forma elettronica, su linee di trasmissione elettrica, oppure per mezzo di onde elettromagnetiche. La televisione, probabilmente il più importante mezzo di comunicazione del XX secolo, porta in milioni di case in tutto il mondo notizie, spettacoli e programmi di attualità. Fu il primo mezzo a trasmettere, via satellite, immagini da un capo all’altro del globo ed è tuttora il canale di comunicazione più diretto per presentare al pubblico temi politici e notizie di attualità, oltre a rappresentare uno dei più importanti veicoli di pubblicità. Per la televisione come mezzo di comunicazione di massa, vedi Televisione (comunicazione).
La storia dello sviluppo della televisione ripercorre in larga misura le tappe della ricerca di un mezzo per convertire segnali luminosi, ossia le immagini, in segnali elettrici, in modo da permetterne la trasmissione istantanea.
Il primo dispositivo dotato di tali caratteristiche fu il cosiddetto “disco di Nipkow”, brevettato in Germania nel 1884 dallo scienziato tedesco Paul Gottlieb Nipkow. La scansione delle immagini avveniva con un metodo puramente meccanico: l’elemento essenziale del sistema era un disco metallico, sul quale erano praticati, in prossimità del bordo, una serie di forellini disposti in un arco di spirale, che si estendeva per circa 360°. L’immagine da analizzare veniva proiettata su uno schermo – situato di fronte al disco – e, attraverso una finestra in esso praticata, filtrava verso il disco stesso. Grazie al moto rotatorio del disco, che procedeva a velocità angolare uniforme, i forellini, in una rotazione completa, esploravano l’intera immagine, trasmettendo nello spazio retrostante un segnale luminoso proporzionale alla regione analizzata, che poteva successivamente essere convertito in corrente. La natura meccanica e la conseguente difficoltà a ottenere velocità di rotazione sufficientemente elevate da consentire una buona definizione dell’immagine erano i limiti del disco di Nipkow, che rimane comunque il primo strumento di trasmissione di un’immagine per punti luminosi. Nel 1926 il britannico John Logie Baird propose un sistema che dava applicazione pratica al prototipo di Nipkow: la miglioria apportata da Baird consisteva nell’utilizzare una cellula fotoelettrica, strumento di recente realizzazione, per raccogliere la luce emergente dai vari forellini del disco. La cellula era connessa a un circuito che produceva un segnale elettrico, a sua volta trasmesso, prima via cavo e successivamente via radio, al sistema ricevente. Quest’ultimo consisteva in un disco di Nipkow identico a quello trasmittente, in rotazione sincrona con quest’ultimo, sul quale una lampada a luminescenza proiettava i segnali trasmessi amplificati. La luce della lampada era istante per istante proporzionale all’immagine analizzata, e per un osservatore posto davanti al disco, grazie alla persistenza sulla retina delle immagini percepite, in una rotazione del disco diveniva visibile l’immagine trasmessa come se si formasse sul disco stesso.
Numerosi altri scienziati si cimentarono con il miglioramento e il perfezionamento del disco di Nipkow, ma ben presto, grazie alla rapida evoluzione di sistemi basati sull’effetto fotoelettrico – da poco riconosciuto dagli scienziati come una delle espressioni di interazione della luce con la materia – le tecniche di trasmissione delle immagini basate su principi meccanici vennero soppiantate da sistemi elettrici ed elettronici. Il loro precursore fu l’iconoscopio, sviluppato nel 1923 dallo scienziato russo Vladimir Kuzmič Zworykin, che opera in accoppiamento con il cinescopio, utilizzato per la riproduzione delle immagini. L’iconoscopio è costituito da uno schermo di mica metallizzata ricoperto su di un lato con granuli di ossido di cesio, che rilasciano elettroni quando lo schermo viene colpito da radiazione luminosa. Emettendo elettroni, in quantità proporzionale alla intensità luminosa da cui sono investiti, i granuli di ciascuna regione dello schermo vengono così a caricarsi positivamente, creando con la piccola area metallica sottostante un “condensatore elementare” carico. Un pennello elettronico, che percorre con continuità lo schermo, provoca la scarica dei “mini” condensatori, inducendo in un circuito esterno, a cui lo schermo è collegato, impulsi elettrici di ampiezza e durata proporzionale alla luminosità dell’immagine nei suoi vari punti.
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