![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Introduzione; Strumento di divinazione; Infrazione alla norma e al potere costituito; Varietà dei giochi d’azzardo; Il gioco d’azzardo e la legge
Gioco d’azzardo Gioco nel quale si arrischia per scommessa una somma di denaro o altra posta ingente o, talvolta, addirittura letale, a fini di lucro. Lo stato mentale che muove la pulsione del giocatore d’azzardo (superstizione, aggressività, gusto della vertigine, incontrollata attrazione a sfidare l’ignoto e i limiti della vita) è sempre stato oggetto di interesse da parte di scrittori e narratori; magistrali, seppure prese da angolature differenti, sono le descrizioni rese da Fëdor Dostoevskij nel Giocatore, da Edgar Allan Poe in William Wilson, da Stefan Zweig nelle Ventiquattr’ore della vita di una donna e, in relazione alla dialettica di azzardo e regole linguistiche che governa la creazione poetica, da Stéphane Mallarmé nel suo poemetto Un coup de dès ne jamais abolira l’hazard.
Tracce di gioco d’azzardo sono state individuate dagli storici nelle culture di tutti i tempi, e gli antropologi ne hanno trovato testimonianze nelle popolazioni primitive. Agli uomini primitivi il mondo doveva apparire come un luogo misterioso governato da forze sovrannaturali che manifestavano disappunto o soddisfazione, malevolenza o favore attraverso eventi casuali oltre che attraverso gli esiti della caccia, della guerra e dei giochi in generale. Tra gli strumenti di divinazione erano spesso inclusi oggetti simbolici utilizzati nei giochi (ma anche oggi un solitario con le carte può essere fatto in modo superstizioso, e vengono utilizzati a scopo divinatorio i tarocchi).
Con il mutare del rapporto tra uomo e ambiente, cambiò anche l’atteggiamento nei confronti del gioco d’azzardo, che divenne un passatempo, uno svago, anche se la convinzione che il giocatore fortunato sia favorito dagli dei non scomparve del tutto. Si è portati pertanto a ritenere che la propensione al gioco d’azzardo derivi, in ultima analisi, da un naturale atteggiamento che porta l’individuo a stabilire, controllare e violare i limiti dell’ambiente nel quale vive. Non sorprende che i regimi nei quali il potere costituito (politico o religioso) pretende di esercitare il controllo assoluto sui cittadini esercitino la maggiore forma di pressione o di controllo su ogni forma di gioco. Nell’antichità le classi sociali più elevate erano solite associare al gioco d’azzardo il concetto di bizzarria e licenziosità. Nel Medioevo le autorità cattoliche promossero crociate contro i giochi d’azzardo e i giochi in generale, in quanto li consideravano strumenti diabolici; i rabbini delle comunità ebraiche misero al bando i dadi; anche l’islamismo, il confucianesimo e alcune Chiese protestanti vietarono le pratiche d’azzardo; ancora recentemente gli ayatollah iraniani vietarono addirittura il gioco degli scacchi.
Nelle odierne società occidentali, i giochi d’azzardo sono praticati in quasi tutti gli stati in un’ampia varietà di forme. Particolarmente diffuse sono le scommesse sulle corse dei cavalli (vedi Ippica), sulla boxe e sulla maggior parte degli incontri sportivi a squadre. Alcuni giochi d’azzardo sono autorizzati o controllati o gestiti dallo Stato, come le lotterie (il lotto e il “gratta e vinci”) e i concorsi con totalizzatore come il totocalcio, il totogol, il totip ecc.; altri sono permessi in circostanze particolari, ad esempio nei casinò.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |