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Introduzione; Caratteristiche fisiche; Alimentazione; Riproduzione; Generi rappresentativi; Importanza economica delle spugne; Classificazione scientifica
Spugne o Poriferi Phylum di invertebrati comprendente le forme di vita pluricellulari più semplici dell’intero regno animale. Si tratta di specie sessili prevalentemente marine, diffuse in tutte le acque del mondo, ma in particolare ai tropici; qui, insieme ad altri invertebrati come i coralli, contribuiscono in modo rilevante alla formazione di depositi calcarei. Tutti i principali gruppi di spugne oggi esistenti vantano rappresentanti nella fauna fossile del Cambriano (circa 600 milioni di anni fa). Dal punto di vista filogenetico, le spugne sono animali pluricellulari che probabilmente si originarono dall’unione in colonie di singoli protozoi unicellulari; il rapporto delle spugne con i celenterati (meduse, idre e coralli) non è, invece, del tutto chiaro, anche se alcuni ritengono che i due gruppi debbano avere un antenato comune.
Le spugne presentano un’organizzazione molto primitiva: si tratta di strutture sacciformi, la cui parete corporea è costituita da uno strato esterno di cellule epiteliali di rivestimento e da uno strato interno di cellule flagellate; queste, dette coanociti, tappezzano la cavità interna dell’animale e vi fanno circolare l’acqua. I due strati sono separati da uno strato intermedio di consistenza gelatinosa, detto mesoglea, che contiene numerose cellule ameboidi capaci di muoversi e piccole strutture scheletriche di supporto, dette spicole. Queste ultime, costituite essenzialmente da carbonato di calcio o da silice, possono avere forme differenti; parte della classificazione dei poriferi si basa appunto sulle caratteristiche morfologiche delle spicole. Manca qualunque tipo di cellula che svolga funzioni sensoriali o muscolari. Esistono tre tipologie di spugne: il tipo ascon, il più semplice, ha un’unica cavità principale; il tipo sycon ha diverse piccole cavità interconnesse, affacciate sulla cavità principale; il tipo leucon, infine, dispone di una parete corporea più robusta, nel cui spessore sono ricavate diverse cavità, chiamate camere flagellate, tutte connesse con la cavità atriale e con l’ambiente esterno attraverso numerosi canalicoli.
Le spugne si alimentano facendo circolare l’acqua nella cavità corporea (spongocele) e trattenendo le particelle alimentari e l’ossigeno in essa presenti. L’acqua entra da pori laterali chiamati osti e si riversa in cavità più o meno ampie, rivestite da cellule flagellate e connesse l’una all’altra tramite canali. Quando la pressione interna alla spugna raggiunge una soglia critica, l’acqua viene espulsa attraverso l’osculo, un’ampia apertura posta alla sommità del corpo dell’animale. In questo modo l’acqua, impoverita di ossigeno e nutrienti, non viene riutilizzata dalla spugna, ma viene sostituita con acqua fresca. Le sostanze raccolte e digerite a livello intracellulare dai coanociti vengono distribuite alle diverse parti del corpo dagli amebociti della mesoglea.
La riproduzione può essere sessuata o asessuata. Le spugne sono solitamente ermafrodite, ma evitano di autofecondarsi. Le cellule sessuali sono contenute nella mesoglea; dall’unione di uova e spermatozoi vengono generate larve ciliate liberamente natanti, che dopo un breve periodo di vita libera si fissano a un substrato e si trasformano in spugne adulte. La riproduzione asessuata consiste nella gemmazione: sulla parete corporea di una spugna adulta si formano masserelle di cellule dette gemme, che si sviluppano a poco a poco dando origine a nuove spugne.
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