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Allegoria

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Tiziano: L’Amor sacro e l’Amor profanoTiziano: L’Amor sacro e l’Amor profano

Allegoria Procedimento retorico, usato non solo in letteratura ma anche nelle arti figurative, grazie al quale si dice, o si scrive, una cosa con l’intenzione di esprimerne un’altra. La parola allegoria, infatti, deriva dal greco e significa letteralmente “dire altro”.

L’allegoria garantisce in questo modo due piani di lettura del discorso: uno esplicito (o letterale), dove le cose sono esattamente quelle che le parole esprimono nel linguaggio comune; e uno invece sottinteso, implicito, dotato però di un significato più profondo di quello apertamente manifestato dalla lettera. Una definizione più circoscritta fa coincidere il concetto di allegoria con la figura retorica della personificazione, attraverso la quale si danno sembianze concrete a significati astratti: uno stato d'animo, un sentimento, un vizio possono essere rappresentati sotto forma di personaggi o oggetti reali.

L’allegoria è un elemento fondante dei testi letterari medievali: alcuni dei maggiori capolavori della letteratura medievale hanno un significato allegorico, come il Roman de la Rose dei poeti francesi Guillaume de Lorris e Jean de Meun, le opere di Dante e Geoffrey Chaucer. Guido Cavalcanti rappresentava come “spiritelli” i sentimenti, le emozioni e le sensazioni provate nello stato di innamoramento; Bono Giamboni vestiva di armi guerriere i vizi e le virtù in perenne conflitto nell’animo umano; Dante, infine, nella Vita nuova (XXXV-XXXIX), dedica canzoni d'amore a una donna “bella” e “gentile”, ma in un passo del Convivio (II, XII) indicherà il valore allegorico di quel passo rivelando l’identità donna-filosofia.

Solo sicure e rigorose chiavi interpretative consentono il trasferimento del significato dal primo piano del discorso, quello letterale, al secondo, quello allegorico. È infatti essenziale conoscere a fondo sia il testo in questione, sia la lingua e lo stile dell’autore, e soprattutto il contesto culturale entro il quale l’opera è stata prodotta. Infatti la relazione tra senso letterale del testo e significato allegorico può risultare incomprensibile per un lettore moderno, ormai estraneo alla sensibilità e all’universo di segni.

Spesso nel Medioevo si mettevano in relazione valori, idee e conoscenze del mondo oggi non immediatamente riconoscibili. Ad esempio, le tracce del divino sono continuamente ricercate nella dimensione della realtà naturale: animali, vegetali e minerali non sono descritti e analizzati solo per conoscere la loro natura, ma anche perché in questa si ritrovano significati divini. La ricchissima tradizione dei bestiari, dei lapidari e degli erbari corrisponde proprio a questa esigenza. In un bestiario, di un animale vengono dapprima descritte le proprietà fisiche e le caratteristiche comportamentali; poi da questi elementi si ricavano le “moralità”, cioè i tratti spirituali: ad esempio, la volpe affamata, per adescare la preda si finge morta e attira su di sé gli uccelli che vorrebbero divorarne il cadavere, ma che si ritrovano ghermiti e azzannati; secondo la lettura allegorica anche il diavolo, esibendo come esca le proprie carni, attira i peccatori e li cattura.

La massima autorità della tradizione dei bestiari è il Fisiologo, un’opera in latino del II secolo, derivata a sua volta da un testo greco e più volte tradotta in molte lingue romanze: le descrizioni zoologiche, che spesso hanno come fonte miti antichissimi, sono ricche di visionaria fantasia.

Tra i più noti romanzi allegorici della letteratura contemporanea figura La fattoria degli animali (1945) di George Orwell.

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