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  • Friedrich Hölderlin

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Hölderlin, Friedrich

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Hölderlin: Il canto del destinoHölderlin: Il canto del destino

Hölderlin, Friedrich (Lauffen am Neckar, Württemberg 1770 - Tubinga 1843), poeta tedesco, importante punto di raccordo tra la scuola classica e quella romantica. La sua lirica, rimasta a lungo nell’oblio, fu rivalutata all’inizio del XX secolo.

Hölderlin ricevette un’educazione improntata allo spirito pietista e venne indirizzato alla teologia, che studiò dal 1788 al 1793 all’Università di Tubinga, dove entrò in contatto con i filosofi G.W.F. Hegel e Friedrich Schelling. Nel 1793 divenne pastore, ma anziché intraprendere la carriera ecclesiastica chiese all’amico Friedrich Schiller, che aveva pubblicato nei periodici da lui diretti alcuni dei suoi versi giovanili, di procurargli un incarico di insegnante. Entrato nel 1796 nella casa del banchiere Gontard come precettore dei figli, Hölderlin ebbe una storia d’amore con la moglie del suo datore di lavoro, Suzette, riconoscibile nel personaggio di Diotima delle poesie e del romanzo epistolare Iperione.

Costretto ad allontanarsi dalla casa di Gontard, Hölderlin si trasferì a Homburg von der Höhe, dove diede forma definitiva al suo stile poetico. Nel 1802 si manifestarono i primi sintomi di quella malattia mentale che lo avrebbe afflitto per il resto della vita; nel 1807, dopo un periodo di ricovero in clinica a Tubinga, fu affidato alle cure di un falegname, un certo Zimmer, che lo accudì fino alla morte. Hölderlin continuò a scrivere firmandosi (a partire dal 1828) Scardanelli.

La sua poesia, pervasa da un’intensa soggettività, è tuttavia esemplare della misura e dell’equilibrio tipici della produzione classica greca. Sottraendosi alla rima, Hölderlin usò la forma poetica più duttile del verso libero. Oltre che al romanzo Iperione o l’eremita in Grecia (1797-1799), storia di un combattente per la libertà della Grecia, e alla tragedia incompiuta La morte di Empedocle (1798-1800), la sua fama è legata alle liriche; tra le più celebri si ricordano Alla speranza e Il cantore cieco, raccolte nei Canti notturni (1805) insieme con altri sette componimenti. Al poeta si dovettero anche le traduzioni delle tragedie Edipo e Antigone, di Sofocle.

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