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Introduzione; La preistoria e il periodo dinastico antico ; L’Antico Regno; Il Medio Regno; Il Nuovo Regno; La bassa epoca
Arte egizia Produzione artistica e architettonica dell’antico Egitto dai tempi preistorici fino all’annessione all’impero romano, avvenuta nel 30 a.C. L’Egitto conobbe uno sviluppo culturale molto più lineare e continuo rispetto alle altre civiltà mediterranee, svoltosi senza rotture nette o bruschi mutamenti dalla fine del IV millennio a.C. al I secolo a.C. Quando, a partire dall’XI secolo a.C., diverse potenze straniere si avvicendarono nel controllo della regione, gli apporti delle culture esterne vennero assorbiti in misura ridotta e rielaborati senza tradire i caratteri fondamentali della civiltà egizia. L’arte in ogni sua espressione era principalmente al servizio del faraone, considerato un dio in terra, o destinata alla decorazione di edifici pubblici e religiosi. Fin dalle epoche più remote, la fede in una vita dopo la morte portò a seppellire i defunti con un corredo di beni materiali che assicurasse loro ogni agio anche nell’aldilà. I cicli naturali – le piene annuali del Nilo, il susseguirsi delle stagioni, l’alternarsi del giorno e della notte – venivano considerati espressione del volere degli dei (vedi Mitologia egizia); nel pensiero, nella morale e nella cultura era profondamente radicato un profondo rispetto per l’ordine e l’equilibrio. I cambiamenti e le innovazioni non erano incoraggiati; perciò anche lo stile e le convenzioni figurative dell’arte egizia, stabiliti agli albori di questa civiltà, rimasero pressoché inalterati per oltre tre millenni.
I primi abitanti dell’area del Nilo si insediarono sui terrazzamenti creati dal fiume. Gli strumenti e i manufatti rinvenuti documentano l’evoluzione dallo stadio di cacciatori-raccoglitori a quello di agricoltori stanziali. Intorno al 4000 a.C., la civiltà egizia entrò nella sua prima fase di sviluppo, che viene fatta convenzionalmente terminare nel 3100 ca. a.C. Intorno a quella data, il paese, diviso in Alto Egitto a sud e Basso Egitto a nord, fu riunificato sotto la guida di potenti condottieri meridionali, che diedero inizio al periodo dinastico antico, conclusosi nel 2778 ca. a.C. La nascita del potere centrale è commemorata nella Stele del re Narmer (3100 ca. a.C., Museo egizio, Il Cairo), una pietra scolpita che raffigura il re, con il capo cinto dalla corona tipica del Regno del Sud, nell’atto di soggiogare i popoli settentrionali. Risalgono a questa lunga epoca, durata circa un millennio e duecento anni, alcuni resti di insediamenti organizzati e numerosi manufatti rinvenuti nelle necropoli, oggetti deposti nelle tombe insieme al corpo imbalsamato – la mummia – affinché lo spirito potesse usarli nella sua nuova vita. Ci sono giunte così importanti testimonianze della vita del tempo, soprattutto attraverso il vasellame, le armi e gli utensili ritrovati. Le ceramiche venivano decorate con scene ispirate alla quotidianità; tra i motivi ricorrenti vi sono figure di uccelli e animali che abitavano le sponde del Nilo e, nelle opere del tardo periodo predinastico, compaiono anche le imbarcazioni a più remi caratteristiche del fiume. Il rame era impiegato in quantità limitata per realizzare grani per collane e semplici utensili, mentre quasi tutti gli attrezzi erano scolpiti nella pietra (notevoli tra i reperti sono ad esempio i mortai per macinare i pigmenti usati per truccare gli occhi). Molto comuni erano le piccole sculture in avorio e in osso intagliati o in creta.
L’Antico Regno, databile dalla III alla VI dinastia, occupò i cinque secoli compresi tra il 2778 ca. e il 2220 a.C. Nonostante la riunificazione politica fosse già compiuta nel 3100 ca. a.C., la divisione dell’Egitto in due parti distinte, a sud e a nord, rimase forte per tutto l’Antico Regno.
Le tombe dei regnanti delle prime dinastie, costruite ad Abido e Saqqara, imitavano la struttura dei palazzi o dei templi; il gran numero di ceramiche e oggetti in pietra, in avorio e in osso intagliato che vi sono stati rinvenuti attestano l’elevato livello di sviluppo artistico e artigianale dell’Egitto dell’Antico Regno. La scrittura a geroglifici, con cui si esprimeva la lingua egizia, si trovava allora nello stadio iniziale della sua evoluzione. Durante la III dinastia, l’architetto Imhotep costruì per il faraone Zoser (2737 ca. - 2717 ca. a.C.) a Saqqara, nei pressi della capitale Menfi, un intero complesso funerario composto da un gruppo di templi ed edifici annessi, e dalla grande piramide a gradoni nella quale fu deposto il corpo del re: quest’ultima è forse il più antico esempio conservatosi di architettura monumentale e una delle prime versioni della tipica piramide egizia. Le piramidi di Giza, in cui furono sepolti i faraoni della IV dinastia, testimoniano la perizia ingegneristica degli architetti egizi, capaci di edificare monumenti che sono ancora oggi considerati fra le meraviglie del mondo. La grande piramide di Cheope raggiungeva originariamente l’altezza di 147 m ed era formata da circa 2.300.000 blocchi di pietra del peso medio di 2,5 tonnellate ognuno. Oltre che dalla piramide, ogni impianto funerario era costituito da un tempio a valle, una strada d’accesso e un tempietto o una cappella in cui venivano celebrati i riti religiosi in onore dello spirito del faraone. Intorno a Giza – dove si trova, oltre alle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino, anche la nota Sfinge – si sviluppò una necropoli formata da numerose mastabe (termine antico che significa “panche in mattoni d’argilla”), cioè tombe a tronco di piramide, con tetto piatto e pareti a scarpata, chiamate così per la loro somiglianza con le panche allora poste di fronte alle case. Le mastabe erano riservate ai membri della famiglia reale, agli alti ufficiali, ai cortigiani e ai funzionari: per la maggior parte avevano un pozzo perpendicolare che conduceva alla camera funeraria, contenente la mummia e il corredo funerario. In epoche successive, alla tomba costruita in conci di pietra subentrò un’altra tipologia, quella della sepoltura scavata direttamente nella roccia. Dalla disposizione delle tombe di Giza e Saqqara si deduce il modello urbanistico al quale i costruttori si erano ispirati. Poco si conosce invece dell’architettura domestica dell’Antico Regno, poiché le abitazioni comuni e i palazzi erano costruiti in adobe e non si sono conservati. Le testimonianze più interessanti sui costumi e le condizioni di vita degli antichi egizi derivano quindi dai templi e dalle tombe, realizzati in pietra e destinati a durare.
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