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Concili di Nicea Due concili ecumenici della cristianità, tenuti a Nicea, città dell’antica Bitinia, in Asia Minore.
Tenuto nel 325, fu il primo concilio ecumenico e venne convocato dall’imperatore Costantino I per risolvere la controversia ariana (vedi Arianesimo) sulla natura di Cristo; a esso parteciparono 318 vescovi dell’impero su 1800. Il simbolo niceno, che definiva la consustanzialità del Figlio col Padre, venne accolto come posizione ufficiale della Chiesa circa la divinità di Cristo. Il concilio stabilì anche la celebrazione della Pasqua la domenica successiva alla Pasqua ebraica, e riconobbe al vescovo di Alessandria un’autorità sulla Chiesa d’Oriente simile a quella semipatriarcale del vescovo di Roma, il papa. Da questa proclamazione di autorità nacquero i patriarcati.
Convocato nel 787 da Irene, imperatrice d’Oriente, fu il settimo concilio ecumenico; a esso parteciparono 350 vescovi, soprattutto bizantini. Malgrado le obiezioni degli iconoclasti (vedi Iconoclastia), il concilio ammise la venerazione delle immagini e ordinò che queste venissero ripristinate nelle chiese dell’impero.
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