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Struttura articolo
Introduzione; Principali discipline dell’anatomia; Cenni storici; Organizzazione anatomica dei viventi
La storia dell’anatomia moderna inizia nel Rinascimento, con la pubblicazione, nel 1543, dell’opera De Humani Corporis Fabrica dell’anatomista fiammingo Andrea Vesalio. Prima della pubblicazione di questo trattato, gli anatomisti basavano le loro conoscenze sugli scritti di scienziati vissuti più di mille anni prima, come quelli del medico greco Galeno, che si era limitato alla dissezione e all’osservazione di organi animali. Vesalio e altri studiosi del Rinascimento basarono, invece, le loro opere sull’osservazione diretta e la dissezione di cadaveri, ponendo così le basi dell’anatomia moderna.
L’invenzione, avvenuta nel XVI-XVII secolo, del microscopio portò allo sviluppo dell’anatomia microscopica, che può essere distinta in istologia (studio dei tessuti) e citologia (studio delle cellule). Nel XVII secolo l’anatomista italiano Marcello Malpighi compì le prime osservazioni della struttura microscopica di piante e animali. I più importanti anatomisti dell’epoca di Malpighi erano, tuttavia, riluttanti ad accettare l’anatomia microscopica che oggi costituisce, invece, la base dell’anatomia moderna. Oggi le indagini microscopiche si pongono anche l’obiettivo di identificare il rapporto esistente tra la struttura osservata a occhio nudo e quella fornita dal microscopio.
L’anatomia patologica fu fondata, come disciplina scientifica, dal medico italiano Giambattista Morgagni, mentre l’anatomia comparata fu sistematizzata dal naturalista francese Georges Cuvier alla fine del XVIII secolo. Nel XIX secolo l’anatomia fece rapidamente molti progressi di grande portata, in gran parte grazie ai perfezionamenti ottenuti nel campo della microscopia ottica e dei metodi di fissazione e colorazione delle cellule e dei tessuti. Vennero, inoltre, perfezionati i metodi della microtomia, che consentono il taglio dei tessuti in sezioni estremamente sottili. Nel corso del XX secolo l’anatomia microscopica conobbe un ulteriore, importante sviluppo grazie all’introduzione di microscopi dotati di una risoluzione e di un ingrandimento molto superiori a quelli fino ad allora impiegati e, pertanto, in grado di rivelare dettagli prima poco chiari o invisibili. Rispetto al microscopio ottico convenzionale, il microscopio a luce ultravioletta permette, ad esempio, di ottenere un contrasto maggiore, in quanto le lunghezze d’onda di questi raggi sono minori di quelle della luce visibile (il potere di risoluzione di un microscopio è inversamente proporzionale alla lunghezza d’onda della luce impiegata). Questo tipo di microscopio viene anche utilizzato per sottolineare particolari dettagli, grazie all’assorbimento selettivo, da parte dei tessuti, di determinate lunghezze d’onda presenti nell’ultravioletto. L’invenzione del microscopio elettronico, che rispetto al microscopio ottico raggiunge un potere di risoluzione e livelli d’ingrandimento enormemente superiori, ha consentito di esplorare strutture subcellulari prima intoccabili dall’indagine anatomica. Altri microscopi moderni, come il microscopio a contrasto di fase e il microscopio interferenziale, hanno permesso di osservare materiali viventi privi di colorazione artificiale, i quali sarebbero risultati invisibili al microscopio convenzionale.
La scoperta dei raggi X, compiuta dal fisico tedesco Wilhelm Röntgen, ha consentito agli anatomisti di studiare i tessuti e gli apparati all’interno di animali viventi. La prima fotografia ai raggi X, o radiografia, fu realizzata nel 1896 su una mano umana. Le moderne tecniche radiologiche permettono di ottenere immagini tridimensionali dei tessuti molli dei visceri (dopo l’ingestione di particolari liquidi opachi) e di sezioni del corpo, analizzate da fasci di raggi X ed esaminate poi da un computer (vedi Tomografia computerizzata; Tomografia a emissione di positroni). Altre tecniche non invasive comprendono l’uso degli ultrasuoni per ottenere immagini dei tessuti molli (ecografia) e l’applicazione delle tecniche di risonanza magnetica nucleare a scopi diagnostici e di ricerca.
Gli studi anatomici sui viventi hanno permesso di chiarire la loro organizzazione. L’unità fondamentale che costituisce tutti gli organismi è la cellula. A parte i procarioti e i protisti, che sono unicellulari, ossia formati da un’unica cellula, tutti gli altri viventi sono pluricellulari. Negli organismi meno evoluti (tra cui celenterati, ctenofori, alghe, muschi e licheni) si osserva un’organizzazione delle cellule che non prevede la formazione di veri e propri tessuti, ma la tendenza a una certa specializzazione di diversi gruppi cellulari, che possono assumere, ad esempio, un ruolo di assorbimento delle sostanze nutritive o una funzione riproduttiva. A livelli più evoluti, si osserva una vera e propria specializzazione di gruppi cellulari che costituiscono tessuti distinti, ognuno dei quali svolge una determinata funzione. I tessuti si organizzano in organi, ossia in strutture deputate a svolgere un particolare ruolo; a loro volta, gli organi si strutturano in apparati o sistemi, capaci di esplicare funzioni complesse, come la digestione, l’escrezione o la riproduzione. Nell’essere umano, in particolare, gli apparati comprendono: l’apparato digerente; l’apparato escretore; l’apparato riproduttore; l’apparato respiratorio; l’apparato circolatorio; il sistema immunitario; il sistema linfatico; il sistema endocrino; il sistema nervoso; l’apparato scheletrico; l’apparato muscolare.
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