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Romanzo

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Cervantes: Don Chisciotte della ManciaCervantes: Don Chisciotte della Mancia
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Introduzione

Romanzo Genere letterario narrativo in prosa, dalla trama estesa e ricca di storie, verosimili o di fantasia, e di personaggi.

Sull’origine del romanzo la critica ha dibattuto a lungo, incerta se riconoscergli un’identità letteraria fin dall’antichità, nelle letterature orientali e poi nel mondo greco e latino; oppure se farlo risalire alle forme narrative, peraltro in versi, dei romanzi francesi medievali; o se infine considerarlo, come sostenevano gli stessi romanzieri del Seicento (secolo cui si è soliti attribuire la nascita del romanzo moderno), una forma di espressione del tutto inedita e non riferibile ad alcun precedente nella tradizione.

Del resto, proprio la natura tematicamente e stilisticamente composita del romanzo fa sì che il processo che ha portato alla creazione di questo genere letterario sia ricco di molteplici “paternità”: varie sono le forme e i generi letterari, già codificati nell’antichità, che hanno lasciato la loro impronta nel romanzo, dall’epica alla satira, al teatro, sia tragico sia comico, dalla storiografia annalistica alla cronaca e ai resoconti di viaggio.

La parola deriva dal francese antico romanz, che nel XII secolo indicava qualsiasi espressione in lingua volgare francese, in opposizione a quella in latino. Dal francese derivò l’aggettivo italiano “romanzo” che, dopo aver indicato in un primo tempo soltanto i componimenti in volgare, come aggettivo sostantivato diventò sinonimo di “narrazione”, quasi sempre di avventure cavalleresche. Dopo essere stato riferito a narrazioni sia in prosa sia in versi, nel corso del XIII secolo il sostantivo “romanzo” passò a indicare quasi esclusivamente i racconti in prosa: è questo, ad esempio, il senso di un noto verso di Dante Alighieri, che distingue tra “versi d’amore e prose di romanzi”.

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Le origini del romanzo

Prose narrative di finzione venivano composte già nel mondo antico, e a queste il termine moderno “romanzo” è stato applicato indiscriminatamente. Molti racconti, che in seguito sarebbero divenuti parte della tradizione letteraria dell’Occidente, trovano la loro origine nelle civiltà assiro-babilonese, aramaica ed egizia.

Nell’ambito della cultura greca, i testi narrativi denominati in seguito romanzi ebbero un successo e una diffusione molto rilevanti nei primi secoli dell’era cristiana. Si possono ricordare, fra gli altri, le Etiopiche di Eliodoro di Emesa; Le vicende efesie di Anzia e Abrocome di Senofonte di Efeso e soprattutto Gli amori pastorali di Dafni e Cloe, raffinato romanzo pastorale attribuito a Longo Sofista, scrittore vissuto nell’isola di Lesbo tra il II e il III secolo d.C.

I principali esempi di testi romanzeschi della letteratura latina sono indubbiamente il Satyricon, attribuito a un Gaio Petronio che la critica identifica con il Petronio Arbitro, vissuto al tempo di Nerone, e Le metamorfosi, meglio conosciute come L’asino d’oro, di Apuleio.

Per uscire dai confini delle civiltà occidentali e mediorientali, nell’antica India il romanzo ha con ogni probabilità il suo precursore nel Dashakumaracarita (Le gesta dei dieci principi), un ciclo di racconti in prosa di cui fu autore Dandin, vissuto tra il VI e il VII secolo d.C. Nella letteratura giapponese il primo vero romanzo viene identificato nel Genji monogatari (XI secolo) di Murasaki Shikibu.

Il romanzo cavalleresco in prosa e in versi – che trova la sua più alta espressione nelle opere di Chrétien de Troyes – e il genere narrativo comico francese del fabliau fiorirono in Europa durante il Medioevo, contribuendo allo sviluppo del futuro romanzo.

L’origine del romanzo propriamente detto viene però in genere messa in relazione con l’accentuazione delle componenti realistiche della narrazione, così come si verificò nella letteratura spagnola del XVI secolo, in particolare nel genere detto romanzo picaresco, dove il protagonista è appunto un pícaro, ovvero un vagabondo allegro e astuto, generalmente ricercato dalle guardie, che passa attraverso una serie di avventure, in parte realistiche e in parte ancora ispirate alle peripezie degli eroi della fiaba. Gli esempi più noti di romanzo picaresco sono l’anonimo Lazarillo de Tormes (1554) e la Vita del pícaro Guzmán di Alfarache (1599), di Mateo Alemán, spesso tradotta in italiano come Vita del furfante.

Nel 1605 e nel 1615 lo scrittore spagnolo Miguel de Cervantes pubblicò, in due distinte edizioni, quello che è unanimemente considerato il primo grande romanzo della letteratura occidentale, Don Chisciotte della Mancia. Vi si raccontano le avventure di un nobile decaduto di provincia che si appassiona follemente alle vicende narrate dai poemi cavallereschi, al punto da credere che siano realtà, e che si aggira per le strade assolate di Spagna alla ricerca delle più stravaganti imprese avventurose, che sono tuttavia la proiezione fantastica della sua mente folle.

In un certo senso, proprio attraverso il contrasto fra ideale e reale caratteristico del Don Chisciotte, il romanzo occidentale cominciò ad assumersi anche il compito di insegnare ai suoi lettori a comprendere la realtà specifica delle società in cui si trovano a vivere.

Un ulteriore progresso nella direzione di una più attenta rappresentazione della realtà attraverso l’analisi psicologica dei personaggi fu compiuto da Madame de La Fayette, autrice di La principessa di Clèves (1678). Nel Viaggio del pellegrino (1678-1684), John Bunyan descrive il mondo con grande acutezza, e i suoi personaggi riescono ad avere una tale evidenza che, anche se il libro era stato originariamente concepito come allegoria religiosa, lo si può agevolmente leggere come un romanzo realistico.

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Il XVIII secolo e la crescente fortuna del romanzo

Durante il XVIII secolo il romanzo divenne sempre più popolare, gli scrittori furono in grado di analizzare la società con sempre maggiore profondità e i romanzi rivelarono le condizioni di vita delle persone, schiacciate dai condizionamenti della società o impegnate a liberarsene.

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I maestri del romanzo inglese

Nel corso del XVIII secolo alcuni scrittori inglesi svilupparono il genere, producendo modelli formali e strutturali destinati a influenzare tutta la narrativa europea e americana. Grandi classici della narrativa del Settecento furono Daniel Defoe, Samuel Richardson, Henry Fielding e Laurence Sterne. In Pamela (1740) e Clarissa (1747-48) Richardson trattò realisticamente e con sottile interpretazione psicologica l’antico tema della difesa della castità da parte di una giovane donna, inaugurando un nuovo modello narrativo, il romanzo epistolare, in cui la vicenda viene rappresentata indirettamente dal testo delle lettere scambiate tra due o più personaggi.

Fielding invece, in romanzi come Joseph Andrews (1742), Tom Jones (1749) e Amelia (1751), diede origine a una variante di romanzo che egli stesso definì “epica comica”, descrivendo la vita morale e sociale contemporanea in una rappresentazione vastissima, capace di fondere l’attenzione realistica con una profonda cultura classica.

L’opera di Sterne si presenta come una ventata rivoluzionaria negli schemi della narrazione tradizionale: pubblicata a più riprese tra il 1760 e il 1767, La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo ha il suo centro tematico proprio nel protagonista e narratore, che subito rivela i suoi intenti paradossalmente sperimentali e dissacratori nei confronti delle regole e delle convenzioni del discorso narrativo, impiegando le prime duecento pagine a descrivere la propria nascita. Sterne realizzò in tal modo il primo metaromanzo della storia letteraria: un romanzo cioè che parla delle strutture stesse del romanzo, rimettendo in discussione le relazioni fra il linguaggio e la letteratura da un lato, e la vita dall’altro. Questa audacissima sperimentazione tecnica troverà seguito solo quasi due secoli dopo, presso i maestri del romanzo novecentesco come James Joyce, Robert Musil, Virginia Woolf e Carlo Emilio Gadda.

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