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Direzione d’orchestra

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Claudio AbbadoClaudio Abbado

Direzione d’orchestra Insieme di gesti convenzionali effettuati dal direttore d’orchestra al fine di guidare gli esecutori in un brano musicale.

I direttori moderni dirigono con gesti manuali, spesso con l’aiuto di una bacchetta, usando la destra per scandire il tempo e la sinistra per segnalare le entrate degli strumenti e per comunicare aspetti dell’interpretazione, come le variazioni d’intensità. La mano destra si muove secondo moduli prefissati per gruppi di due, tre, quattro o più tempi per battuta; questi gesti hanno in comune un movimento verso il basso per il primo tempo.

La figura del moderno direttore, responsabile dell’interpretazione della musica eseguita, apparve solo nel XIX secolo. In precedenza era uno degli esecutori ad avere il compito di portare il tempo. I direttori dei piccoli gruppi corali polifonici nel Rinascimento battevano il tempo con le mani o picchiando un rotolo di carta (o un bastone) sul pavimento o su uno scrittoio. Nell’epoca del barocco, le armonie fornite dal continuo di uno strumento a tastiera erano un elemento essenziale di gran parte della musica, e il direttore (spesso lo stesso compositore) manteneva l’uniformità dell’esecuzione producendo un battito continuo in sottofondo.

Nelle orchestre d’opera era il primo violino ad assumere la funzione direttoriale, indicando il tempo con l’archetto o, se necessario, tramite segnali manuali. La direzione effettuata dalla tastiera o dal violino era una pratica comune durante il periodo classico come all’inizio del romanticismo.

Nell’Ottocento l’attività direttoriale divenne gradualmente una professione autonoma. Ciò fu dovuto in parte agli sforzi compiuti da compositori-direttori per raggiungere un alto livello esecutivo; ma fu anche il risultato dei nuovi canoni estetici del romanticismo, che conferiva alla musica un rango artistico di primo piano. Tra i primi compositori attivi come direttori vi furono Carl Maria von Weber, Felix Mendelssohn-Bartholdy e, in particolare, Hector Berlioz, che scrisse l’Art du chef d’orchestre (1844), il primo trattato di direzione d’orchestra. Particolarmente influenti, in seguito, furono Richard Wagner e Gustav Mahler.

Tali compositori-direttori furono anche in prima fila nelle innovazioni estetiche del periodo. Si deve a loro, ad esempio, la decisione di staccare il direttore dall’orchestra e di posizionarlo di fronte agli esecutori, e la diffusione dell’uso della bacchetta, già introdotto all’inizio del XIX secolo.

Nel Novecento la tradizione del compositore-direttore fu proseguita da musicisti come Leonard Bernstein e Pierre Boulez. Tra i più famosi direttori “puri” di questo secolo si ricordano Arturo Toscanini e Fritz Reiner.

Dall’opera di tali direttori e direttori-compositori si è andata formando la moderna idea di esecuzione orchestrale e corale come interpretazione musicale unitaria, guidata da un’unica mente: il direttore è stato pertanto definito un virtuoso il cui strumento è l’intera orchestra. La forte personalità, accompagnata dalla conoscenza musicale e dalla competenza tecnica, sono spesso gli ingredienti della perizia di un direttore d’orchestra.

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