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Pakistan

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Pakistan: bandiera e innoPakistan: bandiera e inno
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7.1

I primi anni dell’indipendenza

Il primo governo indipendente del Pakistan fu affidato a Muhammad Alì Jinnah che guidò il paese fino al 1948, anno della sua morte. Il nuovo paese si sforzò di organizzare l’apparato statale e le forze armate e di trovare una sistemazione idonea per i rifugiati. Cercò inoltre di stabilire buoni rapporti con gli Stati Uniti, compromettendo così le relazioni con l’URSS. Dallo squilibrio esistente tra le due zone che componevano il paese – il Bengala Orientale, la meno estesa e la più densamente popolata, e il Pakistan Occidentale – derivarono ulteriori tensioni. Le rivendicazioni di autonomia del Bengala Orientale incontrarono l’opposizione di Iskander Mirza, alla guida della provincia dal 1954. Nel 1955 una nuova Assemblea costituente sancì l’integrazione delle quattro province del Pakistan Occidentale in un’unica unità politico-amministrativa.

Nel 1956 Mirza fu eletto presidente del nuovo stato federale del Pakistan, che comprendeva le province del Pakistan Orientale (cioè il Bengala Orientale) e del Pakistan Occidentale. La situazione politica rimase tuttavia instabile per i forti contrasti tra le forze politiche e per il proliferare dei nuovi partiti. Nel 1958 Mirza abrogò la Costituzione, sciolse il Parlamento e proclamò la legge marziale; tuttavia, dopo pochi giorni fu sostituito dal generale Muhammad Ayub Khan.

7.2

Gli anni di Ayub

Ayub governò il paese per circa un decennio, durante il quale vennero distribuiti circa 900.000 ettari di terra a 150.000 affittuari; queste riforme non modificarono tuttavia i rapporti di tipo feudale esistenti nelle campagne.

I cambiamenti più significativi furono apportati dall’istituzione del sistema delle “democrazie fondamentali”, che vide l’elezione di circa 80.000 consiglieri a capo delle aree rurali o urbane; essi costituivano il corpo elettorale per le elezioni del presidente e delle assemblee nazionali e provinciali. Ayub varò inoltre alcune leggi sul diritto di famiglia, imponendo restrizioni alla poligamia e al divorzio e rafforzando il diritto ereditario per le donne e i minori. Per lungo tempo il paese mantenne buoni rapporti con gli Stati Uniti, fino al 1965, quando scoppiò un nuovo conflitto con l’India per il Kashmir e il governo americano sospese gli aiuti economici e militari a entrambi i paesi. L’URSS intervenne come paese mediatore, invitando Ayub e il primo ministro indiano Lal Bahadur Shastri a Taškent. In base ai termini dell’accordo lì firmato nel 1966, i due stati ritirarono le proprie armate e ripristinarono le relazioni diplomatiche, economiche e commerciali.

L’accordo di Taškent e il conflitto del Kashmir suscitarono malcontento tra la popolazione del Pakistan e risentimento verso il presidente. Il ministro degli Esteri Zulfikar Alì Bhutto si dimise, criticando severamente la perdita del Kashmir e la dittatura di Ayub, che rassegnò le dimissioni nel marzo del 1969. I poteri passarono al comandante in capo dell’esercito, il generale Muhammad Yahya Khan, il quale divenne presidente e istituì la legge marziale.

7.3

La guerra civile

Nelle elezioni del 1970 la Lega Awami dello sceicco Mujibur Rahman conquistò la maggioranza dei seggi nell’Assemblea nazionale. Sia il Partito del popolo pakistano (PPP), formato da Bhutto nel 1967 e maggioritario nel Pakistan occidentale, sia il presidente Yahya Khan si opposero alla costituzione di un governo della Lega Awami. In seguito alla crisi politica che ne seguì, il Bengala rispose proclamando la propria indipendenza e dichiarando la nascita del Bangladesh. L’intervento dell’esercito pakistano contro i secessionisti provocò un elevatissimo numero di vittime tra la popolazione civile e un massiccio esodo verso l’India, che intervenne in sostegno del Bangladesh. La guerra si concluse con la resa dell’esercito pakistano e il trasferimento dei poteri di Yahya Khan a Bhutto. In segno di protesta nei confronti dell’atteggiamento tenuto dalla Gran Bretagna durante il conflitto, il Pakistan si ritirò dal Commonwealth, tornando a farne parte solo nel 1989. Bhutto riconobbe il Bangladesh nel 1974.

7.4

Il governo di Bhutto

Bhutto nazionalizzò le industrie di base, le compagnie di assicurazione, le banche e rese pubblici gli istituti scolastici. Promosse alcune modeste riforme agrarie a beneficio degli affittuari e limitò i poteri decisionali dell’esercito, destinando in cambio circa il 6% del PIL alla difesa. Nel 1973 l’Assemblea nazionale adottò la quinta Costituzione del paese dalla sua indipendenza e Bhutto divenne primo ministro, mentre Fazal Elahi Chaudhry lo sostituì in qualità di presidente. Il programma di nazionalizzazione e le riforme agrarie suscitarono le proteste dei conservatori, mentre i leader religiosi vedevano nella politica di Bhutto una minaccia per l’Islam.

Alla mancanza di dialogo con l’opposizione si aggiunse la messa in atto di una politica fortemente repressiva nei confronti dell’emergere di istanze separatiste, soprattutto nel Belucistan, e il governo di Bhutto continuò a operare tra forti contrasti. In occasione delle elezioni del 1977 nove partiti d’opposizione si unirono nell’Alleanza nazionale pakistana (ANP). Alla schiacciante vittoria del PPP, l’ANP reagì boicottando le elezioni provinciali e organizzando la protesta in tutto il paese.

7.5

Il regime di Zia

Nel settembre del 1977 un colpo di stato dei militari guidati dal generale Muhammad Zia Ul-Haq portò all’arresto di Bhutto e all’istituzione della legge marziale. Nel settembre del 1978 il generale Zia fu nominato presidente della Repubblica. Bhutto fu condannato a morte e giustiziato il 4 aprile del 1979. La Costituzione del 1973, prima emendata, fu del tutto sospesa nel 1979.

Il nuovo regime beneficiò del sostegno dei partiti islamici, che in cambio ottennero l’introduzione di riforme di segno religioso. Zia impose infatti nel paese la legge islamica (vedi Islam: la shariah e i riti), assegnando alle madrase (le scuole coraniche) un importante ruolo nel sistema educativo del paese; furono inoltre stabilite pene severissime per l’adulterio e il consumo di alcolici.

L’invasione sovietica dell’Afghanistan nel dicembre del 1979 coinvolse pesantemente il Pakistan (vedi Guerra dell’Afghanistan); in pochi anni tre milioni di profughi afghani si rifugiarono lungo il confine tra i due paesi, mentre la resistenza afghana vi stabilì le sue basi. Per il ruolo strategico che rivestì nel conflitto civile afghano, il Pakistan godette dell’assistenza e del sostegno economico dei paesi occidentali e arabi schierati contro il regime filosovietico di Kabul.

Nel 1984 un referendum approvò sia la politica di islamizzazione del paese sia la proroga della presidenza di Zia fino al 1990; nel 1985 si svolsero nuove elezioni (cui presero parte solo i partiti approvati dal regime), in seguito alle quali si insediò un governo civile che avviò una cauta liberalizzazione. Nel maggio del 1988, a causa di forti contrasti istituzionali, Zia destituì il governo e indisse nuove elezioni, ma tre mesi più tardi perse la vita in un oscuro incidente aereo.

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