![]() Scelti da Encarta
I migliori testi sull'argomento Arte egizia, scelti dalla redazione di Encarta Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Arte egizia |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Pagina 3 di 4
Struttura articolo
Introduzione; La preistoria e il periodo dinastico antico ; L’Antico Regno; Il Medio Regno; Il Nuovo Regno; La bassa epoca
L’abitudine, diffusa tra i funzionari del faraone, di costruire monumenti funerari nei centri delle regioni da essi controllate, piuttosto che nella capitale del regno, perdurò a lungo. Alcune di queste tombe furono ornate da rilievi simili a quelli di Assuan, mentre nel Medio Egitto molte furono semplicemente affrescate, a opera di artigiani locali che tentavano di uniformarsi agli stili ufficiali. Vi compaiono talora nuovi motivi pittorici, ma in genere la scelta dei soggetti e lo stile sono ispirati ai modelli più antichi. Dipinte erano anche le decorazioni dei sarcofagi rettangolari in legno caratteristici di quest’epoca.
Risalgono al Medio Regno oggetti preziosi e raffinati, tra i quali spiccano i gioielli realizzati con metalli preziosi e intarsiati con pietre policrome. La terracotta invetriata conobbe largo impiego nella produzione di amuleti e figurine.
L’epoca della XIII dinastia fu caratterizzata dall’avvicendarsi di governanti deboli, che regnarono ciascuno per pochissimo tempo (se ne contano circa 50 nell’arco di centoventi anni). Durante il cosiddetto “secondo periodo intermedio” (dalla XIV alla XVII dinastia) il paese fu nuovamente diviso. Gli hyksos, invasori stranieri originari dell’Asia occidentale, penetrarono in Egitto e ne divennero i signori. A loro si deve l’introduzione nella regione di nuove conoscenze tecnologiche, grazie alle quali la civiltà egizia poté di lì a poco tornare a svolgere un ruolo dominante nel Mediterraneo orientale. Nel XVI secolo a.C. da Tebe ripartì la lotta per la riunificazione, che portò alla cacciata degli occupanti hyksos e al ripristino di un unico potere regale. Il Nuovo Regno (1580-1085 a.C.), iniziato con la XVIII dinastia, rappresentò un periodo di grande ricchezza e potenza per l’Egitto; il commercio con l’estero si intensificò e si moltiplicarono le conquiste.
I re della XVIII, XIX e XX dinastia promossero grandemente l’architettura religiosa. Riportata la capitale a Tebe, il dio locale Ammone divenne la principale divinità egizia. Quasi tutti i faraoni del Nuovo Regno commissionarono nuovi templi e costruzioni a Karnak, centro del culto di Ammone, contribuendo così a creare uno dei più imponenti complessi religiosi della storia. Grandiosi portali, cortili colonnati e sale sorrette da colonne polimorfe, decorate con obelischi e statue, erano sfarzosa testimonianza del potere del re e dello Stato. Sulla riva sinistra del Nilo, nei pressi della necropoli di Tebe, sorsero numerosi templi per il culto dei defunti. Durante il Nuovo Regno le spoglie dei faraoni vennero deposte nelle tombe scavate nella roccia dell’arida Valle dei Re; all’ingresso della valle sorgevano vari edifici religiosi, tra cui si distingue il tempio funerario (1478 ca. a.C.) della regina Hatshepsut a Deir el-Bahri. Costruito dall’architetto reale Senemut e collocato sulle alte sponde del Nilo nei pressi del tempio di Mentuhotep II, faraone dell’XI dinastia, era una struttura terrazzata dotata di numerosi altari e ornata di rilievi che illustravano le imprese di Hatshepsut. Altri faraoni vollero costruire i propri templi più in basso, sui terreni coltivati. Diverse tombe furono scavate nelle pendici rocciose della Valle dei Re, nel tentativo – non sempre riuscito – di celare le sepolture reali. I lunghi e ripidi corridoi, le scale e le camere funerarie erano decorati con bassorilievi e affrescati con scene ispirate a testi religiosi (vedi Letteratura egizia): tali immagini dovevano proteggere e aiutare lo spirito nella nuova vita. Il faraone della XIX dinastia Ramesse II fece edificare il gigantesco tempio rupestre di Abu Simbel in Nubia, nel sud del paese, addossato alla montagna e presidiato da quattro colossali statue del re. Tra il 1963 e il 1972, per impedire che tali superbi resti dell’antica civiltà egizia venissero sommersi dalle acque raccolte dalla nuova diga di Assuan, si smontò l’intero complesso e lo si ricostruì a una quota superiore. Come nelle epoche precedenti, anche nel Nuovo Regno le dimore comuni e i palazzi dei nobili erano in adobe. I reperti conservati rivelano che le case aristocratiche si articolavano in più stanze, con pavimenti, mura e soffitti dipinti. Gli esponenti dei ceti benestanti abitavano sovente in piccole tenute, con edifici residenziali e altri di servizio, circondate da un recinto. Si sono scoperti anche resti di modeste abitazioni comuni, raggruppate in villaggi del tutto simili a quelli dell’Egitto moderno.
Durante il Nuovo Regno la scultura raggiunse altissimi livelli di precisione tecnica e qualità artistica. La severa stilizzazione dell’Antico Regno e il realismo del Medio Regno furono abbandonati a favore di uno stile raffinato, di tono nobile e sostenuto, e al contempo attento alla delicatezza dei dettagli e alla grazia della linea. Inaugurato durante i regni di Hatshepsut e Tutmosi III, questo stile raggiunse la piena maturità all’epoca di Amenofi III, che diede inizio ai lavori per il tempio di Luxor. L’arte del periodo di Akhenaton, figlio di Amenofi III, riflette i cambiamenti nella religione ufficiale voluti dal faraone: unico dio degno di venerazione, e di conseguenza di rappresentazione artistica, era adesso Aton, il sole. Akhenaton favorì un’arte realistica e dapprincipio in certe manifestazioni perfino caricaturale, che si sviluppò tuttavia nel tempo in forme più eleganti, conservando una forte carica espressiva. Ne è esempio il famoso busto in calcare dipinto (1365 ca. a.C., Staatliche Museen, Berlino), ritratto di Nefertiti, la regina sposa di Akhenaton.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |